Il commercio degli schiavi-UNIVERSITÀ DI PISA, CORSO DI LAUREA DI SCIENZE PER LA PACE-“Europa e mondo dall’età moderna all’età contemporanea” (prof. Marco Della Pina)

  UNIVERSITÀ DI PISA, CORSO DI LAUREA DI SCIENZE PER LA PACE  Il commercio degli schiavi Materiali di studio per l’insegnamento di “Europa e mondo dall’età moderna all’età contemporanea”(prof. Marco Della Pina) Il commercio degli schiavi, una enorme tragica realtà di cattura, trasporto e vendita di esseriumani, ha coinvolto decine di milioni di persone durante l’epoca moderna, dalla scoperta econquista dell’America all’Ottocento. L’epicentro è l’Africa, l’irraggiamento vastissimo,verso l’Asia, l’Europa e soprattutto l’America ; le conseguenze sociali, economiche edemografiche molteplici ed ancora oggi molto discusse, variamente interpretate dagli storici espesso oggetto di un improprio « uso politico della storia ». Comprovato fin dai tempi piùantichi, il commercio di uomini e donne dell’Africa ha avuto inizio molto prima che glieuropei dell’epoca moderna esplorassero le coste del continente nero. Così è essenzialedistinguere bene tra le grandi forme di tratta degli schiavi che avevano fatto della popolazionenera la fonte principale, se non l’unica, di approvvigionamento di schiavi: la tratta dettaorientale, la tratta interna africana, la tratta coloniale europea, detta anche “tratta atlantica” .Queste tre forme di tratta degli schiavi non sono comparse nei medesimi periodi e non hannoavuto la stessa durata, ma si sono sovrapposte all’epoca coloniale.Lo storico francese Olivier Pétré-Grenouilleau, (Les Traites négrières, Essai d'histoireglobale, 2004) che più di altri ha messo l’accento sulla rilevanza della tratta orientale, hastimato a 42 milioni di persone il totale delle vittime delle tratte africane :· La tratta orientale, con destinazione il mondo arabo-musulmano, dall’anno 650al 1900, circa 17 milioni di persone;· la tratta intra-africana, in un periodo indefinito che giunge sino al primoNovecento, circa 14 milioni di persone, di cui una parte rivenduta ad europei o adarabi;· la tratta atlantica, fatta dagli europei, dal 1519 al 1867, ma concentrata nel corsodel Settecento, circa 12 milioni di persone.La tratta orientale si inserisce nella continuità delle pratiche schiaviste delle societàdell’antichità classica: l’antico Egitto, la Mesopotamia, l’impero romano, hanno in particolarefatto abbondante ricorso agli schiavi africani per il lavoro agricolo, nella costruzione degliedifici pubblici e delle strade, ma anche per i lavori domestici. Erede del mondo romano,l’impero bizantino ha continuato in questa pratica fino nel cuore del medioevo. Sorti in granparte sul territorio dell’impero bizantino, gli imperi arabi, a partire dal VII secolo, hannocontinuato questo trasferimento di popolazioni africane asservite fino ai centri dei nuovipoteri, verso Mossul e Bagdad, per esempio.Il lavoro agricolo era allora la principale attivitàgarantita da questi schiavi e schiave, ma essi erano ugualmente destinati ai compitidell’economia domestica e agli harem. I circuiti di approvvigionamento di questi grandiimperi sono rimasti pressoché immutati durante millenni: per via di terra attraverso il Sahara,il deserto arabico, l’alta valle del Nilo, poi attraverso il Sinai, l’Anatolia, la valle del Tigri edell’Eufrate, e poi l’Asia centrale e i confini dell’impero russo a partire dalla fine delSeicento; per via marittima attraverso il mar Rosso e il Golfo Persico partendo dalle costeorientali dell’Africa, perfino dal Madagascar per quanto riguarda la tratta nella sua partearaba.2Questa pratica di assai lunga durata è sopravvissuta ai numerosi cambiamenti politici e aglisconvolgimenti religiosi: dal paganesimo antico all’Islam, passando per il cristianesimo tantogreco che latino, la riduzione in schiavitù degli africani si è mantenuta in queste società ed èstata alimentata da un commercio regolare di provenienza dall’Africa orientale, da Zanzibarall’Abissinia, passando per la regione dei Grandi Laghi. Mentre è impossibile misurarel’ampiezza della tratta antica e bizantina, in mancanza di fonti affidabili, sono stati effettuatitentativi di valutazione quantitativa della tratta chiamata musulmana (o araba) - terminologiaquesta sulla quale non vi è unanimità. Si stima che dal settimo al diciannovesimo secolo sianostati strappati al continente nero dai 12 ai 17 milioni di persone, distribuite abbastanzauniformemente nei 12 secoli. Ma queste cifre restano oggetto di vivaci controversie.La tratta intra-africana, fondata principalmente sul rendere schiavi i prigionieri di guerra, èesistita per un periodo ancora più lungo, del quale in mancanza di informazioni èestremamente difficile fissare la durata. Sotto forme diverse, la schiavitù e il commercio dellepersone sono stati praticati diffusamente nella maggior parte delle società africane moltoprima dell’arrivo dei navigatori europei e indipendentemente dai circuiti delle tratte orientali.Hanno potuto essere avanzate valutazioni che fanno della tratta dei neri interna all’Africa - lacui esistenza è ancor oggi contestata da certi intellettuali africani - l’equivalente della trattaorientale, ma ripartita su un periodo ancora più lungo. Tuttavia - essenziale questa diversità -mentre la tratta orientale privava l’Africa di una parte della sua popolazione, la tratta africanainterna manteneva intatto il potenziale umano del Continente. E’ quindi la tratta più oscuraperché meno documentata. Secondo Peter Manning essa è divenuta dominante soltanto nellaseconda metà dell’Ottocento e nel primo Novecento, quando la sua entità diventa superiore aquella che avevano raggiunto la tratta atlantica ed orientale. La crescita della tratta intraafricanain questo periodo, conseguenza della tratta atlantica che aveva favorito le guerreinterne africane, secondo alcuni studiosi avrebbe reso più fragile l’Africa nel periodo dellarivoluzione industriale europea ed avrebbe favorito la formazione degli imperi coloniali allafine dell’Ottocento.La tratta atlantica, che prende l’avvio con gli imperi coloniali spagnoli e portoghesi e poicresce fortemente dalla fine del Seicento con l’arrivo degli olandesi, francesi ed inglesi, conlo sviluppo nelle Americhe delle economie di piantagione e con l’affermarsi del cosiddettocommercio triangolare, presenta caratteristiche radicalmente nuove, sia qualitative chequantitative. A differenza delle precedenti, essa ebbe preponderante carattere “razziale”: nefurono vittime soltanto i Neri dell’Africa, al punto di rendere il termine “negro” sinonimo dischiavo nella lingua francese del XVIII secolo. Questa “deriva razziale” dello schiavismo haportato al trasferimento di una ingente popolazione africana sul continente americano i cuidiscendenti formano oggi un’importante componente, in alcuni casi come alle Antille perfinocome maggioranza. La tratta coloniale degli schiavi, organizzata dagli Stati più strutturatidell’Europa moderna, è quella maggiormente documentata perché è stata oggetto di unaminuziosa legislazione (fiscale, commerciale, amministrativa, sanitaria). Gli archivi pubblici eprivati abbondano di documenti in merito ed hanno permesso agli storici, da più di tredecenni, di analizzare con rigore i meccanismi messi in opera da armatori, capitani di navi,fornitori di merci destinate a servire da moneta per l’acquisto degli schiavi sulle costeafricane, piantatori delle colonie acquirenti di questa mano d’opera schiava, amministratoriincaricati della gestione e della difesa delle colonie.È ormai in maniera quasi unanime accettato che la tratta europea abbia prelevato in Africa frai 12 e i 13 milioni di esseri umani, comprese tutte le destinazioni, dei quali circa un terzodonne. La mortalità durante le traversate era molto variabile secondo le spedizioni, ma ilnumero dei morti nel corso delle traversate - accuratamente registrati sui libri di bordo - si è3elevato mediamente a circa il 15% del totale degli schiavi imbarcati, facendo dell’Atlantico il«più grande cimitero della storia»; ai quali devono essere aggiunte le vittime. Dal livello dicirca il 30% nel XVII secolo, la mortalità degli schiavi è scesa al 12% alla fine del XVIIIgrazie alla minore durata delle traversate e all’incontestabile miglioramento dell’igiene edell’alimentazione degli schiavi, per risalire a più del 15% nel corso dell’Ottocento durante ilperiodo della tratta illegale. Altra particolarità della tratta coloniale: la sua durata fu molto piùbreve di quella della tratta orientale e intra-africana, perché si svolse dalla fine delQuattrocento fino agli anni 1860. Il Settecento concentra da solo il 60% delle spedizioni,l’Ottocento - periodo nel quale la tratta era diventata illegale - quasi il 33%, mentre i secoliprecedenti raggiungono a malapena il 7% del totale.Eppure la massima intensità della tratta europea degli schiavi, che le attribuì tutta la suaspecificità storica, si è in realtà concentrata su un periodo molto più breve, poiché il 90%degli schiavi africani deportati verso le colonie europee delle Americhe lo sono stati fra il1740 e il 1850, ovvero in poco più di un secolo. Proprio questo carattere di brutalità,circoscritto a un lasso di tempo molto corto, ha profondamente segnato gli spiriti e urtato lecoscienze di molti contemporanei: fra il 1780 e gli anni ’20 del 1800, circa 100.000 africanifurono comperati ogni anno, cifra che nessun’altra tratta negriera ha mai raggiunto ed allaquale neppure si è mai avvicinata. La graduatoria delle potenze negriere si stabilisce sullabase delle statistiche della tratta stessa: il Portogallo ha effettuato il trasferimento alleAmeriche di più di 4,6 milioni di schiavi. Dopo aver inaugurato questo commercio a partiredalla metà del Quattrocento, ha svolto la parte essenziale della tratta illegale nell’Ottocento.La Gran Bretagna viene in seconda posizione, con più di 2,6 milioni di schiavi, una parte deiquali fu venduta nelle colonie spagnole. La Spagna, malgrado l’immensità del suo imperoamericano, arriva soltanto al terzo posto, soprattutto nell’Ottocento a causa dell’attività diCuba, punto di partenza di un buon numero di navi della tratta clandestina. Gran partedell’approvvigionamento in schiavi delle colonie spagnole fu eseguito dai britannici. LaFrancia occupava il quarto posto, con circa 1,2 milioni di deportati sulle proprie navi, deiquali circa l’80% furono destinati a Santo Domingo (Haiti), primo produttore mondiale dizucchero alla fine del Settecento.La geografia dell’Europa negriera è ben nota: i grandi porti negrieri si concentrarono in untriangolo che andava da Bordeaux a Liverpool e all’Olanda. Questa parte nord-occidentaled’Europa organizzò più del 95% delle spedizioni negriere europee. In ordine d’importanza igrandi porti della tratta sono stati Liverpool, con 4.894 spedizioni identificate, seguito daLondra (2.704), Bristol (2.064), Nantes (1.714), Le Havre-Rouen (451), La Rochelle (448),Bordeaux (419), Saint-Malô (218). Si deve segnalare il caso del Portogallo. Primo paesenegriero, di gran lunga davanti a Inghilterra e Francia, questo Paese seguì una pratica diversa:i circuiti non partivano sistematicamente da Lisbona, ma il commercio degli schiavi sisvolgeva fra il Brasile - di gran lunga la principale destinazione - e le coste dell’Angola, dellaGuinea o del Mozambico, attraverso l’Atlantico meridionale.Un aspetto particolare del commercio negriero: il pagamento degli schiavi sulle costedell’Africa, nei regni costieri che si erano strutturati intorno a questo lucrativo commercio, sifaceva soltanto eccezionalmente in metalli preziosi, e abitualmente invece con manufatti:tessuti, ferramenta, stoviglie, armi bianche e da fuoco, alcool, bigiotteria. Queste merci, detteda tratta, non erano affatto, come spesso si è pensato, di cattiva qualità o di valore irrisorio: incambio di prigionieri (il più sovente in seguito a guerre o razzie), i re africani checontrollavano la tratta a monte ottenevano strumenti di prestigio che garantivano loro unpotere spesso molto esteso ed anche le armi necessarie a intraprendere nuove conquiste enuovi schiavi. Per l’Europa qui stava la novità del commercio triangolare, questo scambio di4una forza lavoro destinata alle sue colonie contro prodotti usciti dall’attività manifatturieradelle sue città e campagne era altamente remunerativo. Non soltanto l’acquisto di schiavicontribuiva alle attività manifatturiere più diverse e sovente distanti dai porti negrieri, maquegli schiavi venduti alle colonie costituivano la mano d’opera indispensabile per laproduzione delle derrate coloniali (zucchero, caffè, cacao, tabacco) molto ricercate inun’Europa in pieno sviluppo. Queste merci coloniali, trasformate sul continente europeo,venivano esportate lontano dai porti d’arrivo e procuravano notevoli guadagni. Inoltre, e aquel tempo si trattava di un elemento di capitale importanza, il «baratto» di schiavi contromerci evitava l’uscita dall’Europa di metalli preziosi, la cui presenza era il metro con cui sicalcolava la ricchezza di un paese.Quale fu l’impatto economico della tratta sullo sviluppo dell’economia europea ? Secondoalcuni studiosi, si è molto esagerata la rilevanza della tratta sull' economia dei paesi negrieridell' Europa, che non sarebbe stata una componente particolarmente rilevante dello svilupposettecentesco, generando profitti abbastanza ridotti, tra l’8 ed il 10%. Occorre tuttavia rilevareche la tratta costituiva una parte strutturale ed integrante del sistema economicointernazionale. Deve quindi essere presa in considerazione la totalità del circuito commercialenegriero: a monte, le attività sviluppate da un flusso continuo di armamento di navi per questocommercio, pesantemente caricate di manufatti, la costruzione navale, l’attrezzatura e lamanutenzione delle navi; a valle, l’esistenza delle colonie della zona tropicale e le loroproduzioni agricole di elevato valore agli occhi di una clientela europea sempre più numerosaed esigente. Queste colonie furono non soltanto fonti di immensi profitti, tanto per i piantatoriche per i negozianti dei porti, ma erano considerate come i segni più visibili della potenzadelle metropoli. Nel Settecento le guerre franco-inglesi avevano tutte sullo sfondo la rivalitàper la supremazia coloniale. Ora, senza la mano d’opera fornita dalla tratta negriera, questecolonie non sarebbero state altro che inutili terre vuote.E quale fu l’impatto demografico sull’Africa ? Per i paesi africani si è anche sostenuta la tesiparadossale che la tratta avrebbe avuto effetti positivi, avendo allentato gli effetti negatividella crescita della popolazione oltre a fornire ricchezza monetaria e merci che avrebberofavorito lo sviluppo; essa poi non avrebbe avuto effetti demografici sensibili. La realtà fuprobabilmente assai diversa: se è vero che sull' intero continente subsahariano - che nelSettecento contava forse 70 milioni di abitanti - gli effetti quantitativi di un flussocomplessivamente imponente, ma assai diluito nel tempo, non furono rilevanti, ciò non è verosicuramente per le aree che pagarono il più alto prezzo alla tratta. Questa non solo eraselettiva, privilegiando uomini e donne giovani di età e robusti di costituzione, ma era anchequantitativamente importante, influenzando la stabilità e la crescita demografica. Ve ne sonoprove, nel corso del Settecento, in varie regioni dell' Africa occidentale. Infine, quale calcolopotrebbe mai valutare il costo del degrado umano, sociale e civile (e la sua durata nel tempo)che la tratta inflisse alle popolazioni africane ?Così soprattutto nel Seicento e nel Settecento la tratta degli schiavi costituì il cuore dellaricchezza e della potenza coloniale delle grandi nazioni d’Europa, ma la sua violenza ne feceil principale bersaglio della nascente contestazione del sistema coloniale. Il movimentoantischiavista e abolizionista, all’inizio sorto e formatosi negli Stati Uniti al momento dellaDichiarazione d’Indipendenza, poi in Inghilterra e in Francia alla fine degli anni 1780, misel’eliminazione della tratta al primo posto nei suoi obiettivi politici. La prima tappa sarebbedovuta essere la sua proibizione mediante un accordo fra i grandi paesi europei; ne sarebbederivata una trasformazione delle condizioni stesse della schiavitù, che avrebbe aperto lastrada alla sua soppressione progressiva, senza scontri né crolli economici. Per il movimentoabolizionista internazionale, la schiavitù era una conseguenza del crimine iniziale5rappresentato dalla tratta, il crimine assoluto. La sua scomparsa avrebbe avuto un doppioeffetto benefico: da una parte, l’estinzione programmata della schiavitù, sostituita dalsalariato, e dall’altra la fine dello spopolamento dell’Africa.Questo schema, idealizzato all’estremo dai più ferventi antischiavisti, l’Abbé Grégoire eMirabeau in Francia, Thomas Clarkson e William Wilberforce in Inghilterra, nei fatti non si èmai realizzato in questa forma. In Francia, la prima abolizione della schiavitù, il 4 febbraio1794, venne imposta dalla “rivoluzione nera” di Haiti a una Convenzione che non siprospettava certo di procedere tanto in fretta, ma Napoleone la ristabilisce nel 1802 eorganizza la spedizione contro Haiti. Nel 1815, al Congresso di Vienna, le potenze europee siaccordarono per mettere fuori legge la tratta negriera, tuttavia in nessun luogo si vide comeconseguenza anche la contemporanea scomparsa della schiavitù. Nella maggior parte deipaesi europei la tratta viene abolita molto prima della schiavitù: in Inghilterra, dove ilmovimento abolizionista era molto potente, come pure negli Stati Uniti, la tratta fu abolita conuna legge nel 1807, ma la schiavitù resiste fino al 1833, negli Usa si ha l’abolizione dellatratta nel 1808, e la fine della schiavitù nel 1860; in Francia infine la tratta è abolita nel 1817,ma la schiavitù soltanto nel 1848. Da ricordare infine che una tratta illegale mantenne a lungoin funzione i circuiti di approvvigionamento delle grandi piantagioni del Brasile, di Cuba eperfino degli Stati Uniti. La Gran Bretagna impegnò la propria forza navale contro i questatratta illegale, ma riuscì ad eliminarla soltanto verso la metà dell’Ottocento. Il Brasileabolisce poi ufficialmente la tratta nel 1850 e l’ultima nave negriera giunge a Cuba nel 1867.

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