Netanyahu respinge la tregua di Kerry —  Michele Giorgio, INVIATO A GAZA, 25.7.2014

Netanyahu respinge la tregua di Kerry—  Michele Giorgio, INVIATO A GAZA, 25.7.2014Striscia di Gaza. Il governo Netanyahu all'unanimità fa sapere che intende continuare l'offensiva militare, per distruggere Hamas e il suo arsenale. La guerra prosegue. 850 i palestinesi uccisi. Morti almeno 35 soldati israeliani Il “no” alla pro­po­sta di tre­gua for­mu­lata da John Kerry girava nell’aria da ore. Poi a sera è giunta la con­ferma dal governo israe­liano che, all’unanimità, ha respinto l’iniziativa del segre­ta­rio di stato ame­ri­cano. Le stragi con­ti­nue­ranno, anche bom­bar­da­menti e can­no­neg­gia­menti. Gaza non avrà un attimo di respiro. Per la sua gente sarà amara la festi­vità del Fitr che all’inizio della pros­sima set­ti­mana chiu­derà il mese di digiuno del Rama­dan isla­mico. I bam­bini già dura­mente col­piti dall’offensiva isa­re­liana, non potranno gioire. La deci­sione di riget­tare, per ora, la pro­po­sta di Kerry è legata al fatto che Israele intende restare nella Stri­scia di Gaza e con­ti­nuare a distrug­gere i tun­nel di Hamas (e non solo quelli), ha spie­gato la tv di Stato israe­liana. La tre­gua pro­po­sta dagli Usa era tem­po­ra­nea, solo di una set­ti­mana, durante le quale Israele e Hamas comin­ce­reb­bero a nego­ziare al Cairo su punti di sicu­rezza, eco­no­mici e poli­tici, per un accordo dura­turo. Gli Stati Uniti, il segre­ta­rio gene­rale dell’Onu Ban Ki Moon e l’Unione Euro­pea si fareb­bero garanti con entrambe le parti che i nego­ziati riguar­de­ranno temi essen­ziali: per Israele, il disarmo di Gaza e la distru­zione dei tun­nel. Per Hamas, la fine del blocco di Gaza e la rico­stru­zione dei danni che la Stri­scia ha subito durante le deva­stanti offen­sive mili­tari di que­sti anni. Israele ha detto “no”. «No, non è giu­sto, siamo stati ingan­nati. Ci ave­vano detto che la Croce Rossa aveva rag­giunto un accordo con gli israe­liani per la nostra eva­cua­zione dalla scuola. E invece tante per­sone inno­centi sono morte, uccise dagli israe­liani con la com­pli­cità di que­ste agen­zie inter­na­zio­nali che non ci pro­teg­gono». Ha tanta rab­bia in corpo Musa Hamad. Lui e la sua fami­glia gio­vedì sono scam­pati per un sof­fio alla morte. 45 per­sone tra moglie, figli e nipoti. Sua nuora è rima­sta leg­ger­mente ferita ma se la caverà nel giro di qual­che giorno. Altri sfol­lati invece sono stati fatti a pezzi dai colpi, con ogni pro­ba­bi­lità spa­rati dai carri armati, che si sono abbat­tuti all’improvviso sulla scuola di Beit Hanun gestita dall’Unrwa, l’agenzia dell’Onu che assi­ste i pro­fu­ghi pale­sti­nesi, dove nei giorni scorsi si erano rifu­giati circa 1600 civili di tutta la zona, scap­pati dalle loro case sotto l’urto dell’offensiva di terra israe­liana nel nord-est di Gaza. «Da giorni – pro­se­gue Hamad il suo rac­conto — (i fun­zio­nari dell’Unrwa) ci dice­vano che in quella scuola non era pos­si­bile rima­nere oltre, per­chè vicina alle linee israe­liane. E che non era attrez­zata per dare un rifu­gio a tante per­sone, per la poca quan­tità di acqua dispo­ni­bile». La muni­ci­pa­lità di Beit Hanun quindi ha fatto sapere di avere otte­nuto, con l’appoggio dell’Onu e della Croce Rossa, dai comandi mili­tari israe­liani un cor­ri­doio sicuro per eva­cuare gli sfol­lati pale­sti­nesi e por­tarli nelle scuole dell’Unrwa di Jaba­liya, dove Hamad e tutti gli altri scam­pati al mas­sa­cro da ieri si sono aggiunti a molte altre cen­ti­naia di fami­glie. «Ad un certo punto ci è stato stato detto di pre­pa­rare le nostre cose e di radu­narci nel cor­tile della scuola – pro­se­gue l’uomo – quando all’improvviso sono arri­vati i colpi. In quel momento almeno 7–800 per­sone erano all’aperto in attesa degli auto­bus. E’ stato orri­bile, le esplo­sioni non erano molto forti ma con­ti­nue, tra 12 e 15, e hanno ucciso donne e bam­bini, in buona parte della fami­glia Sham­beiri». Hamad si è sal­vato per­chè era con la sua fami­glia ancora nell’aula che li ha ospi­tati per giorni, a pre­pa­rare il baga­glio, quando i colpi hanno cen­trato il cor­tile affol­lato della scuola. «Ho visto un paio di esplo­sioni e subito dopo gente a terra in una pozza di san­gue – ricorda l’uomo -, un anziano aveva la schiena aperta, abbiamo pro­vato a tam­po­nare il san­gue ma è morto poco qual­che minuto. Non era facile soc­cor­rere i feriti, per­chè con­ti­nua­vano a cadere i colpi e la gente scap­pava in preda al panico». Musa Hamad è sicuro che a spa­rare siano stati i carri armati israe­liani che erano posi­zio­nati, più o meno, ad un chi­lo­me­tro o poco più dalla scuola. E così dicono un po’ tutti i testi­moni della strage – il bilan­cio è salito a 17 morti per­chè è spi­rata in ospe­dale una ragazza ferita gra­ve­mente – sot­to­li­neando che il quel momento non c’erano com­bat­ti­menti in corso nei pressi della scuola. Israele da parte sua sostiene che non tutti i colpi sareb­bero par­titi dalle sue forze armate e ipo­tizza che i civili siano stati uccisi anche da razzi di Hamas. Tut­ta­via non sareb­bero stati ritro­vati resti di que­sti razzi dal team dell’Unrwa, che inclu­deva un esperto di arma­menti, che ha potuto visi­tare bre­ve­mente l’area dell’edificio col­pito. Bre­ve­mente per­chè nono­stante il tour di inda­gine fosse stato coor­di­nato con l’Esercito israe­liano, nella zona sono ugual­mente caduti diversi colpi di arti­glie­ria che hanno costretto il team delle Nazioni Unite a tor­nare a Gaza city. Da sot­to­li­neare inol­tre la secca smen­tita da parte del por­ta­voce dell’Unrwa, Chris Gun­ness, delle voci, di parte israe­liana, che ipo­tiz­za­vano come causa dell’attacco dei carri armati, la pre­senza nella scuola di armi e razzi pale­sti­nesi. La vicenda è segnata anche da un giallo. Robert Tur­ner, il diret­tore dell’Unrwa a Gaza, ieri ha rife­rito che, nono­stante le sol­le­ci­ta­zioni, Israele non aveva mai dato il via libera all’evacuazione della scuola richie­sta dall’Onu. Non si com­prende per­ciò per quale motivo sia stato detto agli sfol­lati di pre­pa­rarsi al tra­sfe­ri­mento, facendo peral­tro rife­ri­mento ad una “intesa” tra Israele e la Croce Rossa. Avere infor­ma­zioni sulle ope­ra­zioni mili­tari israe­liane nel nord di Gaza, a est di Gaza city e, più a sud di Khan Yunis, è quasi impos­si­bile Sono zone di guerra e avvi­ci­narsi troppo mette a rischio la vita. Anche da una certa distanza però si com­prende bene cosa stia acca­dendo in quei cen­tri abi­tati fino a pochi giorni fa da decine di migliaia di pale­sti­nesi. Ieri sera, quando è scesa l’oscurità, dai tetti dei palazzi più alti di Gaza city si scor­geva il bagliore delle esplo­sioni, simile ad un enorme incen­dio verso Est. «Stanno bru­ciando Beit Hanun, Beit Lahiya e tutto quello che c’è intorno», ha com­men­tato un cono­scente pale­sti­nese. Una esa­ge­ra­zione ma fino ad un certo punto. E’ evi­dente il fine dell’esercito israe­liano di esten­dere la “zona cusci­netto” che ha creato dopo il 2009 all’interno di Gaza. E vista l’intensità dei bom­bar­da­menti, è plau­si­bile la distru­zione delle prime file di case che – a Shu­jayea, Beit Hanun, Beit Lahiya, Khu­zaa, Aba­san, Fara­hen, Rafah — guar­dano verso le linee di demar­ca­zione con Israele e che, secondo il governo Neta­nyahu e i comandi mili­tari, nascon­de­reb­bero il resto della rete di gal­le­rie sot­ter­ra­nee sca­vata dal brac­cio armato di Hamas. Quando le armi tace­ranno potrebbe emer­gere una ter­ri­bile realtà fatta di migliaia di case pale­sti­nesi distrutte o dan­neg­giate irre­pa­ra­bil­mente. I 160 mila sfol­lati che occu­pano le scuole dell’Unrwa, edi­fici abban­do­nati o ancora in costru­zione in molti casi non avranno più una abi­ta­zione dove tornare. Ormai non si rie­sce più a tenere il conto delle vit­time pale­sti­nesi. Circa 850 fino a ieri sera, quasi cin­que­mila i feriti. Anche Israele conta i suoi morti. Ieri tre sol­dati, che por­tano a 36 il totale dei mili­tari uccisi in com­bat­ti­mento. Le auto­rità israe­liane hanno pro­cla­mato la morte anche di Oron Shaul, il sol­dato disperso che l’ala mili­tare di Hamas sostiene di aver cat­tu­rato. E’ un con­ti­nuo bagno di san­gue che il governo Neta­nyahu non ha voluto fer­mare e che coin­vol­gerà sem­pre di più i bam­bini. Oxfam ieri sot­to­li­neava che sono 170 i bam­bini finora uccisi e 116 le scuole dan­neg­giate dai bom­bar­da­menti nella Stri­scia di Gaza, gli ospe­dali sono al col­lasso e scar­seg­giano le scorte d’acqua. http://ilmanifesto.info/netanyahu-respinge-la-tregua-di-kerry/

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna