Error
  • JUser: :_load: Unable to load user with ID: 939

Deprecated: Non-static method JSite::getMenu() should not be called statically in /home/andreag1/domains/forumitalotunisino.com/public_html/templates/gk_bluap/lib/framework/helper.layout.php on line 117

Deprecated: Non-static method JApplication::getMenu() should not be called statically in /home/andreag1/domains/forumitalotunisino.com/public_html/includes/application.php on line 536

La nostra crisi è teologica —Franco Arminio, 31.1.2014

La nostra crisi è teologica —Franco Arminio, 31.1.2014       Il mio can­di­dato ideale alla guida dell’Europa sarebbe Albert Camus. L’Europa ha biso­gno di sole, non può con­ti­nuare a impal­li­dire intorno alle sue ban­che. Il giorno cede, l’umore si fa gri­gio. Non stiamo bene in que­sta Europa che non sogna, che pensa solo a man­te­nersi nella sua ric­chezza. Nel Par­la­mento euro­peo ci devono essere gli scru­po­losi del Nord, ma anche gli uto­pi­sti del Sud. Ci vuole chi porta luce e cibo buono nelle vene. Ci vuole chi sa cucire la Puglia all’Andalusia, la Sici­lia alla Pro­venza. L’Europa bagnata in un gusto greco, lon­tana dalla ragio­ne­ria del debito. Abbiamo biso­gno di ebbrezza, abbiamo biso­gno di rivi­ta­liz­zare i mille mar­gini di cui è fatto que­sto con­ti­nente. La linfa viene dai luo­ghi meno cono­sciuti e in que­sto senso il pro­getto sull’Italia dell’interno di Fabri­zio Barca è una delle idee migliori pro­dotte nel continente. Il cen­tro dell’Europa è una salma. La sini­stra di oggi ha senso se sposa il com­pu­ter e il pero sel­va­tico, se capi­sce che la mente arcaica è più vicina alla rete della mente sto­ri­ci­sta e nove­cen­te­sca. La sini­stra euro­me­di­ter­ra­nea per me signi­fica una sini­stra che uni­sce sogno e ragione, che tiene insieme poe­sia e impe­gno civile, dolore e lietezza. Il tempo si è squar­ciato, il mondo si è appe­san­tito. Non pos­siamo curarlo con i ban­chieri (come ha fatto molto inop­por­tu­na­mente il governo rega­lando agli azio­ni­sti sette miliardi), non pos­siamo curarlo con la logica che fa dete­nere a meno di cento per­sone la stessa ric­chezza di tre miliardi e mezzo di per­sone nel terzo mondo. Non abbiamo più Camus tra di noi, ma è arri­vato il momento della sini­stra medi­ter­ra­nea, la sini­stra della luce con­tro il buio del fasci­smo mone­ta­rio. Un fasci­smo che non ha biso­gno di cial­troni che urlano dai bal­coni. Il nuovo fasci­smo è inchio­dare ogni vita all’idea del gua­da­gno, tra­sfor­mare il mondo in una cava in cui un’umanità cieca si mette a for­ni­care dalla mat­tina alla sera in cerca della sua pagliuzza d’oro. La sini­stra euro­me­di­ter­ra­nea non è il nome nuovo di una vec­chia cosa, non è l’ennesimo aggior­na­mento di una disfatta. L’Europa si salva se capi­sce che la sua crisi prima che eco­no­mica è teo­lo­gica. E la poli­tica deve con­si­de­rare l’economia ma anche la bel­lezza. L’ordine del giorno non deve mai disto­gliersi da un’agenda etica, la cura del visi­bile non è niente se non è anche manu­ten­zione dell’infinito. Non signi­fica niente dare lavoro ai gio­vani e non signi­fica niente dare case, auto­mo­bili, sti­pendi, se non abi­tiamo il mondo come si abita un cri­stallo, se non abi­tiamo il mondo avendo cura degli inermi e degli affan­nati. Piut­to­sto che infi­lare gior­nate tri­sti come sol­da­tini di un eser­cito scon­fitto, piut­to­sto che lamen­tarci per lo squal­lore dei poli­ti­canti che schiu­mano dal video, è ora di andare nei fiumi, nelle nuvole, nelle foglie, nelle facce dei vec­chi e dei ragazzi, andare dove c’è ancora il mondo ed estrarre da lì la linfa per una nuova poli­tica, con nuove parole, nuovi respiri. C’è ancora salute, la mise­ria spi­ri­tuale non ha preso tutto. E allora andiamo, fac­ciamo vibrare i muri delle città e dei paesi, alziamo le strade verso il cielo, rimuo­viamo l’Europa dalla cenere dell’eruzione libe­ri­sta. A chi ci chiede noti­zie sull’oggi doman­diamo cosa sa di Bruno e Vico e di Leo­pardi e di Pla­tone. L’Europa dei pen­sieri e della bel­lezza deve farsi umile e gen­tile e dolce. La sto­ria non è finita. Il futuro non è così stanco come sem­bra, può comin­ciare dal Sud dell’Europa, ma a con­di­zione di unire agli slanci uto­pi­stici la rea­liz­za­zione di pro­getti con­creti come quello sull’Italia interna. Non abbiamo biso­gno di gover­na­bi­lità, abbiamo biso­gno di governi che si fac­ciano amare dai gover­nati. Per rico­struire la poli­tica biso­gna par­tire dai luo­ghi e dalle comu­nità che ancora li abi­tano. L’Europa non è un’astrazione, ma un intrec­cio fit­tis­simo di cul­ture e di espe­rienze, è la prua delle umane inquie­tu­dini, non merita la pial­la­tura tec­no­cra­tica a cui la stanno ridu­cendo i poli­tici asser­viti al fana­ti­smo monetario. http://ilmanifesto.it/la-nostra-crisi-e-teologica/

Add comment


Security code
Refresh