“ Ripensare l’Europa ed il Mediterraneo”:

Il prossimo 25 Marzo ricorre il 60° anniversario dei trattai di Roma che diedero vita alla CEE.   Due anni fa fummo tra gli organizzatori del 60° della Conferenza di Messina, che precedette e preparò l’appuntamento di Roma, dal quale partì il processo comunitario per L’Europa.   Quella costruzione complessa e difficile, pur centrata su mercato e moneta, trattati e patti jugulatori, ha garantito 60 anni di Pace, un mercato comune, la libera circolazione delle persone, l’interscambio culturale formativo attraverso i progetti Erasmus, una serie di altre conquiste civili.   Ha tentato, con il processo di Barcellona 95, soffocato peraltro sul nascere e sepolto con la seconda conferenza di Lisbona 2006, l’apertura ai Paesi del Mediterraneo attraverso un partenariato formalmente improntato al Co-sviluppo, sia pure in un’ottica condizionata dalle logiche della globalizzazione montante, che l’hanno spinta, a subire l’egemonia tedesca e ad attestarsi su una politica di austerità suicida.   Oggi se non cambia rapidamente, finisce.   Stretta, com’è, nella morsa tra il Caos mediorientale e le picconate degli USA di Trump, squassata dalla crisi economica, in balia di un neoliberismo e di una globalizzazione in crisi profonda e del ritorno di un nazionalismo che si annuncia, se possibile, peggiore dell’apartheid della globalizzazione.   A Roma il 25 Marzo ci saranno i capi di Stato e di Governo dei Paesi dell’Unione per celebrare i Trattai istitutivi della CCE di 60 anni fa.   L’establishment, insomma, fautore della globalizzazione neoliberista, dell’austerità, insabbiatore della Carta fondamentale dei diritti entrata in vigore a dicembre 2009, con lo stesso effetto giuridico dei trattati dell’Unione e regolarmente disattesa.   Ci saranno i cosiddetti sovranisti, i razzisti, i fautori del ritorno alle piccole patrie ed ai nazionalismi che invocano e costruiscono muri, alimentano paure verso gli immigrati, sempre più importanti per vita stessa dell’Europa, ignorando e tacendo le cause e le responsabilità di un fenomeno biblico inarrestabile, diventato strutturale, che va governato con intelligenza e lungimiranza.   E ci saremo anche noi.   Tutti quelli che provano a “RIPENSARE L’EUROPA E IL MEDITERRANEO” e cercano tutte le vie praticabili per cambiare questa insostenibile UNIONE Intergovernativa, dove l’unico governo politico è affidato ad una banca, la Bce, e gli Stati membri sono, per giunta, pesantemente menomati nelle loro prerogative costituzionali in materia di politica economica e sociale. Che guardano ad un’Europa Accogliente, Unita e Solidale, aperta a tutti popoli del Mediterraneo.   Un ‘Europa che rinasca dalle grandi reti di associazioni e movimenti sociali, delle Città, delle Comunità ed Istituzioni locali, che si battono ed operano per la pace e i diritti, la dignità ed il benessere delle persone in qualunque posto del mondo si trovino. Un’Europa che lotta contro le guerre, il terrorismo, il saccheggio delle risorse ambientali proprie e altrui, ne denuncia le cause, accoglie e aiuta ad inserire i migranti nel rispetto della loro cultura e dei loro diritti.   Nel quadro delle iniziative del 23 24 e 25 noi stiamo lavorando per costruire, il 24 Marzo, un incontro  sul tema :   “ Ripensare l’Europa ed il Mediterraneo”:   Per cambiare e salvare l’Europa, partendo dalle associazioni, le reti, i movimenti sociali le Città i Sindaci, le Comunità e le Istituzioni Locali Europee dell’Accoglienza, le associazioni dei migranti. Una iniziativa che si colloca nel quadro dell’appello LA NOSTRA EUROPA UNITA DEMOCRATICA SOLIDALE, che invitiamo a sottoscrivere ed a divulgare al massimo. SEM- SinistraEuroMediterranea Forum ITaloTunisino per la Cittadinanza Mediterranea   Roma 4 febbraio 2017
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LA NOSTRA EUROPA UNITA DEMOCRATICA E SOLIDALE

LA NOSTRA EUROPA UNITA DEMOCRATICA E SOLIDALE   In occasione dei sessanta anni dalla firma dei trattati di Roma ci riuniamo, consapevoli che, per salvare l'Europa dalla disintegrazione, dal disastro sociale ed ambientale, dalla regressione autoritaria, bisogna cambiarla.   Un grande patrimonio comune, fatto di conquiste e avanzamenti sul terreno dei diritti e della democrazia, si sta disperdendo insieme allo stato sociale, a speranze e ad aspettative.   Negli ultimi anni, con trattati ingiusti, austerità, dominio della finanza, respingimenti, precarizzazione del lavoro, discriminazione di donne e giovani, anche in Europa sono cresciute a dismisura diseguaglianza e povertà.   Oggi siamo al bivio: fra la salvezza delle vite umane o quella della finanza e delle banche, la piena garanzia o la progressiva riduzione dei diritti universali, la pacifica convivenza o le guerre, la democrazia o le dittature. Crescono sfiducia, paure ed insicurezza sociale. Si moltiplicano razzismi, nazionalismi reazionari, muri, frontiere e fili spinati.   Un'altra Europa è necessaria, urgente e possibile e per costruirla dobbiamo agire. Denunciare le politiche che mettono a rischio la sua esistenza, esigere istituzioni democratiche sovranazionali effettivamente espressione di un mandato popolare e dotate di risorse adeguate, il rispetto dei diritti sanciti dalla Carta dei Diritti Fondamentali, difendere ciò che di buono si è costruito, proporre alternative, batterci per realizzarle, anche nel Mediterraneo e oltre i confini dell'Unione.   Ci vuole un progetto di unità europea innovativo e coraggioso, per assicurare a tutti e tutte l’unico futuro vivibile, fondato su democrazia e libertà, diritti e uguaglianza, riconoscimento effettivo della dimensione di genere, giustizia sociale e climatica, dignità delle persone e del lavoro, solidarietà e accoglienza, pace e sostenibilità ambientale.   Dobbiamo essere in grado di trasformare il "prima gli italiani, gli inglesi i francesi”, in “prima noi tutte e tutti", europei del nord e del sud, dell'est e dell'ovest, nativi e migranti,  uomini e donne.   Ripartiamo da qui, da Roma, uniti e solidali, per costruire quel campo che, oltre le nostre differenze, nel nostro continente e in tutto il mondo, sappia essere all'altezza della sfida che abbiamo di fronte.    Invitiamo ad aderire a questo appello, a promuovere e inserire in questa cornice comune eventi e appuntamenti nel prossimo periodo in Italia e in tutta Europa, a essere a Roma il 23.24.25 marzo per mobilitarci in tante iniziative, incontri, azioni, interventi nella città e realizzare una grande convergenza unitaria.   Il comitato organizzatore      
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Il Ministro Alfano a Tunisi

Oggi il Ministro degli esteri italiano Angelino Alfano sarà a Tunisi  per una serie di incontri istituzionali con le principali Autorità del Paese. Da quel che si legge nelle notizie di agenzia saranno  trattati i principali dossier bilaterali,  ma l’attenzione particolare sarà focalizzata su lotta comune al terrorismo, situazione libica e gestione dei flussi migratori. La sua visita segue quella del ministro degli interni Marco Minniti  che col suo omologo ministro tunisino, Hedi Majdoub ha affrontato i temi della sicurezza del Mediterraneo e dell’immigrazione. I due incontri sono indubbiamente momenti importanti che mirano a rinsaldare rapporti consolidati tra due Paesi di lunga amicizia e di interessi comuni. Due Paesi dirimpettai, legati da antica storia, che si trovano in due punti nodali delle sponde nord e sud del Mediterraneo. Entrambe attraversate da profonde crisi di sistema . Una , La Tunisia , collocata al punto più esterno di un’area vastissima, quella che va dalle sponde meridionali del Mediterraneo al Sahel  al Corno d’Africa, e dalla penisola arabica all’Hindu Kush,  sprofondata nel caos generato da guerre e terrore divenuti strumenti permanenti degli scontri di potere, per  la ricchezza, il posizionamento geo-strategico, gli interessi egemonici delle varie potenze regionali musulmane nel quadro geopolitico della globalizzazione e delle partite giocate nella scacchiera geostrategica dalle grandi potenze. L’altra, l’Italia , collocata nella estrema parte meridionale di un’Unione Europea attraversata da una perdurante  crisi economica ed identitaria, che ne mette in discussione valori principi , umanità, unità .  I morti del Mediterraneo , un mare stupendo, diventato un cimitero, la guerra ai suoi confini con la Russia, il terrorismo interno ed importato, gli squilibri territoriali, il decadimento demografico, le drammatiche e fallimentari politiche di austerità economica e  lo smantellamento del mitico welfare, ne hanno mutato assetto, natura, capacità propositiva. In questi due scenari diversi ma originati da una identica matrice, con due governi non in piena salute, gli spazi di manovra per entrambi si riducono al minimo  sindacale. Ma quel che è peggio è che si muovono, sui temi oggetto degli incontri, dentro logiche e scenari vecchi provando a contenere fenomeni ( terrorismo e migrazioni ) dei quali non si denunciano a sufficienza e non si combattono le cause, sia pur  nei limiti delle possibilità di due Paesi di  modesto peso geostrategico. Terrorismo e migrazioni, si combattono efficacemente solo se si pone fine alle guerre, se l’Europa , l’occidente e il resto del mondo tecnologicamente avanzato la smettono di vendere armi  a dittatori e a terroristi, di sostenere e armare paesi  che alimentano e sostengono i terroristi, per autoconservazione, come l’Arabia Saudita. Se  la smettono con l’imposizione di accordi  commerciai e di libero scambio che smantellano le economie locali, a partire da quelle agricole,  nella logica dominante della globalizzazione e di un liberismo selvaggio che impone gli interessi dei più forti. Se oltre a quella dei capitali rendono libera la circolazione delle persone, facilitano la scelte di studio all’estereo degli studenti, facilitano i rapporti tra le organizzazioni dell’associazionismo sindacale, culturale, civile e sociale , che rappresenta la forza vera di Italia e Tunisia. In entrambi i Paesi il protagonismo sociale ha conquistato e difeso la democrazia,  i beni comuni, i diritti, la dignità delle persone. Sono passati sei anni dalla rivoluzione della dignità tunisina  e se quei valori sono stati difesi, affermati e sanciti in una bella costituzione il merito principale va agli uomini e alle donne tunisine,  che pure in una situazione di crescente difficoltà hanno saputo tenere alta e difendere quella bandiera. Nello steso periodo di tempo in Italia è stata difesa l’acqua pubblica  e  la Costituzione repubblicana ci si è battuti per politiche inclusive di accoglienza rispettose della dignità delle persone,  la libera circolazione delle persone la costruzione di una comunità e di una cittadinanza Mediterranea. Tunisia ed Italia possono essere il punto su cui far leva per costruire un altro rapporto tra i popoli dei Paesi che vivono sulle sponde dei Paese  bagnate da un mare pieno storia, di tristezza, di allegria e di magie, come spingevano a fare i due grandi Forum Sociali mondiali di Tunisi del 2013 e del 2015. Di questo non parleranno i due ministri degli esteri. Non ne hanno il potere e la convinzione politica. Speriamo almeno che si snelliscano rapporti e procedure burocratiche che regolano il libero movimento e  scambio in tutti i campi dallo studio , al lavoro , dal turismo, alla cooperazione. Mimmo Rizzuti Presidente  Forum Italo Tunisino per la cittadinanza Mediterranea    
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UN PRODOTTO TOSSICO INVADE L'EUROPA DICHIARAZIONE DEL MOVIMENTO EUROPEO

MOVIMENTO EUROPEOCONSIGLIO ITALIANO________________________________________________________________________________________________UN PRODOTTO TOSSICO INVADE L'EUROPADICHIARAZIONE DEL MOVIMENTO EUROPEO Un prodotto tossico invade l’Europa. Esso provoca intolleranze, sentimenti incontrollati di paura,reazioni violente e aggressività. Il prodotto tossico si chiama “disinformazione” e riguarda letrasmigrazioni che passano dal continente africano – per decenni devastato anche dagli europei – alcontinente europeo ma coinvolge anche l’America Latina, l’Asia e l’Oceania. Queste trasmigrazionihanno reso drammaticamente desueta la Convenzione di Ginevra “per la protezione delle personecivili in tempo di guerra” che appare ora inefficace di fronte alle nuove ragioni che costringonopersone a fuggire da guerre, disastri ambientali e violenze tribali.Ci sono nel mondo più di sedici milioni di rifugiati di cui i tre quarti hanno trovato asilo fuoridall’Europa mentre nell’UE essi non superano l’1% della popolazione residente. Per dare untermine di paragone, l’Europa – che è solo in parte terra di immigrazione (legale, illegale, dirichiedenti asilo) – è stata per decenni terra di emigrazione: dal 1836 al 1914, trenta milioni dieuropei hanno cercato e trovato accoglienza negli USA. Secondo l’UNHCR dal 1° gennaio al 30settembre 2016 gli sbarchi in Europa sono diminuiti del 42% (da 500.042 a 300.927 di cui 166.749in Grecia e 131.702 in Italia) mentre è spaventosamente aumentata (23%) la carneficina nelMediterraneo.Non funziona la politica di ricollocazione fra paesi membri: una percentuale minima di rifugiaticambia Stato di accoglienza con decisioni che ignorano spesso la loro volontà e le esigenze diricongiungimento familiare e sociale. Non potrà funzionare il Regolamento di Dublino secondo laproposta della Commissione se non si modificheranno sostanzialmente i suoi elementi essenzialipassando dallo stato di emergenza a quello di permanenza, se non sarà sancito il carattere vincolantedel principio di solidarietà e se non ci sarà un’efficace protezione e accoglienza dei minori nonaccompagnati. Non c’è ancora vera gestione europea delle trasmigrazioni alle frontiere dell’UE, ilche rende difficile il controllo da parte degli Stati di prima accoglienza e rischia di renderepermanente la sospensione degli accordi di Schengen. Non esistono strumenti finanziari adeguatiper aiutare gli Stati a promuovere ed eseguire politiche di accoglienza, inclusione e sviluppo disocietà interculturali fondate sulla convivenza e il rispetto dell’altro.Il Movimento europeo ha deciso di avviare un’urgente azione con tutti i suoi membri collettivi:- per combattere la disinformazione in tema di immigrazione e asilo- per ottenere una revisione della proposta di modifica del Regolamento di Dublino,presentata dalla Commissione, nel senso indicato più sopra- per chiedere la revisione e l’accelerazione delle procedure che determinano chi ha diritto diasilo e delle misure di accoglienza- per far inserire nelle direttive europee il diritto di circolazione per ricerca di lavoro e ildiritto di asilo previsti dalla Carta dell’ONU- per lanciare, insieme alle organizzazioni che operano a favore dei rifugiati, un’iniziativainternazionale volta a modificare la Convenzione di Ginevra- per far riorientare a favore dell’accoglienza una parte significativa delle spese di coesioneregionale, sociale e territoriale destinate a società inclusive, diverse e plurali dando lapriorità allo sviluppo delle aree interne- per ottenere una vera e propria politica di cooperazione allo sviluppo verso l’Africa chedistingua paesi a regime democratico e paesi dove i diritti dell’Uomo sono costantementeviolati.Roma, 26 ottobre 2016
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