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Lampedusa Diritti al Centro. Abrogare la Bossi - Fini. A Roma In Migliaia per onorare la giornata mondiale dell'ONU contro ogni Razzismo

DIRITTI AL CENTRO  Roma • Migliaia di persone sfilano nella capitale nella giornata internazionale indetta dall’Onu contro il razzismo. In piazza anche il movimento per la casa Immigrazione. Licenziati i vertici della cooperativa che gestisce il centro d'accoglienza dell'isola. Il governo Letta cerca così di salvare la faccia nella giornata mondiale dedicata ai migranti. Ma il sindaco Giusi Nicolini, stufa delle solite chiacchiere, chiede fatti e una svolta politica: "Nel 2014 bisogna abrogare la Bossi-Fini". Un tema tabù che ora qualche esponente del Pd si azzarda a sollevare pur sapendo che sui diritti degli immigrati potrebbero, in teoria, saltare le piccole intese con Alfano Ci sono ricor­renze che vanno ono­rate. Il 18 dicem­bre di 148 anni fa negli Stati uniti veniva abo­lita la schia­vitù, ed è per que­sto che l’Onu ha scelto que­sta data per cele­brare la gior­nata inter­na­zio­nale dei migranti. Era pro­prio ieri. E allo Stato ita­liano non poteva capi­tare occa­sione peg­giore per far cono­scere al mondo gli orrori della poli­tica quando si disu­ma­nizza al punto da non riu­scire ad abro­gare una legi­sla­zione raz­ziale fon­data sulla nega­zione dei diritti fon­da­men­tali dell’uomo. Per esem­pio quello di non essere denu­dato davanti a tutti e disin­fet­tato con il getto di una pompa come un ani­male: “Urla­vano di spo­gliarci e ci deridevano”. Dopo aver visto il fil­mato girato nel Cie di Lam­pe­dusa, gli indi­gnati di tutti gli schie­ra­menti hanno reci­tato l’unica parte pos­si­bile in un caso come que­sto: si sono scan­da­liz­zati. Adesso il governo fa cadere le prime teste, che poi sono solo le ultime di una pre­me­di­tata catena di comando che ha come respon­sa­bili tutti i mini­stri degli Interni di tutti i governi degli ultimi quin­dici anni almeno (dalla legge Turco-Napolitano, 1998). Oggi si indi­gnano con par­ti­co­lare fer­vore gli espo­nenti di que­sto governo, Alfano, Letta, Bonino (“imma­gini orri­pi­lanti”), come se non aves­sero già visto con i pro­pri occhi, come se lo scorso otto­bre, davanti a muc­chi di cada­veri, non si fos­sero già ver­go­gnati a suf­fi­cienza. Anche l’Europa, che incol­pe­vole non è, ormai sem­bra averne abba­stanza dello Stato ita­liano. “Spa­ven­toso e inac­cet­ta­bile”, ha detto la Com­mis­sa­ria euro­pea Ceci­lia Malmstrom. Puni­remo i respon­sa­bili, ha minac­ciato il pre­si­dente del Con­si­glio. Facile. Ma forse non basta accon­ten­tarsi della rimo­zione del “mana­ge­ment” della coo­pe­ra­tiva “Lam­pe­dusa Acco­glienza” che gesti­sce quel Cie che squa­li­fica l’Italia agli occhi del mondo. Il col­pe­vole per ora si chiama Cono Galipò, è l’amministratore dele­gato che riceve dallo Stato da 30 a 50 euro al giorno per ogni pro­fugo “ospite”. Anche Lega­coop Sici­lia (prima se c’era dor­miva) ha annun­ciato l’istituzione di una “inda­gine cono­sci­tiva” per veri­fi­care l’accaduto. “Dopo l’indignazione gene­rale — sot­to­li­nea l’associazione — davanti alle scene viste in tv di sin­daci, pre­fetti, mini­stri, asso­cia­zioni e cit­ta­dini, siamo i primi a chie­dere che i riflet­tori sul tema dell’accoglienza restino accesi per affron­tare alla radice la questione”. Che poi è sem­pre la mede­sima, come riba­di­sce il sin­daco di Lam­pe­dusa Giusi Nico­lini. “Basta per­dersi in ste­rili dispute ver­bali, occorre dimo­strare indi­gna­zione con i fatti, comin­ciando dall’assumersi, tutti, la respon­sa­bi­lità di cam­biare radi­cal­mente il sistema di acco­glienza in que­sto paese. Sono mesi che il Comune, gli ope­ra­tori delle Ong, i gior­na­li­sti di tutto il mondo, denun­ciano le con­di­zioni inci­vili e disu­mane del cen­tro”. Quanto alla radice della que­stione, “nell’agenda del 2014 il par­la­mento deve inse­rire tra le prio­rità la revi­sione della legge Bossi-Fini-Maroni e pia­ni­fi­care la spesa dei fondi che ci ha dato l’Unione euro­pea”. Ma senza volare così alto — c’è in ballo il governo di Gior­gio Napo­li­tano ed è impro­ba­bile che il Pd di Renzi si sacri­fi­chi sull’altare dei diritti umani – dopo cen­ti­naia di morti è già uno scan­dalo non aver tra­sfor­mato il bivacco di Lam­pe­dusa in un albergo modello dotato di tutti i com­fort. Almeno per chie­dere scusa. Ma il tabù ormai sem­bra rotto, e chissà che que­sta volta gli intenti non si esau­ri­scano in altre ste­rili dispute ver­bali, men­tre al largo di Lam­pe­dusa le per­sone con­ti­nuano a morire (l’ultima, su un gom­mone con 109 migranti, pro­prio ieri, 18 dicem­bre). Ormai si azzarda a chie­derlo anche Gianni Cuperlo, neo eletto pre­si­dente del Pd: “Dob­biamo avere il corag­gio di squar­ciare il velo di ipo­cri­sia e abo­lire subito la Bossi-Fini”. Ci sono poi prese di posi­zione altret­tanto corag­giose, che di tabù ne infran­gono un altro, come quella del gio­vane depu­tato del Pd Kha­lid Chaouki: “Le respon­sa­bi­lità poli­ti­che per quello che è suc­cesso a Lam­pe­dusa sono del governo, così non va… è respon­sa­bile il mini­stro dell’Interno, ma è respon­sa­bile anche il mini­stro dell’Integrazione (Kyenge, ndr) che deve pas­sare dalle parole ai fatti, non bastano più le pro­messe”. A ruota, fre­schi di indi­gna­zione, altri espo­nenti del mede­simo par­tito adesso chie­dono cosa stia aspet­tando Enrico Letta ad abo­lire la Bossi-Fini. Un passo avanti: non si sa fino a quando, ma almeno il dibat­tito è aperto. Nel frat­tempo, ieri, altri 98 migranti sono stati sal­vati al largo di Lampedusa http://gallery.mailchimp.com/b0bff3f70c695197fbf8343d2/files/20131219nazionale2.pdf

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