Articoli filtrati per data: Martedì, 03 Settembre 2013

OBAMA IN BILICO War games, pretesti senza obiettivi ARTICOLO - GIULIANA SGRENA

OBAMA IN BILICOWar games, pretesti senza obiettiviARTICOLO - GIULIANA SGRENA Obama ha annunciato l'intervento militare in Siria ma prende tempo. Vuole avere la copertura del Congresso. Ma forse non solo. Intanto il Segretario di stato Kerry tiene alta la tensione accusando Assad di essere come Saddam o Hitler. Le navi da guerra - compresa la portaerei nucleare Nimitz - si avvicinano mentre continuano le manifestazioni contro la guerra.Un anno fa il presidente statunitense aveva fissato la «red line», l'uso di armi chimiche, che Assad non doveva superare. Le armi chimiche sono state usate, non serve aspettare il rapporto degli osservatori, non serve sapere chi le ha usate, gli Stati uniti devono intervenire.Eppure non c'è la determinazione dei tempi dell'Afghanistan o dell'Iraq: certo, alla Casa bianca non c'è più Bush ma Obama, ma non è solo questo. Per l'intervento in Siria si è trovato il pretesto ma non è chiaro l'obiettivo. Un pretesto, perché non esiste la certezza su chi abbia effettivamente usato le armi chimiche: Assad è un brutale dittatore ma sapeva bene che questo sarebbe stato il motivo per l'intervento occidentale e allora è stato così avventato da sfidare la sorte? Peraltro Assad in questo momento non si trova alle strette, ha riconquistato alcune zone controllate dai «ribelli» armati, ha superato il momento militarmente più critico. Sono certamente più interessati al promesso intervento occidentale i gruppi dell'opposizione. Possono essere stati loro a usare le armi chimiche? Non è impossibile, i siti di produzione siriani sono sparsi in tutto il paese, anche nelle zone fuori del controllo di Assad. Inoltre lo scorso 29 maggio la Direzione generale di sicurezza turca durante un'operazione ad Adana (sud della Turchia) contro cellule di Jabhat al Nusra, i più feroci tra i combattenti in Siria contro Assad, aveva intercettato 2 kg di Sarin, di cui non aveva individuato la provenienza (notizia pubblicata dal giornale turco Zaman, 30 maggio 2013). E Carla Del Ponte membro della commissione d'indagine sulla violazione dei diritti umani in Siria ha dichiarato alla Tv svizzera: «È evidente che il Sarin... è stato usato dai guerriglieri dell'opposizione».In attesa delle conclusioni degli osservatori Onu, che arriveranno solo tra due settimane, si prepara la guerra in difesa della Convenzione sulla proibizione dell'uso delle armi chimiche. Chissà se gli iracheni riusciranno a portare davanti alla giustizia internazionale coloro (Usa, in primis) che hanno usato il fosforo bianco contro la popolazione di Falluja.Evidentemente le armi chimiche sono solo un pretesto, qual è l'obiettivo di un intervento americano?C'è chi negli Usa sostiene che occorre intervenire per abbattere Assad, ma non è certo che questo convenga a Obama: il fronte dell'opposizione è composito e al suo interno negli ultimi tempi ha conquistato sempre maggiore peso quel famigerato Fronte al Nusra (legato ad al Qaeda) che farebbe rimpiangere persino Assad. A parte l'alleanza contro natura tra Obama e al Qaeda, come ha sottolineato Robert Fisk in un suo articolo.Più verosimilmente l'obiettivo di Obama potrebbe essere quello di ridurre il potere di Assad in vista di un eventuale negoziato senza favorire la vittoria dell'imbarazzante opposizione. Un equilibrismo difficile da mantenere quando entrano in gioco armi sofisticate e poco intelligenti.http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/in-edicola/manip2n1/20130903/manip2pg/03/manip2pz/345253/
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DUE COSE A MARCHIONNE . Il Manifesto. EDITORIALE - PIERGIOVANNI ALLEVA

DUE COSE A MARCHIONNEEDITORIALE - PIERGIOVANNI ALLEVA Il comunicato con cui la Fiat ha annunciato da una parte che si adeguerà alla sentenza della Corte Costituzionale, consentendo alla Fiom di formare le Rsa con piena funzione dei diritti sindacali e dall'altra che auspica l'approvazione di una legge per la rappresentanza e rappresentatività sindacale può essere considerato una pietra miliare: punto di arrivo, dunque, ma anche di partenza.La Fiom può certo andare orgogliosa per aver dato l'impulso decisivo in direzione di una legge che regoli la materia. Ma proprio per questo è opportuno e necessario individuare da subito alcuni «punti caldi» di un futuro testo legislativo.1) È stato conquistato il principio oggi sancito anche dall'accordo 28 giugno 2011 che rappresentatività e potere negoziale sono inscindibili: non potrà più accadere che il sindacato più rappresentativo resti escluso dal negoziato e che si pretenda che un contratto di «minoranza» valga per tutti i lavoratori di un'azienda. Ma attenzione a non cadere ora nell'errore opposto e varare così una previsione legislativa che renda onnipotente l'associazione sindacale maggioritaria stabilendo, ad esempio, che il contratto nazionale o aziendale stipulato dalla maggioranza dei sindacati sia obbligatorio per tutti i lavoratori, anche iscritti a sindacati dissenzienti. Questo sarebbe giuridicamente impossibile per i contratti nazionali senza prima cambiare l'articolo 39 seconda parte della Costituzione, mentre per i contratti aziendali sarebbe comunque un errore immotivato da cui ad esempio si è tenuto lontano l'accordo del 28 giugno. I commi 4 e 5 hanno stabilito nella sostanza che una valenza generale dell'accordo aziendale deve far capo comunque alla partecipazione di ogni lavoratore: o in quanto elettore Rsu se è la Rsu a firmare l'accordo aziendale, o in quanto votante in referendum confermativo se sono state alcune Rsa a concludere l'accordo. E così anche per il contratto collettivo nazionale di lavoro l'approvazione referendaria potrà essere - comunque previo ritocco della previsione costituzionale - la giustificazione finale vera dell'efficacia generale. 2) Il diritto di sciopero non può essere messo in discussione o limitato dall'efficacia generale e dall'esigibilità degli accordi. Il diritto di sciopero resta un diritto pubblico costituzionale di libertà dell'individuo che si muove su un piano diverso da quello degli obblighi discendenti da un contratto ed è molto simile, per intendersi, al diritto di esternazione o manifestazione del pensiero. Se dunque il dottor Marchionne pensa che dalla legge che ora auspica possa discendere un nuovo scenario autoritario ovvero una ricetta per la quale basterebbe che una o più Rsa abbia una maggioranza per applicare il contratto da loro firmato a tutti i lavoratori e poter reprimere disciplinarmente eventuali dissidenti scioperanti è opportuno sappia che su quella strada troverebbe ancora l'opposizione fermissima dei sindacati, dei politici e dei giuristi che credono davvero nella democrazia sindacalehttp://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/in-edicola/manip2n1/20130903/manip2pg/01/manip2pz/345238/
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