Articoli filtrati per data: Lunedì, 28 Ottobre 2013

Richiedenti asilo e rifugio. Le tragedie del Mediterraneo. L'assoluta indadeguatezza dell'Europa

TPier-Virgilio Dastoli pubblicato sulla Sem Sinistra Euromediterranea23 ore faIl Consiglio europeo svoltosi il 24 e 25 ottobre a Bruxelles ha espresso"profonda tristezza " per la tragedia di Lampedusa , impegnandosi,sulla base dei principi della solidarietà ' e dell'equa ripartizione delle responsabilita' a mettere in atto azioni di prevenzione e protezione per evitare la perdita di nuove vite in mare. Tuttavia il problema centrale posto dall 'Italia ,con il sostegno ... dei paesi del sud Europa, mirante ad ottenere la comunitarizzazione delle politiche di asilo e di immigrazione ,viene rinviato senza specifici impegni al 2014. Il presidente del consiglio Enrico Letta,nonostante l'innegabile sforzo profuso dalla delegazione italiana nell'affrontare il tema migratorio nel consiglio europeo, porta a casa una dichiarazione di principio e qualche aereo in più per pattugliare il mediterraneo con Frontex.Purtroppo ancora una volta la risposta europea e' insufficiente ed evasiva e sembra non cogliere il vero nodo politico della questione.Se diamo un'occhiata a quanto sta avvenendo nei paesi della sponda sud,ci troviamo di fronte a una situazione sconfortante.Dopo la primavera araba, l'Egitto,sottoposto alla dittatura del generale Sissi,e' dilaniato da una sorda guerra civile che vede in primo piano il partito dei fratelli musulmani, messi fuori legge dai militari al potere.In Tunisia le tensioni tra il partito al potere Ennhada e i partiti di ispirazione laica sono crescenti e non trovano ancora una composizione equilibrata.In Libia il governo ,fortemente condizionato dalle fazioni ribelli (come dimostra il recente rapimento del primo ministro libico , poco dopo rilasciato) stenta a imporsi come autorita' legittima e gran parte del paese ,in particolare Bengasi e la Cirenaica, sfuggono al suo controllo. In Siria,dopo le minacce di intervento militare franco americano e le risoluzioni delle Nazioni Unite sulla distruzione delle armi chimiche ,la situazione resta immutata.Bashar Al Assad sembra avere consolidato il suo potere e detta le condizioni sui criteri di partecipazione e sulle modalità ' di svolgimento della conferenza di Ginevra 2, che stenta a decollare ,mentre proseguono gli scontri tra le varie fazioni con un numero crescente di vittime tra la popolazione civile. La somma di queste situazioni nella sponda sud del Mediterraneo,unitamente alle critiche condizioni in cui versa l'Africa sub sahariana, sta determinando un aumento vertiginoso dell'immigrazione clandestina, non solo per motivi di ordine economico e sociale, ma soprattutto di carattere politico legate alle più flagranti violazioni dei diritti umani fondamentali.Se negli anni passati la maggiorparte dei flussi migratori era costituita da persone in cerca di lavoro che potevano essere definiti come clandestini, adesso siamo in presenza di rifugiati che chiedono soprattutto protezione ed asilo politico.Questo aspetto diventa il punto cruciale del problema degli sbarchi clandestini e postula risposte che l'Europa non sembra in grado o che non abbia intenzione di dare.Il fenomeno migratorio non può essere ridotto al problema economico della regolamentazione dei flussi attraverso le quote od altri meccanismi di contingentamento, o ad operazioni di controllo, per quanto necessarie.Si tratta invece di dare avvio a una politica organica che restituisca al Mediterraneo la sua centralità strategica per la sicurezza dell'Europa.Assicurare la protezione e l'asilo diventa un aspetto prioritario che richiede uno sforzo titanico da parte dell'Unione e dei suoi stati membri.Non e' affatto facile, con i mezzi di cui dispone adesso l'Europa predisporre politiche organiche di prevenzione ed accoglienza, ne e ' ipotizzabile risolvere il problema, come e' stato proposto attraverso la creazione di centri di raccolta dei richiedenti asilo in paesi in cui i diritti fondamentali sono calpestati con estrema facilita '.L'Unione deve rilanciare l'idea di una nuova comunità euro mediterranea basata sull'ownwpership e la pari dignità ,puntando alla creazione di istituzioni paritarie con un impegno comune per lo sfruttamento delle risorse del mediterraneo attraverso programmi destinati a preservare l'ambiente , le riserve idriche ,sviluppare le infrastrutture e promuovere lo sviluppo di energie alternative. Ma soprattutto un programma volto ad assicurare la mobilita' dei giovani e il loro accesso nelle università e nei corsi di formazione professionale dei paesi dell'Unione.Il consiglio italiano del movimento europeo ha lanciato subito dopo lo scoppio della primavera araba, un progetto articolato per la creazione di una nuova comunita' euro mediterranea ,che ha destato vivo interesse tra le elite politiche emerse dai movimenti di protesta giovanili.Purtroppo finora nessun seguito e' stato dato a questa iniziativa,sia per l'involuzione delle rivoluzioni arabe, sia per la mancanza di volonta' politica dell'Europa.L'Italia ,se vuole dare concretezza al suo semestre di presidenza, dovrebbe concentrare il suo sforzo sul rilancio della politica mediterranea, ponendo sul tavolo un "master plan"organico che contenga iniziative e proposte per dare risposte credibili alle varie sfaccettature del problema emigrazione: dalla politica dei visti e dell'asilo alla cooperazione politica ed istituzionale, allo sviluppo economico e sociale ,alla mobilita' dei giovani.Il graduale disimpegno degli Stati Uniti dall'area mediterranea e medio orientale ,chiama alle sue responsabilità il continente europeo, che non può continuare a nascondersi dietro dichiarazioni di maniera,ignorando che la sua stessa prosperità e sicurezza viene quotidianamente messa in pericolo da quanto accade nella sponda sud del Mediterraneo.Purtroppo ancora una volta la risposta europea e' insufficiente ed evasiva e sembra non cogliere il vero nodo politico della questione.Se diamo un'occhiata a quanto sta avvenendo nei paesi della sponda sud,ci troviamo di fronte a una situazione sconfortante.Dopo la primavera araba, l'Egitto,sottoposto alla dittatura del generale Sissi,e' dilaniato da una sorda guerra civile che vede in primo piano il partito dei fratelli musulmani, messi fuori legge dai militari al potere.In Tunisia le tensioni tra il partito al potere Ennhada e i partiti di ispirazione laica sono crescenti e non trovano ancora una composizione equilibrata.In Libia il governo ,fortemente condizionato dalle fazioni ribelli (come dimostra il recente rapimento del primo ministro libico , poco dopo rilasciato) stenta a imporsi come autorita' legittima e gran parte del paese ,in particolare Bengasi e la Cirenaica, sfuggono al suo controllo. In Siria,dopo le minacce di intervento militare franco americano e le risoluzioni delle Nazioni Unite sulla distruzione delle armi chimiche ,la situazione resta immutata.Bashar Al Assad sembra avere consolidato il suo potere e detta le condizioni sui criteri di partecipazione e sulle modalità ' di svolgimento della conferenza di Ginevra 2, che stenta a decollare ,mentre proseguono gli scontri tra le varie fazioni con un numero crescente di vittime tra la popolazione civile. La somma di queste situazioni nella sponda sud del Mediterraneo,unitamente alle critiche condizioni in cui versa l'Africa sub sahariana, sta determinando un aumento vertiginoso dell'immigrazione clandestina, non solo per motivi di ordine economico e sociale, ma soprattutto di carattere politico legate alle più flagranti violazioni dei diritti umani fondamentali.Se negli anni passati la maggiorparte dei flussi migratori era costituita da persone in cerca di lavoro che potevano essere definiti come clandestini, adesso siamo in presenza di rifugiati che chiedono soprattutto protezione ed asilo politico.Questo aspetto diventa il punto cruciale del problema degli sbarchi clandestini e postula risposte che l'Europa non sembra in grado o che non abbia intenzione di dare.Il fenomeno migratorio non può essere ridotto al problema economico della regolamentazione dei flussi attraverso le quote od altri meccanismi di contingentamento, o ad operazioni di controllo, per quanto necessarie.Si tratta invece di dare avvio a una politica organica che restituisca al Mediterraneo la sua centralità strategica per la sicurezza dell'Europa.Assicurare la protezione e l'asilo diventa un aspetto prioritario che richiede uno sforzo titanico da parte dell'Unione e dei suoi stati membri.Non e' affatto facile, con i mezzi di cui dispone adesso l'Europa predisporre politiche organiche di prevenzione ed accoglienza, ne e ' ipotizzabile risolvere il problema, come e' stato proposto attraverso la creazione di centri di raccolta dei richiedenti asilo in paesi in cui i diritti fondamentali sono calpestati con estrema facilita '.L'Unione deve rilanciare l'idea di una nuova comunità euro mediterranea basata sull'ownwpership e la pari dignità ,puntando alla creazione di istituzioni paritarie con un impegno comune per lo sfruttamento delle risorse del mediterraneo attraverso programmi destinati a preservare l'ambiente , le riserve idriche ,sviluppare le infrastrutture e promuovere lo sviluppo di energie alternative. Ma soprattutto un programma volto ad assicurare la mobilita' dei giovani e il loro accesso nelle università e nei corsi di formazione professionale dei paesi dell'Unione.Il consiglio italiano del movimento europeo ha lanciato subito dopo lo scoppio della primavera araba, un progetto articolato per la creazione di una nuova comunita' euro mediterranea ,che ha destato vivo interesse tra le elite politiche emerse dai movimenti di protesta giovanili.Purtroppo finora nessun seguito e' stato dato a questa iniziativa,sia per l'involuzione delle rivoluzioni arabe, sia per la mancanza di volonta' politica dell'Europa.L'Italia ,se vuole dare concretezza al suo semestre di presidenza, dovrebbe concentrare il suo sforzo sul rilancio della politica mediterranea, ponendo sul tavolo un "master plan"organico che contenga iniziative e proposte per dare risposte credibili alle varie sfaccettature del problema emigrazione: dalla politica dei visti e dell'asilo alla cooperazione politica ed istituzionale, allo sviluppo economico e sociale ,alla mobilita' dei giovani.Il graduale disimpegno degli Stati Uniti dall'area mediterranea e medio orientale ,chiama alle sue responsabilità il continente europeo, che non può continuare a nascondersi dietro dichiarazioni di maniera,ignorando che la sua stessa prosperità e sicurezza viene quotidianamente messa in pericolo da quanto accade nella sponda sud del Mediterraneo.Rocco CangelosiVice presidente del Movimento Europeo in Italia(pubblicato su L'Unità 27 ottobre 2013)
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