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Parità tra donne e uomini in Costituzione. Ma è una vittoria a metà Giuliana Sgrena , 6.1.2014

INTERNAZIONALE Parità tra donne e uomini in Costituzione. Ma è una vittoria a metà —Giuliana Sgrena , 6.1.2014   —    ↳ Il Parlamento tunisino © Reuters «Tutti i cit­ta­dini e le cit­ta­dine hanno gli stessi diritti e gli stessi doveri davanti alla legge senza nes­suna discri­mi­na­zione», afferma l’articolo 20 della nuova Costi­tu­zione tuni­sina appro­vato ieri. Per ora si tratta di un’affermazione gene­rica di parità che non dovrebbe com­por­tare cam­bia­menti rispetto al pas­sato. La Tuni­sia, infatti, era già il paese musul­mano più avan­zato nel rico­no­sci­mento dei diritti delle donne. Tut­ta­via, dopo la vit­to­ria degli isla­mi­sti nelle ele­zioni della costi­tuente del 23 otto­bre 2011, nulla era scon­tato. Lo scorso anno infatti il par­tito reli­gioso Ennah­dha aveva cer­cato di fare pas­sare il con­cetto di «com­ple­men­ta­rietà», vale a dire le donne avreb­bero goduto di diritti in quanto com­ple­men­tari del maschio. Que­sta sor­tita di Ennah­dha aveva pro­vo­cato grandi mani­fe­sta­zioni di pro­te­sta indu­cendo il par­tito a riti­rare l’ignobile pro­po­sta. L’approvazione dell’articolo 20, ieri, è stata giu­di­cata «una vit­to­ria» da Ahlen Belhadj, ex pre­si­dente dell’Associazione tuni­sina delle donne demo­cra­ti­che. Che ha aggiunto, in una dichia­ra­zione all’agenzia Afp «era una nostra rivendicazione». Una vit­to­ria per ora incom­pleta. Molte ong hanno cri­ti­cato l’assenza nella Costi­tu­zione di uno spe­ci­fico arti­colo che vieti l’approvazioni di leggi discri­mi­na­to­rie in base al sesso, all’etnia o alla reli­gione. E poi manca ancora il via libera all’articolo 45 che riguarda i diritti delle donne e soprat­tutto la que­stione delle pari oppor­tu­nità tra uomo e donna. Dif­fi­cile imma­gi­nare, per esem­pio, che possa essere eli­mi­nata la dispa­rità tra uomo e donna sulla que­stione dell’eredità, nono­stante que­sta sia una riven­di­ca­zione delle donne tuni­sine per garan­tire la parità di genere. Ma l’eredità è un tabù in tutti i paesi musulmani. Nel nuovo testo la Tuni­sia viene defi­nita una Repub­blica e «uno stato civile gover­nato dalla supre­ma­zia della legge», e l’islam è la reli­gione di stato, ma lo era anche nella vec­chia costi­tu­zione. È stata invece respinta la pro­po­sta isla­mi­sta di fare del Corano e della Sunna (inse­gna­menti del pro­feta) la fonte prin­ci­pale della legislazione. Dome­nica la discus­sione era stata bloc­cata dall’accusa di «nemico dell’islam» rivolta da un depu­tato di Ennah­dha, Habib Ellouze, a Mongi Rahoui del Fronte popo­lare per­ché aveva pro­po­sto un emen­da­mento all’articolo 6 con­tro l’apostasia (tak­fir). All’accusa erano seguite minacce di morte con­tro Mongi. Dopo que­sti fatti il Blocco demo­cra­tico è riu­scito a far votare nuo­va­mente un emen­da­mento (respinto sabato) che proi­bi­sce «le accuse di apo­sta­sia e l’incitamento alla vio­lenza». Nello stesso arti­colo (che è pas­sato con 131 voti a favore su 183 votanti) viene garan­tita anche la «libertà di coscienza». Man­cano ancora diversi arti­coli che saranno esa­mi­nati nei pros­simi giorni per­ché la Costi­tu­zione deve essere varata entro il 14 gen­naio, terzo anni­ver­sa­rio della caduta di Ben Ali. Con molto ritardo rispetto alla sca­denza ini­zial­mente pre­vi­sta dalla fase di tran­si­zione. L’approvazione della costi­tu­zione era infatti fis­sata per il 23 otto­bre del 2012, un anno dopo le ele­zioni, ma per molti mesi nes­sun accordo è stato pos­si­bile. Poi la para­lisi dell’Assemblea nazio­nale costi­tuente, pro­vo­cata dalle pro­te­ste e dalle dimis­sioni di molti depu­tati in seguito agli assas­si­nii poli­tici di Cho­kri Belaid e Moha­med Brahmi, due espo­nenti dell’opposizione di sini­stra, fin­ché lo stallo non è stato inter­rotto dal dia­logo nazionale. La nuova road map è stata impo­sta dal Quar­tetto (il prin­ci­pale sin­da­cato Ugtt, il padron­dato, l’Ordine degli avvo­cati e la Lega per i diritti dell’uomo) che ha gui­dato il dia­logo nazio­nale al quale hanno par­te­ci­pato tutte le forze poli­ti­che tuni­sine. Que­sta road map oltre alle dimis­sioni del governo gui­dato da Ennah­dha, la nomina di un nuovo pre­mier Medhi Jomaa (non apprez­zato dall’opposizione), che dovrà for­mare un governo «tec­nico» per arri­vare a nuove ele­zioni, pre­ve­deva per l’appunto l’approvazione della Costi­tu­zione in tempi stretti. Anche per­ché se la Costi­tu­zione non sarà appro­vata dai due terzi dei costi­tuenti dovrà essere sot­to­po­sta a refe­ren­dum. E que­sto ritar­de­rebbe le nuove ele­zioni, che dovranno essere fis­sate dalla costi­tuente che ha anche il com­pito di varare la nuova legge elettorale. http://ilmanifesto.it/parita-tra-donne-e-uomini-in-costituzione-ma-e-una-vittoria-a-meta/

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