Articoli filtrati per data: Martedì, 22 Ottobre 2013

L'ordinaria follia dentro l'Università -COMMENTO - ENZO SCANDURRA

L'ordinaria follia dentro l'UniversitàCOMMENTO - ENZO SCANDURRA Non le riforme dei ministri (di destra e di sinistra), ma la legge del liberismo ha trasformato gli studenti in individui a caccia di crediti e l'università in una associazione burocratica transnazionaleNell'anno 1966 o '67, non ricordo, mentre ero alla guida della Seicento di mio padre, fui fermato da un auto della polizia stradale. Mi contestarono un sorpasso azzardato fatto lungo un tratto in curva e per di più oltrepassando la doppia striscia bianca che separa le due corsie. Alla domanda di uno dei due poliziotti: «Lei che lavoro fa?», risposi con fierezza: «Sono uno studente del primo anno di Ingegneria». I due poliziotti si scambiarono un'occhiata compassionevole, poi uno di loro mi disse con aria paterna: «Ingegnere stia attento a guidare e non ripeta più questo gesto», lasciandomi andare senza alcuna contravvenzione. Ho raccontato questo episodio diverse volte per far rilevare come, a quei tempi, uno studente fosse coccolato, protetto e infine considerato come un bene comune dell'intero paese. Già perché era diffusa l'idea che l'università fosse un luogo sacro dove si preparava la futura classe dirigente dell'intera nazione. Insomma uno studente universitario godeva del rispetto e della stima di tutti come se, appunto, tutti, si sentissero partecipi della costruzione del futuro della nazione. Pensavo a queste cose leggendo della disperazione di almeno due intere generazioni definite "antagoniste" che hanno partecipato alla giornata di protesta del 19 ottobre a Roma e riflettendo su e in che cosa si è trasformata oggi l'università italiana. Se la grande controffensiva liberista di questi ultimi venti anni fosse rimasta isolata nel campo dell'economia, avrebbe trovato nell'università una fortissima resistenza a penetrare per i conflitti esasperati che essa produce. Ma, paradossalmente, ha trovato proprio qui il suo più potente alleato, il terreno più fertile, l'accoglienza più insperata. Perché il Grande Racconto del neoliberismo si rivolge direttamente all'individuo, fa leva sull'affermazione individuale, sulla capacità dei singoli scoraggiando la loro cooperazione, sull'importanza del successo (sempre individuale) e del merito. La cooperazione (fondamentale per la ricerca) tra ricercatori diventa pericolosa e inutile, vale di più scrivere in lingua inglese su riviste accreditate secondo i criteri dell'Anvur (Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca). Così la controffensiva liberista senza alcun bisogno di spargimento di sangue, senza alcun bisogno di atteggiamenti autoritari e senza alcun bisogno del rogo dei vecchi libri ha compiuto il suo delitto perfetto, è dilagata come un fiume in piena, a livello molecolare, dentro le cittadelle universitarie che gli hanno spalancato i cancelli d'ingresso, salutata come la fine del vecchio potere dei baroni. Non è stata la Gelmini (anzi...) a sconfiggere i baroni universitari, è stata l'egemonia liberista a declassarli al rango di vecchi strumenti di un potere già sconfitto, roba da rigattiere. Semmai la Gelmini e i suoi illustri predecessori al Ministero (a partire da Luigi Berlinguer) ne hanno solo facilitato la marcia trionfale; ma il gioco era già fatto.Così, come profetizzava molti anni fa Remo Ceserani dalle pagine di questo giornale, l'università da comunità di studiosi si è progressivamente trasformata in compagine burocratica transnazionale. Qui si passano intere giornate a compilare moduli e questionari, a fare classifiche delle riviste più accreditate, a spiare il vicino di stanza per vedere se possiede un Vqr (Valutazione Qualità della Ricerca) più alto del nostro. Nel Politecnico di Milano si è tentato di eliminare l'odiosa lingua italiana a favore di corsi forniti direttamente in lingua inglese (tentativo almeno parzialmente fallito ad opera del Tar); sempre a Milano si è stabilito che un testo è credibile scientificamente se supera le 17.500 battute, e via dicendo. E gli studenti?Loro non si sono neppure accorti che il vecchio potere rappresentato dai baroni è stato da tempo sostituito da un più efficace e occulto potere che agisce molto più in profondità. Il sistema dei crediti, la presunta efficienza dei corsi, il sistema della valutazione, hanno introdotto a dosi omeopatiche, ma inesorabilmente, il pensiero unico di stampo europeo che consiste nel non dare più alcuna importanza a ciò che si studia, a come si studia e a tutte quelle sciocchezze che costituivano il fondamento dei saperi e a declassarli al ruolo di "clienti". L'importante è superare l'esame, uscire da questo luogo infernale e continuare a sopravvivere nel mondo. Un noto docente universitario ormai andato in pensione raccontava una storiella divertente, ancorché drammatica. Una volta fu avvicinato da uno studente che gli chiese: «Professore, mi dia un consiglio spassionato; conviene che faccia l'esame su Leopardi che vale 5 crediti o su Manzoni che ne vale 8?». Lui rimase un po' perplesso, poi rispose: «Mi scusi, ma lei ha mai baciato una ragazza gratis?». Anche in questo campo la nota dolente è il comportamento della sinistra. Ha un'idea dei danni fin qui prodotti in un sistema universitario, una volta, tra i migliori del mondo? Ha un'idea di come tentare il processo di ri-costruzione a partire dalle macerie? La mutazione antropologica è iniziata da tempo ed è in fase piuttosto avanzata, occorre che chiunque abbia titolo per farlo inizi a disobbedire e a far valere le ragioni di un pensiero critico perché, fortunatamente, le contraddizioni del pensiero unico si stanno moltiplicando anche tra i sostenitori delle "nuove buone" ricette liberiste.http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/in-edicola/manip2n1/20131022/manip2pg/15/manip2pz/347512/
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il 18 e 19 ottobre a Roma

il 18 e 19 ottobre a RomaUn corteo partecipato, radicale, determinato, capace di raggiungere i suoi obiettivi senza deviazioni di basso cabotaggio. Migranti, famiglie per il diritto all’abitare, movimenti territoriali hanno vinto. Ma la sfida non è tenere un assedio, è modificare  ogni giorno linguaggi e praticheL’hastag #19O segna uno spartiacque storico nei movimenti italiani, che riesce a conciliare radicalità, determinazione ed intelligenza politica. Il serpentone di oltre 50mila persone che unirà Piazza San Giovanni a Porta Pia lascerà sulla strada le macerie di una stampa incapace di leggere a realtà, di cronisti che hanno alimentato in modo clownesco un’atmosfera di tensione sui media sperando nella calata dei Lanzichenecchi (a proposito di media, ecco un buon articolo “18-19 ottobre. I media alla guerra immaginaria“). Dopotutto la pagnotta, in qualche modo, va pure guadagnata. Di tutta questa operazione di basso cabotaggio rimane solo il rumore delle unghie sugli specchi di chi cerca di trovare collegamenti sulle prime pagine dei giornali tra una realtà inventata e quella reale.A chi si aspettava i soliti quattro gatti la piazza ha risposto con un corteo che raggiungeva Santa Maria Maggiore con la coda ancora ferma a San Giovanni. A chi avrebbe voluto il solito copione già scritto, la risposta sono state soltanto quattro scaramucce davanti al ministero dell’Economia e alla Cassa Depositi e Prestiti. Questi sì protagonisti principe della “devastazione e saccheggio” dei nostri territori e delle tasche dei contribuenti, degni del miglior premio “black bloc dell’anno”. La manifestazione è stata compatta, determinata ad arrivare davanti al ministero delle Infrastrutture per l’Acampada finale e così è stato, tutto secondo i piani. E soprattutto è stata composta dai più diversi soggetti sociali: famiglie delle occupazioni abitative, precari, migranti, comitati territoriali per i Beni Comuni, No Muos, No Tav, reti antagoniste e centri sociali.Nessuna bandiera di partito, nessun tentativo di egemonia da parte della politica istituzionale od associativa. In strada, per la prima volta in forma coordinata e capace di tenere la piazza, scende una parte consistente del corpo vivo dell’opposizione all’austerity, che non sceglie mediazioni al ribasso e che, d’altra parte, non vuole più prestarsi alla pantomima del conflitto sterile e televisivo.La prima scommessa è stata decisamente vinta. Ma gli scenari che si aprono di fronte sono ancora difficili. La convergenza va consolidata, resa permanente e soprattutto vanno portati avanti tutti i tentativi per allargare ulteriormente la partecipazione, lavorando sui linguaggi, sui metodi, sugli obiettivi condivisi.Il #19O potrebbe essere ricordato come il primo atto di una nuova rappresentazione. Più saprà fare sistema tra radicalità, consenso e partecipazione, più l’opposizione alle politiche del privilegio diventerà un fatto concreto con cui, in molti, dovranno fare i conti.Alcune foto (autore Alessandro Di Ciommo) della manifestazione del 19 ottobre.Vedi anche:#19O e autodifesa digitaleDa Genova 2001 i movimenti hanno raccontato e documentato gli eventi#19O. Fuori dal copioneLa scena già scritta da poteri astuti e media affamati di immagini forti va stracciata senza rimpianti. La protesta del 18 e 19 ottobre ha una grande responsabilità: aprire e garantire spazi per una nuova stagione di lotte e conflitti alla portata di tuttiTags:#19O, austerity, crisi, movimenti sociali, Romahttp://comune-info.net/2013/10/19-ottobre/
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