Le elezioni per il primo parlamento tunisino post rivoluzione 2011. L’assenza totale della politica e dei media italiani

Le elezioni per il primo parlamento tunisino post rivoluzione 2011. L’assenza totale della politica e dei media italiani   Il 24-25-26 Ottobre prossimi si vota per eleggere il primo parlamento tunisino post rivoluzione della Dignità. La legge elettorale della Tunisia,  consente il voto dei cittadini  che vivono e lavorano all’estero. I tunisini che vivono e lavorano in Italia, iscritti nelle liste elettorali voteranno, quindi, per eleggere tre deputati. In lizza  ci sono 18 liste espressione dell’articolato panorama politico di quel Paese. Una in particolare, L’Unione per la Tunisia(UPT), un’aggregazione di due partiti della sinistra di un variegato mondo associativo e culturale e di personalità indipendenti di prestigio, presenta come capolista in Italia il professore universitario di lingua araba presso il Kore di Enna,  Abdelkarim Hannachi di Mazara del Vallo. Una personalità di grande rilievo culturale e politico,tenuto, a suo tempo,  sotto l’occhiuta sorveglianza dai servizi del dittatore Ben Ali, ma sempre in prima linea in tutte le iniziative e battaglie per il riconoscimento, l’affermazione dei diritti dei migranti e , ovviamente, dell’intera comunità tunisina. Impegnato attivamente nel mondo dell’associazionismo politico culturale , cofondatore  dell’  Associazione  Sinistra Euromediterranea (SEM), partecipe con essa del processo di costruzione di una Sinistra Europea,  in grado di incidere sul mutamento delle politiche europee verso i paesi dell’Africa Mediterranea. Ideatore e  cofondatore del Forum Italo Tunisino per la cittadinanza Mediterranea. Di queste elezioni, di quello che possono significare per l’Italia e l’Europa in un momento in cui, tranne che in Tunisia,si registra il tragico epilogo delle Primavere arabe e si sgretola in tutto il medio Oriente il fragile sistema statuale nato dalla caduta dell’impero ottomano e dai tratti di penna delle potenze coloniali europee, non c’è traccia nei media italiani. Ma attenzione alle facili archiviazioni. I profondi sconvolgimenti geopolitici cui assistiamo in quell’area sono in gran parte effetto di quell’onda d’urto che non ha per niente esaurito la sua spinta. Il problema difficile da capire è relativo alle molteplici direzioni di marcia che da essa hanno preso il via. Come noto fu proprio la rivoluzione tunisina  che dal dicembre 2010 al marzo 2011 fece esplodere bisogni , tensioni, desideri di un intero popolo, cacciò un dittatore arrogante e corrotto, aprì la strada a quel fenomeno grandioso di partecipazione e lotta che va sotto il nome di “ Primavere Arabe” e che molti danno, per una miope visione , come tragicamente archiviato. Quel fenomeno scosse profondamente, in varie gradazioni e modi,  tutti i Paesi dell’Africa Mediterranea, fece tremare gli assetti dei Paesi del Golfo,  mostrò ulteriormente  la fragilità e  accentuò la disgregazione dell’assetto statuale dei Paesi del Medio Oriente , disegnato dalle potenze occidentali dopo la caduta dell’impero ottomano, generando il Kaos attuale. Quel fenomeno  scatenò in vario modo le reazioni dei diversi Paesi dell’area e delle stesse potenze occidentali che, mentre osannavano alla democrazia e alla partecipazione, si posizionavano per sfruttarne i contraccolpi,ognuno a proprio vantaggio,di controllo delle risorse energetiche,economico-finanziarie e di posizionamento geo-politico nello scenario di questo modo globalizzato, emergente in quell’area. E così  nei mesi a seguire abbiamo assistito alla trasformazione delle rivolte democratiche in Egitto, Libia,Siria in vere e proprie controrivoluzioni sostenute e alimentate dalla  sempre meno solida monarchia  Saudita e dai suoi emirati satelliti, timorosa degli effetti che il contagio   di una rivolta  fatta in nome della dignità , del rispetto dei bisogni elementari e  dei diritti da essi scaturenti, potessero avere sul mantenimento del potere assoluto della famiglia Sa’ùd, peraltro preoccupata dai nuovi fermenti che lavorano nella regione e che stanno riportando in scena in modo nuovo il peso dell’IRAN. La fragilità storica del regno saudita, poi,continua ad essere aggravata dalle sue interminabili dispute familiari e dal mutato atteggiamento delle grandi potenze , USA  in testa, che sono state l’ombrello e il pilastro dell’ alleanza ARABIA SAUDITA-ISRAELE-USA, fin dalle intese suggellate nel 1945  sull’incrociatore Quincy, tra il presidente Rooselvet ed il monarca saudita. Quell’intesa, essenza degli equilibri nella regione per più di mezzo secolo, anche se più volte scossa dagli anni 80 in poi del ‘900, oggi è  messa a dura prova in uno scenario dominato dal Kaos e dalla ricerca di nuove alleanze, nuovi spazi, nuovi assetti regionali. In questo scenario, la Tunisia rappresenta il punto di riferimento più attendibile per la sua storia, il consolidamento e la costituzionalizzazione di fondamentali diritti, la presenza di un forte sindacato unitario, di partiti democratici , una rete di associazioni culturali,  civili e sociali, in alcuni casi anche religiose moderate e tolleranti, senza pari nei Paesi di quell’area. Una rete  che ha saputo difendere i principi della rivoluzione del 2010-2011 e bloccare le derive fondamentaliste e militariste alimentate dai petrodollari del Golfo, che hanno tragicamente coinvolto Libia, Siria ed Egitto. Può essere quindi , a ragione, considerato un punto centrale per un rapporto Europa, nord Africa, mutato di segno. Può diventare la base di un laboratorio per nuove politiche in grado di riproporre la centralità del Mediterraneo e invertire la pericolosa deriva atlantica dell’UE e l’avvio della costruzione , anche istituzionale, di una comunità MED-EU. Ecco perché l’affermazione delle forze democratiche più attente e proiettate verso un nuovo,mutato rapporto con l’Europa, costituirebbe di per se un significativo passo in avanti. Mimmo Rizzuti (Sinistra EuroMediterranea) www.sinistraeuromediterranea.it  

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