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Armi chimiche siriane:Le verità nascoste sul porto di Goia Tauro Domenico Gattuso

Le verità nascoste sul porto di Goia Tauro Domenico Gattuso Gennaio 18 Pubblicato in Mesoregione Euromediterranea Letto 0 volte dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa  Email  Add new comment Domenico GattusoLa vicenda delle navi con learmi chimiche siriane da bonificareappare tragicomica.Intanto perché molti aspetti dellavicenda risultano sconcertantiper come essa viene gestita, poiperché molte verità restano in ombra.La mancanza di chiarezzacontribuisce d’altra parte ad accrescerei sospetti sul modo in cui lapartita viene giocata dalle autoritàdi governo e ad acuire la tensionesul territorio calabrese.Le questioni in gioco sono in realtàmolteplici e non possono esserericondotte ad assiomi salottierio banalizzanti come quando siafferma che, in fondo, si sta solamenteoperando per il «progressodella civiltà». Essi meritano più diuna riflessione, e qualcuna a tagliosquisitamente tecnico; si intreccianoaspetti ambientali, economici,logistici, politici.Un bel carico di armi chimichedovrebbe lasciare la Siria, attraversoil porto di Latakia, per essere distruttenegli Usa, in Gran Bretagna,in Germania. Le due navi danesi(Taiko ed Ark Futura) di cui siparla in questi giorni, dovrebberotrasportare solo una prima partedi materiale da smaltire (560 tonnellate)verso Gioia Tauro; non èancora ben chiaro quante altre naviseguiranno la stessa rotta, certamentela vicenda non si risolveràrapidamente. Ma una cosa tuttada chiarire è la necessità del trasbordoa Gioia Tauro sulla naveamericana Cape Ray; perché noncaricare direttamente le merci aLatakia evitando il transito da portiterzi? Giocare con armi letalicomporta sempre dei rischi equindi conviene evitarne la manipolazioneil più possibile; a GioiaTauro si dovrà necessariamentefar passare le merciattraverso le banchine,atteso che le navi coinvoltenon sono navi container,ma navi Ro-Ro (ovverocon portellone e caricoorizzontale). Rispondedunque a falsità la notiziache le operazioni ditrasbordo debbano avveniresenza sbarco a terrae senza stoccaggio. E i rischici sono, ancorchè sitenda a minimizzare. Peraltrole merci permarrannonel porto 24-48 ore. Laddoveavvenisse un incidente grave, ilmigliore dei porti italiani potrebbeperdere tutto il suo valore e lasua attrattiva, paradossalmenteper un’attività che nulla ha a chevedere con la sua naturale vocazionedi porto commerciale civile.Perché Gioia Tauro tra tanti portialternativi nel Mediterraneo? Intantovi è da dire che a monte, primaancora di puntare su GioiaTauro, era stata prescelta l’Italiacome nazione protagonista. Quindinulla a che vedere con le caratteristichedi dotazione o di sicurezzaportuale. Perché non Cipro,la Turchia, la Libia, la Spagna, Malta,l’Olanda o il Belgio? Evidentementeil governo nazionale si è assuntouna responsabilità notevolee la ministra Bonino, agguerritasostenitrice dei diritti civili qualchedecennio fa, esprime oggi posizionialquanto discutibili sullascena internazionale.Nei giorni scorsi è circolata lavoce circa 5 possibili porti nazionali,poi è arrivata la decisione delGoverno di puntare su Gioia Tauro.Perché mai? Non occorronobanchine particolarmente attrezzateper la movimentazione perchéle navi coinvolte sono imbarcazionida trasporto relativamentepiccole e non richiedono négrandi fondali (hanno meno di 10metri di pescaggio) né grandi spazidi manovra. Non occorrono grudi banchina, né tecnologie di movimentazioneparticolarmente sofisticate,trattandosi di movimentazionedi carichi orizzontali. Problemidi sicurezza? Il porto calabreseviene additato, spesso strumentalmente,come pericoloso intermini di security per lasua posizione in terra dimafia e per le cronache frequenticirca i traffici di droga;non risulta allora contraddittoriodichiararlo ilporto più sicuro d’Italia?Non sarebbe stato preferibileun porto militare, vistoche i rischi sarebberopiù legati alla security (attiterroristici) che non alla safety(manipolazione dichiarataa basso rischio)?Il Governo italiano provaa tranquillizzare asserendoche nel 2013 il porto di GioiaTauro ha gestito 30 mila tonnellatedi sostanze tossiche di categoria6.1 (su 1500 container) che è lastessa di quella del materiale in arrivodalla Siria. Da questo puntodi vista vi sono molti porti che surclassanodi gran lunga Gioia Tauroin termini di volumi e di prestazioni;si dice una mezza verità peravvallare una decisione che, ancorauna volta, non sta in piedi.Ma ci sono altre considerazioniche meritano di essere poste all’attenzione.Nel corso degli ultimidieci anni il porto di Gioia Tauro èstato isolato e dimenticato nellepolitiche di governo nazionale eregionale. Quello che poteva diventareil porto paese, traino diuna economia portuale nazionale,è rimasto al palo, sostenuto unicamentedall’iniziativa privata dialcuni grandi gruppi armatoriali.Per il resto si è assistito a varie formedi distrazione amministrativa,con fondi e progetti che sono rimastisulla carta e crisi pagate acaro prezzo dai lavoratori e dal territoriocalabrese. Come non pensareal mancato sviluppo delle reti?In questi anni il porto e il Mezzogiornohanno subìto politichescellerate: in Europa perdita delProgetto prioritario 1 Berlino-Palermo,cancellazione del Corridoio21 (Autostrade del Mare), in Italiamortificazione del trasportovia ferro che ha impedito a GioiaTauro di risultare competitivo dalpunto di vista della logistica rispettoai porti del Nord Europa (dauna decina di treni/giorno, in pochianni si è scesi a zero); in Regionecon programmi sbandierati suigiornali e sempre disattesi (mancatoinsediamento di imprese,mancato sviluppo della logistica,gateway ferroviario rimasto unachimera). E’ evidente che Gioiatauro si aspettava, meritava ben altro. http://gallery.mailchimp.com/b0bff3f70c695197fbf8343d2/files/20140118nazionale2.pdf Vota questo articolo  

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