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La dichiarazione islamica sui cambiamenti climatici 24 Agosto 2015 60

La dichiarazione islamica sui cambiamenti climatici24 Agosto 2015 60    Dagli anni ottanta del Novecento le chiese cristiane stanno dedicando attenzione ai problemi della difesa della natura e dell’ambiente, della pace e della giustizia; tale attenzione è andata crescendo a mano a mano che si sono fatti più vistosi i segni della violenza delle attività umane contro l’ambiente, confermati, in questi ultimi anni, dagli eventi climatici disastrosi che hanno colpito tante parti della Terra e che sono imputabili al lento continuo riscaldamento del pianeta. Una attenzione che ha ricevuto nuovo impulso con la recente enciclica di Papa Francesco, “Laudato si’” che ha trattato in maniera organica e unitaria le radici e i rimedi della crisi, non solo climatica, del pianeta Terra, nella società industriale e consumistica odierna.   Questo fermento si sta diffondendo anche nei seguaci delle religioni non cristiane. Il 17-18 agosto scorso, per esempio, si è tenuta a Istanbul una riunione di credenti musulmani che hanno redatto una “Dichiarazione islamica sulle modificazioni climatiche mondiali”, http://www.eddyburg.it/2015/08/la-dichiarazione-islamica-sui.html, anche in vista della conferenza internazionale che si terrà a Parigi nel prossimo dicembre alla ricerca di azioni comuni per rallentare il riscaldamento planetario. In Europa abbiamo dell’Islam una visione miope sulla base delle violenze manifestate da gruppi che dichiarano di parlare in nome dell’Islam, e dei conflitti politici e militari fra comunità sunnite (circa 85 percento dei credenti musulmani) e sciite (circa 15 percento dei credenti). Ma il mondo musulmano conta 1600 milioni di credenti, la seconda religione dopo quelle cristiane con 2000 milioni di credenti di cui 1200 milioni cattolici. I credenti nell’Islam hanno come riferimento il libro sacro del Corano, così come i cristiani hanno la Bibbia, e il Corano, come la Bibbia, comincia con la creazione dei cieli e della terra e di tutti i viventi da parte di un solo Dio (Allah, per i musulmani), che ha fatto bene tutte le cose, che sono buone. I beni della creazione appartengono a Dio e l’uomo ne è soltanto il custode (khalifah, nel Corano). Lo stesso concetto che si trova nel secondo capitolo del libro della Genesi: la Terra è stata data all”uomo” perché la coltivi e la custodisca. Una delle molte analogie fra i libri sacri delle due religioni monoteiste.   La dichiarazione islamica di Istanbul ricorda che il riscaldamento planetario, causa dei mutamenti climatici, è dovuto sia al crescente uso di combustibili fossili, sia alla distruzione delle foreste e ai mutamenti della struttura del suolo dovute alla estensione di monocolture per prodotti da esportare nei paesi industriali, fenomeni che si manifestano vistosamente, per esempio, in Indonesia, popoloso paese islamico. La dichiarazione passa poi ad elencare molte raccomandazioni di buon governo ambientale. E’ opportuno risparmiare l’acqua, anche questo un aspetto a cui sono sensibili molti paesi aridi abitati da musulmani, istituire delle aree protette di particolare valore naturalistico, riparare e riciclare le cose usate. La dichiarazione invita a vivere in modo frugale per consentire agli abitanti dei paesi poveri di avere accesso ad una maggiore frazione dei beni naturali e invita le organizzazioni economiche e produttive a diminuire i loro elevati consumi di risorse, la loro ”impronta ecologica”, e a finanziare una economia verde. Viene auspicato anche che si possa arrivare ad un uso al 100 percento delle energie rinnovabili, un tasto delicato dal momento che alcuni paesi islamici sono fra i maggiori produttori ed esportatori di petrolio, il cui uso è una delle principali fonti dei mutamenti climatici. E' comunque interessante che gli esponenti di comunità musulmane, nei cui paesi si hanno i maggiori contrasti fra pochi abitanti ricchissimi e moltitudini abitanti poverissimi, auspichino l’avvento di un nuovo modello di benessere.   L’enciclica e l’insegnamento di Papa Francesco vanno però al di là dei rimedi tecnici o finanziari per contrastare la crisi climatica e riconoscono le vere origini delle violenze ambientali nell’egoismo dei paesi industriali e consumisti, nella ineguaglianza nella distribuzione dei beni materiali, per cui i paesi poveri diventano sempre più poveri essendo costretti a vendere a basso prezzo sia le loro risorse naturali minerarie, agricole e forestali, sia i loro stessi abitanti, costretti a migrare per cercare condizioni decenti di vita. L’enciclica denuncia una politica focalizzata sulla crescita a breve termine, e i governi che, rispondendo a interessi elettorali, non si azzardano a irritare la popolazione con misure, come potrebbero essere più severe iniziative per la protezione dell’ambiente, per la sicurezza dei lavoratori e per i diritti degli immigrati, che possano intaccare il livello di consumo o mettere a rischio investimenti esteri.   In un’altra occasione Papa Francesco ha detto che la vera ricetta per la crisi anche ambientale contemporanea, è offerta dalla solidarietà, che significa pensare, agire e anche lottare in termini di priorità della vita di tutti sull’appropriazione dei beni da parte di alcuni, far fronte agli effetti distruttori dell’impero del dio denaro. Pace, giustizia e salvaguardia del creato sono tre questioni del tutto connesse, che non si possono separare o trattare singolarmente. I problemi economici, sociali, umani, ambientali che abbiamo di fronte sono enormi, comportano il superamento di grandi contraddizioni ed egoismi, ma, come dice il Papa, “L’amore è più forte”.     Come i grandi media nostrani, hanno rapidamente gettato nel dimenticatoio l'ultima enciclica di papa Francesco, così hanno totalmente ignorato questo importante documento del mondo islamico. Lo riprendiamo dal sito Lifegate, 19 agosto 2015.  In calce il link al testo integrale della dichiarazione.Redatta dai rappresentanti del mondo islamico, la Dichiarazione invita i fedeli a seguire il testo sacro per proteggere "il fragile equilibrio del pianeta".Il simposio, tenutosi il 17 e 18 agosto 2015 a Istanbul, ha visto impegnati più di 60 rappresentanti del mondo islamico, provenienti da 20 Paesi. L’incontro si è concluso con la redazione della “Dichiarazione islamica sul cambiamento climatico“. Un’importante presa di posizione da parte del mondo islamico, che sprona il 1,6 miliardo di musulmani a prendersi cura del “fragile euqilibrio (mīzān) della Terra” e i leader politici a sottoscrivere degli accordi vincolanti durante la prossima Conferenza sul clima a Parigi,perché: “Le attività umane stanno facendo una tale pressione sulle naturali funzioni della Terra, che la capacità degli ecosistemi di sostenere le generazioni future non può più essere dato per scontato“. Ecco alcuni dei passaggi più rappresentativi: - Gli ecosistemi e le culture umane sono già a rischio a causa del cambiamento climatico; - Il rischio di eventi estremi causati dal cambiamento climatico come ondate di calore, precipitazioni estreme e le inondazioni delle coste sono già in aumento; - Questi rischi sono distribuiti ineguale, e sono maggiori per le comunità povere e svantaggiate di ogni Paese, a tutti i livelli di sviluppo; -Gli effetti prevedibili avranno ripercussioni sulla biodiversità terrestre, sui beni e sui servizi prodotti dai nostri ecosistemi e sulla nostra economia globale;- Gli stessi sistemi fisici della Terra sono a rischio di bruschi e irreversibili cambiamenti. La dichiarazione afferma che: - Dio ha creato la Terra in perfetto equilibrio (mīzān); - La sua immensa misericordia ci ha dato terreni fertili, aria fresca, acqua pulita e tutte le buone cose sulla Terra che rendono la nostra vita qui praticabile e piacevole; - Le funzioni naturali della Terra nei suoi cicli stagionali e naturali: un clima in cui gli esseri viventi – compreso l’uomo – possono prosperare. L’attuale catastrofe del cambiamento climatico è il risultato della perturbazione umana di questo equilibrio.  Per questo nella dichiarazione si chiede:  - Di stabilizzare le concentrazioni di gas serra ad un livello tale da impedire pericolose interferenze antropogeniche con il sistema climatico; - Di ridurre le emissioni comunque non oltre la metà di questo secolo; - Di riconoscere l’obbligo morale di ridurre i consumi cosicchè la parte più povera della popolazione possa beneficiare delle risorse non rinnovabili del pianeta; - Di rimanere entro il limite dei “2 gradi”, o meglio di 1,5 gradi, tenendo a mente di lasciare nel suolo i 2/3 dei rimanenti combustibili fossili; - Di impegnarsi verso l’obiettivo del 100 per cento di rinnovabili e/o una strategia a zero emissioni il prima possibile.   
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La dichiarazione islamica sui cambiamenti climatici 24 Agosto 2015 60

La dichiarazione islamica sui cambiamenti climatici24 Agosto 2015 60    Dagli anni ottanta del Novecento le chiese cristiane stanno dedicando attenzione ai problemi della difesa della natura e dell’ambiente, della pace e della giustizia; tale attenzione è andata crescendo a mano a mano che si sono fatti più vistosi i segni della violenza delle attività umane contro l’ambiente, confermati, in questi ultimi anni, dagli eventi climatici disastrosi che hanno colpito tante parti della Terra e che sono imputabili al lento continuo riscaldamento del pianeta. Una attenzione che ha ricevuto nuovo impulso con la recente enciclica di Papa Francesco, “Laudato si’” che ha trattato in maniera organica e unitaria le radici e i rimedi della crisi, non solo climatica, del pianeta Terra, nella società industriale e consumistica odierna.   Questo fermento si sta diffondendo anche nei seguaci delle religioni non cristiane. Il 17-18 agosto scorso, per esempio, si è tenuta a Istanbul una riunione di credenti musulmani che hanno redatto una “Dichiarazione islamica sulle modificazioni climatiche mondiali”, http://www.eddyburg.it/2015/08/la-dichiarazione-islamica-sui.html, anche in vista della conferenza internazionale che si terrà a Parigi nel prossimo dicembre alla ricerca di azioni comuni per rallentare il riscaldamento planetario. In Europa abbiamo dell’Islam una visione miope sulla base delle violenze manifestate da gruppi che dichiarano di parlare in nome dell’Islam, e dei conflitti politici e militari fra comunità sunnite (circa 85 percento dei credenti musulmani) e sciite (circa 15 percento dei credenti). Ma il mondo musulmano conta 1600 milioni di credenti, la seconda religione dopo quelle cristiane con 2000 milioni di credenti di cui 1200 milioni cattolici. I credenti nell’Islam hanno come riferimento il libro sacro del Corano, così come i cristiani hanno la Bibbia, e il Corano, come la Bibbia, comincia con la creazione dei cieli e della terra e di tutti i viventi da parte di un solo Dio (Allah, per i musulmani), che ha fatto bene tutte le cose, che sono buone. I beni della creazione appartengono a Dio e l’uomo ne è soltanto il custode (khalifah, nel Corano). Lo stesso concetto che si trova nel secondo capitolo del libro della Genesi: la Terra è stata data all”uomo” perché la coltivi e la custodisca. Una delle molte analogie fra i libri sacri delle due religioni monoteiste.   La dichiarazione islamica di Istanbul ricorda che il riscaldamento planetario, causa dei mutamenti climatici, è dovuto sia al crescente uso di combustibili fossili, sia alla distruzione delle foreste e ai mutamenti della struttura del suolo dovute alla estensione di monocolture per prodotti da esportare nei paesi industriali, fenomeni che si manifestano vistosamente, per esempio, in Indonesia, popoloso paese islamico. La dichiarazione passa poi ad elencare molte raccomandazioni di buon governo ambientale. E’ opportuno risparmiare l’acqua, anche questo un aspetto a cui sono sensibili molti paesi aridi abitati da musulmani, istituire delle aree protette di particolare valore naturalistico, riparare e riciclare le cose usate. La dichiarazione invita a vivere in modo frugale per consentire agli abitanti dei paesi poveri di avere accesso ad una maggiore frazione dei beni naturali e invita le organizzazioni economiche e produttive a diminuire i loro elevati consumi di risorse, la loro ”impronta ecologica”, e a finanziare una economia verde. Viene auspicato anche che si possa arrivare ad un uso al 100 percento delle energie rinnovabili, un tasto delicato dal momento che alcuni paesi islamici sono fra i maggiori produttori ed esportatori di petrolio, il cui uso è una delle principali fonti dei mutamenti climatici. E' comunque interessante che gli esponenti di comunità musulmane, nei cui paesi si hanno i maggiori contrasti fra pochi abitanti ricchissimi e moltitudini abitanti poverissimi, auspichino l’avvento di un nuovo modello di benessere.   L’enciclica e l’insegnamento di Papa Francesco vanno però al di là dei rimedi tecnici o finanziari per contrastare la crisi climatica e riconoscono le vere origini delle violenze ambientali nell’egoismo dei paesi industriali e consumisti, nella ineguaglianza nella distribuzione dei beni materiali, per cui i paesi poveri diventano sempre più poveri essendo costretti a vendere a basso prezzo sia le loro risorse naturali minerarie, agricole e forestali, sia i loro stessi abitanti, costretti a migrare per cercare condizioni decenti di vita. L’enciclica denuncia una politica focalizzata sulla crescita a breve termine, e i governi che, rispondendo a interessi elettorali, non si azzardano a irritare la popolazione con misure, come potrebbero essere più severe iniziative per la protezione dell’ambiente, per la sicurezza dei lavoratori e per i diritti degli immigrati, che possano intaccare il livello di consumo o mettere a rischio investimenti esteri.   In un’altra occasione Papa Francesco ha detto che la vera ricetta per la crisi anche ambientale contemporanea, è offerta dalla solidarietà, che significa pensare, agire e anche lottare in termini di priorità della vita di tutti sull’appropriazione dei beni da parte di alcuni, far fronte agli effetti distruttori dell’impero del dio denaro. Pace, giustizia e salvaguardia del creato sono tre questioni del tutto connesse, che non si possono separare o trattare singolarmente. I problemi economici, sociali, umani, ambientali che abbiamo di fronte sono enormi, comportano il superamento di grandi contraddizioni ed egoismi, ma, come dice il Papa, “L’amore è più forte”.     Come i grandi media nostrani, hanno rapidamente gettato nel dimenticatoio l'ultima enciclica di papa Francesco, così hanno totalmente ignorato questo importante documento del mondo islamico. Lo riprendiamo dal sito Lifegate, 19 agosto 2015.  In calce il link al testo integrale della dichiarazione.Redatta dai rappresentanti del mondo islamico, la Dichiarazione invita i fedeli a seguire il testo sacro per proteggere "il fragile equilibrio del pianeta".Il simposio, tenutosi il 17 e 18 agosto 2015 a Istanbul, ha visto impegnati più di 60 rappresentanti del mondo islamico, provenienti da 20 Paesi. L’incontro si è concluso con la redazione della “Dichiarazione islamica sul cambiamento climatico“. Un’importante presa di posizione da parte del mondo islamico, che sprona il 1,6 miliardo di musulmani a prendersi cura del “fragile euqilibrio (mīzān) della Terra” e i leader politici a sottoscrivere degli accordi vincolanti durante la prossima Conferenza sul clima a Parigi,perché: “Le attività umane stanno facendo una tale pressione sulle naturali funzioni della Terra, che la capacità degli ecosistemi di sostenere le generazioni future non può più essere dato per scontato“. Ecco alcuni dei passaggi più rappresentativi: - Gli ecosistemi e le culture umane sono già a rischio a causa del cambiamento climatico; - Il rischio di eventi estremi causati dal cambiamento climatico come ondate di calore, precipitazioni estreme e le inondazioni delle coste sono già in aumento; - Questi rischi sono distribuiti ineguale, e sono maggiori per le comunità povere e svantaggiate di ogni Paese, a tutti i livelli di sviluppo; -Gli effetti prevedibili avranno ripercussioni sulla biodiversità terrestre, sui beni e sui servizi prodotti dai nostri ecosistemi e sulla nostra economia globale;- Gli stessi sistemi fisici della Terra sono a rischio di bruschi e irreversibili cambiamenti. La dichiarazione afferma che: - Dio ha creato la Terra in perfetto equilibrio (mīzān); - La sua immensa misericordia ci ha dato terreni fertili, aria fresca, acqua pulita e tutte le buone cose sulla Terra che rendono la nostra vita qui praticabile e piacevole; - Le funzioni naturali della Terra nei suoi cicli stagionali e naturali: un clima in cui gli esseri viventi – compreso l’uomo – possono prosperare. L’attuale catastrofe del cambiamento climatico è il risultato della perturbazione umana di questo equilibrio.  Per questo nella dichiarazione si chiede:  - Di stabilizzare le concentrazioni di gas serra ad un livello tale da impedire pericolose interferenze antropogeniche con il sistema climatico; - Di ridurre le emissioni comunque non oltre la metà di questo secolo; - Di riconoscere l’obbligo morale di ridurre i consumi cosicchè la parte più povera della popolazione possa beneficiare delle risorse non rinnovabili del pianeta; - Di rimanere entro il limite dei “2 gradi”, o meglio di 1,5 gradi, tenendo a mente di lasciare nel suolo i 2/3 dei rimanenti combustibili fossili; - Di impegnarsi verso l’obiettivo del 100 per cento di rinnovabili e/o una strategia a zero emissioni il prima possibile.   
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Il Manifesto degli intellettuali contro il terrorismo-بيان المثقفين التونسيين ضد الإرهاب -Le Manifeste des Intellectuels contre le Terrorisme -Manifesto of Intellectuals Against Terrorism

Il Manifesto degli intellettuali contro il terrorismo La nostra società sta subendo, da oltre quattro anni, gli attacchi omicidi di un terrorismo islamista organizzato e appoggiato da reti locali, regionali e internazionali. Le vittime di questo terrorismo sono decine di personaggi politici, militari, forze dell’ordine, civili tunisini e stranieri. Il terrorismo mira a distruggere la pace civile, la coesione sociale, la sicurezza dello Stato e l’economia del Paese. Recluta essenzialmente tra le frange più vulnerabili della nostra gioventù e diffonde l'odio nei confronti dell'altro e la banalizzazione della violenza. Consapevoli della necessità della mobilitazione di tutte le forze della società civile, dello Stato e tutti gli attori politici, noi, uomini e donne, docenti universitari, insegnanti, attori culturali e artisti, riunitisi in questo Congresso contro il terrorismo e per la difesa dello Stato civile e democratico adottiamo il seguente manifesto: Il terrorismo è un fenomeno globale poiché è il frutto di un’ideologia che si presenta al mondo come un modo d’essere, di pensare e agire, mobilitando risorse materiali e propaganda. Al fine di neutralizzarlo e di estirparne le radici nella società deve essere meglio compreso in tutte le sue dimensioni. Il terrorismo, di cui subiamo le azioni barbariche, è l'espressione ideologica di una minoranza violenta che si basa su un’interpretazione letterale ed estremista della religione e dei suoi testi fondanti. Questa ideologia aliena in modo particolare le donne, la cui emancipazione ha rappresentato il principio basilare della nostra società. Il terrorismo islamista attinge la parte essenziale della sua visione, dei suoi principi e concetti dalle tradizioni dell'Islam salafita wahhabita e dalle ideologie politiche che vi s’ispirano, in particolare quella dei "Fratelli Musulmani". Non è un fenomeno specificamente tunisino. È trasversale e supera le frontiere, rappresenta un anello di una catena globale del terrorismo internazionale attiva nella regione, in Oriente e in Occidente. È alimentato da reti in cui s’intersecano interessi complessi e molteplici, geopolitici e ideologici, economici e militari. Ostile alla modernità e alla nostra eredità plurale e millenaria, in guerra contro la Repubblica civile e democratica, s’inserisce in modo del tutto spontaneo nel capitalismo globalizzato rifiutando l’universale in nome d’identità politicamente e ideologicamente costruite, avulso dalla complessità delle appartenenze reali e plurali. Le profonde fratture economiche, sociali e culturali all’interno del paese e nel mondo alimentano e accrescono le fila di una gioventù contestataria che è portata a credere che il terrorismo possa costituire un’alternativa sana e nutre l'illusione che questo "jihadismo" costituisca una risposta "legittima" e "giusta" alle ingiustizie del mondo. Per sconfiggere il terrorismo, è quindi necessario costruire un progetto di futuro, in grado di convincere i giovani della possibilità di agire, di esprimersi e realizzarsi in seno alla società e non contro di essa, in modo pacifico e organizzato, e non attraverso la violenza e l’autoesclusione. Per realizzare tutto questo, s’impongono allo Stato, alle istituzioni economiche, sociali e culturali, alla società civile, ai giovani e a noi intellettuali, appartenenti a tutte le estrazioni filosofiche, intellettuali e religiose, varie forme di riflessione e azione al fine di ricostruire un patto sociale condiviso, che si basa su valori e impegni reciproci, e al contempo recuperare il patto civile gravemente alterato. Questo nuovo patto sociale si fonda su: • Uno Stato di diritto fondato sulla Costituzione, che si difenda e difenda la società, che imponga il rispetto delle leggi, che promuova l’indipendenza del sistema giudiziario e ponga un freno alla distruzione e all’autodistruzione. • Un progetto di società rinnovato che si basi sui principi universali dell’uguaglianza tra uomini e donne, della libertà individuale e di pensiero garantite dalla Costituzione. • Una rivisitazione del rapporto tra lo Stato e la sfera religiosa al fine di stabilire una netta separazione tra politica e religione, di riformulare gli statuti delle istanze preposte agli affari del culto al fine di assicurarne la neutralità e di proteggerle da ogni manipolazione ideologica. • Insegnanti e un sistema educativo che si rimettano in questione e si rinnovino: una scuola che educhi, che insegni la convivenza, che coltivi e sprigioni le predisposizioni della persona. • Un'università della cittadinanza aperta al mondo, al rinnovamento del sapere e al radicamento del pensiero critico e che goda della libertà accademica e dei mezzi per garantire la qualità dell'insegnamento. • Una politica culturale della prossimità che ponga l'arte e il patrimonio al servizio della società e del suo sviluppo. • Una politica sociale che combatta le disuguaglianze e offra opportunità a vantaggio di tutte le regioni, dei giovani e di tutti i gruppi sociali. • Una moltiplicazione degli spazi mediatici destinati a sensibilizzare l’opinione pubblica circa i rischi collegati all’isolamento identitario, alle interpretazioni semplicistiche e dogmatiche della religione e della storia e impegnati a tutelare la società dai pericoli di questi ultimi. Consapevoli delle nostre responsabilità e desiderosi di contribuire democraticamente ad azioni volte a porre le basi di una riforma profonda della nostra società e della sua cultura, noi firmatari del seguente manifesto ci dichiariamo impegnati in modo costante come collettivo di azione, volto a formulare proposte contro il terrorismo per una transizione democratica che garantisca libertà, giustizia e pace per tutte le tunisine e i tunisini. بيان المثقفين التونسيين ضد الإرهاب يواجه مجتمعنا منذ أكثر من أربع سنوات، موجة من الاعتداءات المميتة من الإرهاب التكفيري المنظم والمسنود من الشبكات المحلية والإقليمية والعالمية. وهو إرهاب قضى على عشرات الضحايا من الشخصيات السياسية والجنود وأعوان قوات الأمن ومن المدنيين الأجانب والتونسيين.إن إلإرهاب يستهدف تقويض السلم المدني والتماسك الإجتماعي وكيان الدولة واقتصاد البلاد. وهو يستقطب عناصره أساسا من بين الفئات الشبابية الأكثر هشاشة داخل المجتمع، وينشركراهية الآخر وثقافة العنف.وانطلاقا من وعينا بضرورة تجنّد كافة قوى المجتمع المدني ومؤسسات الدولة وكل الفاعلين السياسيين، نحن نساء تونس ورجالها من جامعيين ومدرّسين وفاعلين ثقافيين ومبدعين، المجتمعين في مؤتمرنا هذا المنعقد ضد الإرهاب ودفاعا عن الدولة المدنية والديمقراطية، نعلن: - إن الإرهاب ظاهرة شمولية لأنه نتاج إيديولوجيا تقدم نفسها للعالم على أنها منوال حياة وتفكير وفعل، وهي تستخدم قدرات مادية كبيرة ودعاية تستند إلى استغلال مكثف لوسائل التواصل الحديثة. ومن أجل محاصرته واقتلاع جذوه من المجتمع لا بد من فهمه بكل أبعاده.- إن الإرهاب الذي نعاني من ضرباته الوحشية إنما هو تعبيرة إيديولوجية لأقلية تمارس العنف وتستند في أفكارها على تأويل حرفي ومتطرف للدين وللنصوص المؤسسة له. وهي إيديولوجيا تستهدف المرأة بالتحديد وتحريرها الذي مثل أهم عامل في تحديث مجتمعنا.. ويستلهم الإرهاب الجهادي أهم رؤاه ومبادئه وتصوراته، من الإسلام السلفي الوهابي ومن الإيديولوجيا السياسية لجماعة " الإخوان المسلمين ". فهو ليس ظاهرة تونسية بالذات، بل هو ظاهرة عابرة للحدود، وهو يمثل في تونس حلقة من سلسلة الإرهاب المعولم والناشط في المنطقة,وفي الشرق كما في الغرب. وهو مموّل من شبكات تختلط فيها مصالح متعددة ومركبة, جغرا فية- سياسية وإيديولوجية واقتصادية وعسكرية. إنه يعادي الحداثة كما يعادي إرثنا المتعدد والضارب في التاريخ، وهو في حرب ضد الجمهورية المدنية والديمقراطية، وهو ينضوي تلقائيا ضمن النظام الرأسمالي المعولم ويعادي في نفس الوقت الثقافة الكونية باسم كيانات مكتملة الهوية سياسيا وعقائديا. إن الفجوة الاقتصادية والاجتماعية والثقافية العميقة داخل البلاد وفي العالم ، توهم الشباب الثائر على وضعه بأن "الجهاد" أن يشكل البديل المنقذ، ويخلق لديه الوهم أن هذا " الجهاد هو " ردّ " شرعي " و "عادل" في وجه الظلم والحيف العالميين.وحتى نتغلب على الإرهاب ونهزمه فإنه من الضروري وضع مشروع مستقبلي يفتح الآفاق الرحبة وأبواب الأمل أمام الشباب ويجعلهم يثقون في المستقبل، كما ينبغي إقناعهم بإمكانية الفعل الإيجابي والتعبير عن الذات والاندماج في المجتمع بشكل سلمي ومنظم عوض محاربة هذا المجتمع بالاستبعاد الذاتي وبالعنف.إن مسؤولية تحقيق ذلك تقع على عاتق الدولة والمؤسسات الاقتصادية والمجتمعية والثقافية ومكونات المجتمع المدني، وعلى الشباب، وعلينا نحن المثقفين بمختلف انتماءاتنا الفكرية والفنية والعقائدية، وذلك بالتفكير والعمل بأشكال متعددة لوضع عقد اجتماعي مشترك قائم على قيم والتزامات متبادلة، ويرمم العقد الاجتماعي الذي تآكل.إن هذا العقد الاجتماعي الجديد ينبغي أن يقوم على: ــ دولة قانون مؤسسة على الدستور، تدافع عن نفسها وتدافع عن المجتمع، وتفرض احترام القوانين واستقلالية القضاء، وتوقف عمليات التدمير والتدمير الذاتي.ــ مشروع مجتمع متجدد قائم على المبادئ الكونية المتمثلة في المساواة بين الرجال والنساء، وفي حرية الفرد وحرية التفكير المضمونة دستوريا.ــ إعادة صياغة علاقة الدولة بالدين بغية إنشاء فصل واضح بين السياسي والديني، وبين الفضاء العام والفضاء الخاص، وهو ما يوجب إعادة النظر في وضع الهيئات المسؤولة عن الشؤون الدينية لضمان تحييدها وحمايتها من أي توظيف إيديولوجي.ــ مدرّسين ونظام تربوي يؤسس لمدرسة جديدة تربي وتكرّس نمط الحياة المشتركة وتثقف وتطلق الطاقات الفردية لدى الناشئة.ــ جامعة مواطنية منفتحة على العالم وعلى تجديد المعارف ، وتعمل على تأصيل الفكر النقدي، وتتمتع بالحرية الأكاديمية وتحظى بالإمكانيات اللازمة لتحقيق جودة التعليم.ــ سياسة تقّرب الثقافة للجميع وتضع الفن والتراث في خدمة المجتمع ورقيّه. ــ سياسة اجتماعية تقضي على التفاوت واللامساواة، وتمنح الفرص لجميع الجهات، وللشباب من مختلف فئات المجتمع. ــ مضاعفة الفضاءات الإعلامية المخّصصة لتوعية الرأي العام بمخاطر الإنغلاق على الذات والتصورات الضيقة والدغمائية للدين وللتاريخ، وهو ما من شأنه أن يعمل على حماية المجتمع من المخاطرالتي تنتج عن ذلك . وعيا منا بمسؤوليتنا التاريخية، ورغبة منا في المساهمة ديمقراطيا في ما من شأنه أن يرسي قواعد إصلاح عميق في مجتمعنا وفي ثقافته، نعلن نحن الموقعين على هذا البيان، أننا سنعمل باستمرار بصفتنا ائتلاف للعمل والمبادرة لمناهضة الإرهاب، ومن أجلا نتقال ديمقراطي يضمن الحرية والعدالة والسلم لجميع التونسيات والتونسيين.قصر المؤتمراتتـــونس في 12 أوت 2015 Le Manifeste des Intellectuels contre le Terrorisme Notre société subit, depuis plus de quatre ans, les attaques meurtrières d’un terrorisme islamiste, organisé et soutenu par les réseaux locaux, régionaux et internationaux. Les victimes de ce terrorisme se comptent par dizaines parmi les personnalités politiques, les militaires, les forces de l’ordre et les civils étrangers et tunisiens. Le terrorisme vise à détruire la paix civile, la cohésion sociale, la sécurité de l’Etat et l’économie du pays. Il recrute essentiellement parmi les franges les plus vulnérables de notre jeunesse et propage la haine de l’Autre et la banalisation de la violence. Conscients de la nécessité de la mobilisation de toutes les forces de la société civile, de l’Etat et de tous les acteurs politiques, nous, femmes et hommes, universitaires, enseignants, acteurs culturels et créateurs, réunis dans ce Congrès contre le terrorisme et pour la défense de l’Etat civil et démocratique adoptons le présent manifeste :Le terrorisme, est un phénomène total parce que fruit d’une idéologie qui se présente au monde comme un mode d’être, de penser et d’agir, mobilisant des moyens matériels et une propagande fondée sur un usage intensif et abusif des nouvelles technologies de communication. Pour le neutraliser et extirper ses racines de la société, il doit être mieux appréhendé dans toutes ses dimensions.Le terrorisme, dont nous subissons les actes barbares, est l’expression idéologique d’une minorité violente qui se base sur une interprétation littérale et extrémiste de la religion et de ses textes fondateurs. Cette idéologie aliène particulièrement les femmes, dont la libération a constitué le principal opérateur de modernité dans notre société.Le terrorisme islamiste puise l’essentiel de sa vision, de ses principes et conceptions des traditions de l’islam salafiste wahabite et des idéologies politiques qui s’en inspirent notamment celle des « Frères musulmans ». Il n’est pas un phénomène proprement tunisien. Il est transfrontalier et constitue un maillon d’une chaîne mondialisée du terrorisme international actif dans la région, en Orient et en Occident. Il est nourri par des réseaux où se mêlent des intérêts complexes et multiples, géopolitiques et idéologiques, économiques et militaires.Ennemi de la modernité et de notre héritage pluriel et millénaire, en guerre contre la République civile et démocratique, le terrorisme « jihadiste » s’inscrit spontanément dans le capitalisme globalisé tout en rejetant l’universel au nom d'identités politiquement et idéologiquement construites.Les fractures économiques, sociales et culturelles profondes à l’intérieur du pays et dans le monde font accroire à la jeunesse contestataire que le terrorisme peut constituer l’alternative salutaire et créent, auprès d’elle, l’illusion que ce « jihadisme » constitue une réponse « légitime » et « juste » aux injustices du monde. Pour vaincre le terrorisme, il faut, par conséquent, construire un projet d’avenir, à même de convaincre la jeunesse de la possibilité d’agir, de s’exprimer et de s’épanouir dans la société et non contre elle, de façon pacifique et organisée et non par la violence et l’auto-exclusion.Il incombe, pour ce faire, à l’Etat, aux institutions économiques, sociales et culturelles, à la société civile, et à la jeunesse et à nous intellectuels de toutes les obédiences philosophiques, artistiques et religieuses de réfléchir et d’agir sous des formes diverses pour reconstruire un pacte social partagé, fait de valeurs et d’engagements réciproques, à même de restaurer le pacte civique gravement altéré. Ce pacte social nouveau se fonde sur : • Un Etat de droit fondé sur la Constitution, qui se défend et défende la société, qui impose le respect des lois, l’indépendance de la justice, l’arrêt de la destruction et de l’autodestruction. • Un projet de société renouvelé, fondé sur les principes universels de l’égalité entre les hommes et les femmes, de la liberté de l’individu et de la pensée garantis par la Constitution.• Une refonte du rapport de l’Etat au religieux en vue d’établir une nette séparation entre le politique et le religieux, entre la sphère publique et la sphère privée, de revoir les statuts des instances en charge des affaires du culte afin d’en assurer la neutralité et de les protéger contre toute manipulation idéologique. • Des enseignants et un système éducatif qui se remettent en question et innovent : une école qui éduque, qui enseigne le vivre-ensemble, cultive et libère les capacités de la personne.• Une université citoyenne ouverte sur le monde et le renouvellement des savoirs et l’ancrage de la pensée critique et jouissant de la liberté académique et de moyens garantissant la qualité de l’enseignement• Une politique culturelle de proximité qui met l’art et le patrimoine au service de la société et de son développement.• Une politique sociale qui combat les inégalités et offre des opportunités au profit de toutes les régions, des jeunes et de tous les groupes sociaux.• Une multiplication des espaces médiatiques destinés à sensibiliser l’opinion publique au sujet des risques liés au repli identitaire et aux conceptions réductrices et dogmatiques de la religion et de l’histoire et visant à prémunir la société contre leurs dangers. Conscients de nos responsabilités et désireux de contribuer démocratiquement à des actions en vue d’asseoir les bases d’une réforme profonde de notre société et de sa culture, nous signataires de ce manifeste nous nous déclarons mobilisés de façon durable en tant que collectif d’action et de propositions contre le terrorisme, pour une transition démocratique garantissant la liberté, la justice et la paix pour toutes les tunisiennes et les tunisiens. Manifesto of Intellectuals Against Terrorism For the last four years, our society has suffered deadly attacks of terrorism with islamic origin, organized and supported by local, regional and international networks. There are tens of victims of terorism among them politicians, military and internal security forces as well as foreign and tunisian civilians. Terrorism aims at undermining civil peace, social cohesion, state security and the economuy of the country. It mainly recruits amonng the most vulnerable communities of youngsters and disseminates hatred of the Other and renders violence trivial. Being aware of the necessity for mobilization of all the forces in the civil society, the state and all the political actors, we, women and men, academics, cultural actors and creators, assembled in this congress against terrorism and for the defense of the civil and democraticv state, adopt this current manifesto.Terrorism is a global phenomenon, the outcome of an ideology which introduces itself to the world as a mode of being, thinking and acting, drawing on material means and propaganda. Terrorism should be approached with all its ramifications, in order to neutralize and disqualify it in the eyes of society.The savage acts of terrorism we are undergoing, are the ideological manifestation of a violent minority that has a literal and extermist interpretation of religion and its fouding sources. This ideology, alienates women particularly, whose liberation is the main operator of modernity in our society. Islamist terrorism draws the main part of its vision from the principles and conceptions of the salafist, wahabite islamic tradition as well as the political ideologies which inspire them, and particularly that of the "Muslim Brotherhood". Terrorism is not a genuine Tunisian phenomenon. It crosses frontiers and constitutes a node in the world chain of terrorism active in the region, in the East as well as in the West. It feeds on networks where complex and multiple geopolitical, ideological, economic and military interests merge.Enemy of modernity and of multiple and millinary heritage, waging war against the civil and democratic Republic, terrorism is naturally part of globalized capitalism while rejecting the universal, in the name of politically and ideologically constructed identities, with no link to the complexities of real and multiple belongings. The social, cultural and economic gaps inside the country as well as in the world push dissenting young people to the belief that terrorism could be the salutary alternative and create in them the illusion that this "jihadism" is a legitimate and fair response to injustice in the world. Consequently, and in order to defeat terrorism, a project for the future must be constructed, capable of convincing the youth that action is possible, expressing onself and opening up in society and not against it, in an organized and peaceful way, and not through resorting to violence and self-exclusion. To achieve these goals, it is up to the state , economic, social, cultural, civil society, the youth, as well as to us, intellectuals, of all philosophical, artistic and religeous orientations to think and act within different frames to reconstruct a shared social pact, made of values and mutual commitments, capable of restoring the civil pact which has been dangerously altered. This new social pact is based on:A rule of law bsed on the constitution, which defends itself and society, imposes respect of law, autonomy of justice, putting an end to destruction and self destruction.A renewed social project, based on universal principles of equality between men and women, freedom of individuals and thought. A remaking of the relation of the state to religion in order to establish a clear separation between the political and the religeous, between the public and private spheres, to rethink the status of the institutions in charge of religeous affairs, so that neutrality is assured and protected against ideological manipulationInstructors and an educational system in constant change and innovation: aschools which teach the live together, cultivate and liberate people's competences. A university for citizens open to the world and renewal of knowledge and the strenghtening of critical thought. It enjoys academic freedom and has the means to garantee good quality teaching. Closer cultural policy which puts art and heritage to the service of society and its development. A social policy which fights inequalities and offers opportunities to all the regions, the youth, and all the social groupsMultiplication of media spaces aimed at sensitizing public opinion to the risks of identitarian closure and to reductive and dogmatic conceptions of religion and history. The ultimate objective is to guard society against these dangersAn effective security and defense policy Aware of our responsibilities and keen to contribute democratically to actions in order to establish the bases of a profoud reform of our society, we signatories of the manifesto, declare hereby that we remain constantly mobilized as a collective for action and propositions against terrorism, for a democratic transition that ensuress liberty, justice, and peace for all our countrymen and women. Tunis, 12th August 2015 Tunis 12/08/2015   28 persone raggiunte  
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Perché i musulmani dovrebbero leggere l’Enciclica papale Di Roberta Papaleo il 30 giugno 2015 Nell'Enciclica "Laudato Si'" Papa Francesco è riuscito a creare un nuovo terreno comune tra i seguaci di tutte le fedi Perché i musulmani dovrebbero leggere

Perché i musulmani dovrebbero leggere l’Enciclica papale Di Roberta Papaleo il 30 giugno 2015 Nell'Enciclica "Laudato Si'" Papa Francesco è riuscito a creare un nuovo terreno comune tra i seguaci di tutte le fedi             1 Voto  Di Abdullah Hamidaddin. Al-Arabiya (28/06/2015). Traduzione e sintesi di Angela Ilaria Antoniello. Devo ringraziare Twitter per molte cose, tra queste l’Enciclica di Papa Francesco: “Laudato Si'” (sulla cura della casa comune). Appena una settimana fa non ero nemmeno a conoscenza della parola ‘enciclica’. È su Twitter che mi ci sono imbattuto, seguendo il Papa e i suoi tweet, che la scorsa settimana hanno riguardato, tra varie questioni sociali, l’ambiente. Da musulmano ho sentito parlare molto dell’Islam come religione sia della vita dopo la morte che di questa vita. E di come ogni aspetto della nostra vita abbia una dimensione religiosa. Questa idea in sé potrebbe portare a risultati diversi, ma quello prevalente nel mondo musulmano è che bisogna implementare la shari’a. Quindi quando ho iniziato a leggere l’enciclica ho pensato “sembra di sentirsi a casa, ma un diverso tipo di casa”. Sto ancora cercando di cristallizzarne il significato, ma era chiaro che non si trattava di un invito ad applicare le leggi religiose. Qui il Papa stava discutendo questioni che ci riguardano come esseri umani con l’aggiunta di una dimensione spirituale. Stava spiritualizzando la nostra ricerca di soluzioni ai principali problemi che affliggono l’umanità. Le idee espresse in “Laudato Si'” non sono una novità, né un’esclusiva del Papa. Ma la carica spirituale che è stata data loro è fonte d’ispirazione, almeno per me, anche nei casi in cui non ero d’accordo con lui, come ad esempio sul controllo delle nascite. Mi è piaciuto l’approccio, il modo in cui la spiritualità è stata incorporata nella mia vita, senza alcuna menzione della legislazione. L’Enciclica ha suscitato molte polemiche e dibattiti, e continuerà a farlo nei Paesi e nelle comunità con un’eredità cattolica o cristiana. Ora, la cura per il nostro mondo, la fede nella giustizia sociale, l’empatia con le preoccupazioni dei poveri e degli oppressi, oltre alle conseguenze della tecnologia, non sono questioni facili. Sono complicate e profondamente intrecciate con il potere e gli interessi. Inoltre non sono questioni in attesa di essere riconosciute o sollevate da un’autorità religiosa. Spiritualizzare questi problemi può avere un forte impatto sull’individuazione e l’attuazione di soluzioni. Noi siamo esseri razionali, possiamo infatti discutere le preoccupazioni dell’umanità facendo un’analisi costi-benefici; ma siamo anche esseri morali e quindi possiamo discutere delle difficoltà altrui e dell’obbligo che coloro che stanno meglio hanno verso i meno privilegiati. Siamo però anche esseri spirituali, o almeno molti di noi lo credono. Ed è qui che l’autorità religiosa è importante, poiché aggiunge una dimensione spirituale alle discussioni sugli esseri umani e il benessere dell’umanità. Il Papa, a mio avviso, ha parlato come un razionalista, presentando le conclusioni a cui è giunto sulla base del suo pensiero razionale, ma ha parlato anche come un moralista sottolineando gli obblighi che abbiamo verso l’altro e verso la terra su cui viviamo. Inoltre, ha parlato come autorità religiosa insistendo sul fatto che le grandi questioni della nostra vita devono far parte del nostro cammino spirituale. Stava dicendo che aprire i nostri cuori a Dio non riguarda solo dei rituali, ma è una questione di empatia, cura e salvaguardia delle benedizioni che Dio ci ha dato. Come musulmano trovo la sua dichiarazione estremamente confortante. Non importa se condivide la mia fede. Né mi importa se sono d’accordo con tutte le sue conclusioni. Ciò che conta per me è che il Papa ha creato un nuovo terreno comune, a livello spirituale, tra i seguaci di tutte le fedi. Tutto questo potrebbe sembrare un sogno ad occhi aperti per molti. La violenza e il terrore affliggono la nostra vita al punto che alcuni di noi sono ora credono che questo sia il nostro destino. Ma ci sono molti altri che rifiutano di arrendersi al terrorismo, che rifiutano un atteggiamento fatalista circa il futuro dell’umanità, che insistono nel voler sperare e celebrare tutti gli sforzi perché tra la gente ci sia pace ed empatia per l’altro. Credo che enciclica del Papa sia uno di questi sforzi che dovrebbe essere celebrato ed abbracciato dalle persone di tutte le forme di credenza, e addirittura anche da chi non crede. Abdullah Hamidaddin scrive di religione, società mediorientali e politica con particolare attenzione ad Arabia Saudita e Yemen. Vai all’originale I punti di vista e le opinioni espressi in questa pubblicazione sono di esclusiva responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente il punto di vista di Arabpress.eu  inShareArticoli correlati:Matrimoni interconfessionali in Tunisia “Article of Truth”: nuovo video rap palestinese contro i media (video) Il Papa parla di genocidio in Armenia e la Turchia risponde Il Papa chiede la pace in Siria e Iraq per la Pasqua
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Perché i musulmani dovrebbero leggere l’Enciclica papale Di Roberta Papaleo il 30 giugno 2015 Nell'Enciclica "Laudato Si'" Papa Francesco è riuscito a creare un nuovo terreno comune tra i seguaci di tutte le fedi Perché i musulmani dovrebbero leggere

Perché i musulmani dovrebbero leggere l’Enciclica papale Di Roberta Papaleo il 30 giugno 2015 Nell'Enciclica "Laudato Si'" Papa Francesco è riuscito a creare un nuovo terreno comune tra i seguaci di tutte le fedi             1 Voto  Di Abdullah Hamidaddin. Al-Arabiya (28/06/2015). Traduzione e sintesi di Angela Ilaria Antoniello. Devo ringraziare Twitter per molte cose, tra queste l’Enciclica di Papa Francesco: “Laudato Si'” (sulla cura della casa comune). Appena una settimana fa non ero nemmeno a conoscenza della parola ‘enciclica’. È su Twitter che mi ci sono imbattuto, seguendo il Papa e i suoi tweet, che la scorsa settimana hanno riguardato, tra varie questioni sociali, l’ambiente. Da musulmano ho sentito parlare molto dell’Islam come religione sia della vita dopo la morte che di questa vita. E di come ogni aspetto della nostra vita abbia una dimensione religiosa. Questa idea in sé potrebbe portare a risultati diversi, ma quello prevalente nel mondo musulmano è che bisogna implementare la shari’a. Quindi quando ho iniziato a leggere l’enciclica ho pensato “sembra di sentirsi a casa, ma un diverso tipo di casa”. Sto ancora cercando di cristallizzarne il significato, ma era chiaro che non si trattava di un invito ad applicare le leggi religiose. Qui il Papa stava discutendo questioni che ci riguardano come esseri umani con l’aggiunta di una dimensione spirituale. Stava spiritualizzando la nostra ricerca di soluzioni ai principali problemi che affliggono l’umanità. Le idee espresse in “Laudato Si'” non sono una novità, né un’esclusiva del Papa. Ma la carica spirituale che è stata data loro è fonte d’ispirazione, almeno per me, anche nei casi in cui non ero d’accordo con lui, come ad esempio sul controllo delle nascite. Mi è piaciuto l’approccio, il modo in cui la spiritualità è stata incorporata nella mia vita, senza alcuna menzione della legislazione. L’Enciclica ha suscitato molte polemiche e dibattiti, e continuerà a farlo nei Paesi e nelle comunità con un’eredità cattolica o cristiana. Ora, la cura per il nostro mondo, la fede nella giustizia sociale, l’empatia con le preoccupazioni dei poveri e degli oppressi, oltre alle conseguenze della tecnologia, non sono questioni facili. Sono complicate e profondamente intrecciate con il potere e gli interessi. Inoltre non sono questioni in attesa di essere riconosciute o sollevate da un’autorità religiosa. Spiritualizzare questi problemi può avere un forte impatto sull’individuazione e l’attuazione di soluzioni. Noi siamo esseri razionali, possiamo infatti discutere le preoccupazioni dell’umanità facendo un’analisi costi-benefici; ma siamo anche esseri morali e quindi possiamo discutere delle difficoltà altrui e dell’obbligo che coloro che stanno meglio hanno verso i meno privilegiati. Siamo però anche esseri spirituali, o almeno molti di noi lo credono. Ed è qui che l’autorità religiosa è importante, poiché aggiunge una dimensione spirituale alle discussioni sugli esseri umani e il benessere dell’umanità. Il Papa, a mio avviso, ha parlato come un razionalista, presentando le conclusioni a cui è giunto sulla base del suo pensiero razionale, ma ha parlato anche come un moralista sottolineando gli obblighi che abbiamo verso l’altro e verso la terra su cui viviamo. Inoltre, ha parlato come autorità religiosa insistendo sul fatto che le grandi questioni della nostra vita devono far parte del nostro cammino spirituale. Stava dicendo che aprire i nostri cuori a Dio non riguarda solo dei rituali, ma è una questione di empatia, cura e salvaguardia delle benedizioni che Dio ci ha dato. Come musulmano trovo la sua dichiarazione estremamente confortante. Non importa se condivide la mia fede. Né mi importa se sono d’accordo con tutte le sue conclusioni. Ciò che conta per me è che il Papa ha creato un nuovo terreno comune, a livello spirituale, tra i seguaci di tutte le fedi. Tutto questo potrebbe sembrare un sogno ad occhi aperti per molti. La violenza e il terrore affliggono la nostra vita al punto che alcuni di noi sono ora credono che questo sia il nostro destino. Ma ci sono molti altri che rifiutano di arrendersi al terrorismo, che rifiutano un atteggiamento fatalista circa il futuro dell’umanità, che insistono nel voler sperare e celebrare tutti gli sforzi perché tra la gente ci sia pace ed empatia per l’altro. Credo che enciclica del Papa sia uno di questi sforzi che dovrebbe essere celebrato ed abbracciato dalle persone di tutte le forme di credenza, e addirittura anche da chi non crede. Abdullah Hamidaddin scrive di religione, società mediorientali e politica con particolare attenzione ad Arabia Saudita e Yemen. Vai all’originale I punti di vista e le opinioni espressi in questa pubblicazione sono di esclusiva responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente il punto di vista di Arabpress.eu  inShareArticoli correlati:Matrimoni interconfessionali in Tunisia “Article of Truth”: nuovo video rap palestinese contro i media (video) Il Papa parla di genocidio in Armenia e la Turchia risponde Il Papa chiede la pace in Siria e Iraq per la Pasqua
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Con La Tunisia democratica,

Con La Tunisia democratica, le sue donne ed i suoi uomini e tutti quelli che  quotidianamente lottano  per la  dignità, la libertà, una vita migliore, a partire dai combattenti kurdi di Kobane.   Ieri , un’altra orribile ondata di terrore, paura, sangue e morte  si è abbattuta sulla Tunisia, terra amica e ospitale, Paese aperto  e democratico  di confine, di incontri e scambi culturali,sociali,economici tra Europa ed Africa. Una giornata orribile in cui le forze del terrore che usano la religione come paravento ma che, come avvenuto nei secoli in tutte le latitudini,hanno come obiettivo vero il potere, la ricchezza , il dominio, il posizionamento strategico negli scacchieri nodali della geopolitica, hanno massacrato, da Kuwait City a Sousse, a Lione, decine di innocenti arabi, europei, musulmani e cristiani. L’obiettivo è chiaro : colpire dovunque e annichilire , con gli orrori e la paura  la dignità umana, l’autonomia delle persone, la loro libertà, la democrazia. L’IS o Daesh è,infatti, figlio diretto di due drammatici e centrali eventi di questo inizio secolo : La guerra di Bush del 2003 e lo strangolamento delle primavere arabe del 2010-2011. Acclarate ormai sono le responsabilità e gli impegni diretti nella costituzione della galassia terrorista e jiadista in funzione anti Iran e di blocco dei processi democratici aperti nel 2011 a partire dalla Tunisia nel nord Africa e negli stessi Paesi del Golfo, dei sauditi e in vario modo delle grandi e piccole  potenze regionali( Turchia, Israele, Emirati) con ampio placet e  copertura atlantico-europea. I valori e lo spirito delle rivolte e le rivoluzioni della dignità di quel periodo , furono , a ragione, avvertite come il pericolo maggiore per il loro potere e  l’essenza stessa del loro dominio, dalle classi dirigenti,  dai  gruppi dominanti e monarchie di quei Paesi. La Tunisia è stao finora l’unico Paese che è riuscito sia pur con contraddizioni e fatica a consolidare e  mantenere aperto il processo democratico e a prefigurare un modello statuale , civile, economico e sociale alternativo a Daesh.  Perciò è sotto tiro e si cerca di colpirla nei settori vitali a cominciare dal turismo. Da sola non può farcela. L’italia e l’Europa, devono smetterla di chiudersi in una logica di fortezza assediata , devono ribaricentrare le proprie politiche ed interessi sul mediterraneo,devono voltare pagina rompendo con l’economia e la finanza che uccidono , con armi diverse ma con la stessa ferocia di daesh anche  in Grecia e  in altri Paesi della stessa Europa. Del sud in particolare. Devono essere , in un’ottica di cooperazione paritaria e di partenariato d’area, al suo fianco sostenendola con ogni mezzo.       Noi, per quello che che conta e possiamo,  siamo con la Tunisia democratica,i suoi uomini e le sue donne coraggiose,con i kurdi del Rojava siriano lasciati soli a Kobane, con i Greci strangolati dalle istituzioni finanziarie dell’occidente moderno e democratico e tutti coloro che sibattono per la libertà, la dignità, il diritto di essere u donne e uomini liberi in Paesi liberi e  democratici,  contro il terrorismo   assassino. Insieme  faremo il possibile per fermare e battere la violenza cieca , inumana e lacerante del terrore . Per rimuovere le cause che alimentano il terrorismo. La nostra piena solidarietà, la nostra vicinanza e l'impegno a moltiplicare le nostre forze ed il  nostro impegno per colpire ingiustizie e dominio del terrore militare e finanziario ed affermare in ogni latitudine,in priimis con  i nostri cugini tunisini , la libertà e la dignita delle persone. Mimmo Rizzuti www.forumitalotunisino.com
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FSM TUNIS 2015-FORUM ITALO TUNISINO PER LA CITTADINANZA MEDITERRANEA LE ATTTIVITA' AL fsm

  FSM TUNIS 2015  Espace: Alternative Méditerranéenne   FORUM ITALO TUNISINO PER LA CITTADINANZA MEDITERRANEA ; AL TRAMENTE, ARCI, CIME (Conseil Italien Mouvement Européen) FIOM, RACMI (Réseaux Associations Communauté Marocaine en  Italie) SEM (gauche euro-méditerranéenne) TRANSFORM ITALIA, Union des Associations marocaines en Ligurie : Les activités dans le FSM de Tunis –Mars 2015-   UNE COMMUNAUTE' MEDITERRANNENNE ENTRE EUROPE, ASIE, AFRIQUE:   Objectif stratégique prioritaire pour les peuples et pour les gouvernements démocratiques de tous les Pays qui donnent sur la Méditerranée.   Un cercle de sociétés et de Pays où sont en vigueur le respect de la dignité des personnes, un système démocratique de gouvernement fondé sur les droits est le seul rempart capable d’arrêter les guerres, les peurs, la terreur et l’instabilité.     Guerre et terrorisme, crise économique, croissance de la pauvreté, menacent sur tout le bassin de la Méditerranée avec les différences qui s’imposent et les exceptions partielles. C’est justement pour cela, pour l’Europe et les pays des autres bords de la Méditerranée dans les conditions politico institutionnels qui le permettent, l’objectif prioritaire devient :Relancer une initiative de paix, de dialogue, de coopération, capable d’ouvrir des parcours d’inversion des tendances en cours; construire  un forum stable, vers  une communauté institutionnelle  dans toute la zone.  C’est dans cette direction que nos trois initiatives avancent au prochain FSM de Tunis.   La première:         DATE 26 MARS H 15.00  – 17,30  SALLE SE 2A Titre  Vers  une communauté méditerranéenne entre l'Europe-Asie-Afrique> dans le cataclysme qui se déroule dans le bassin méditerranéen à partir des territoires de l'ex-Empire ottoman au Moyen-Orient Objectif : un processus conduisant vers une Communauté qui rassemble les aspects des intérêts stratégiques partagés (énergie, environnement, eau, immigration, mobilité des femmes et des hommes, intégration économique et sociale, dimension des droits et renforcement de la démocratie) et un cadre institutionnel commun avec une Haute Autorité chargée de gouverner les intérêts stratégiques partagée, un Tribunal des droits, un Comité permanent des ministres et un « Sénat » élu au suffrage universel et direct. Ce processus sera fondé sur la logique de l’interdépendance allant au-delà de la culture du néo-colonialisme qui a caractérisé, dans des formes variées, les rapports entre l’Europe et la Méditerranée.   Dans cet esprit, il est important et urgent de développer une vision d’une prospérité différente de la région euro-méditerranéenne, en imaginant une nouvelle architecture politique  et institutionnelle permettant de sortir définitivement de la paralysie et des ambiguïtés des politiques actuelles de voisinage.     Coordinateur  Roberto Morea ( Transform Italia) Présentation de la problématique et du projet, par Pier Virgilio Dastoli (président Conseil  Italien  Mouvement Européen –CIME-Que reste t- il du Printemps arabe : dignité, égalité, le droit d’avoir droit. Les points cardinaux d’où il faut repartir  (ManoubiaBen Ghedahem Université Cartagine – Tunis que se passe t’il et pourquoi, dans les pays allant de la Méditerranée au sud-ouest, vers le Sahel pour la péninsule Arabique et le Moyen-Orient; (rédactrice en chef  de  Bad EL  Libano –SEM) Signification et première étape institutionnelle d'une communauté méditerranéenne : la culture, la démocratie, les droits, la citoyenneté. Erik Van Ermen (Belgique)  Labor Rights, démocratie( Stefano Maruca FIOM – Raffaella Bolini  ARCI) . Initiative Averroès un programme d'échanges culturels méditerranéens et la formation, principal antidote à la radicalisation et les affrontements de la civilisation et la religion Nedra Belkir (Forum Italo Tunisien) . Le rôle stratégique de la Tunisie post révolution et de l'Italie dans cette voie et processus (Parlementaires  européens , italiennes  et  tunisiennes)Débat Premières  interventions Riccardo Petrella (Professeur émérite de l’Université Catholique de Louvain (B), Président du IERPE (Institut Européen de Recherche sur la Politique de l’Eau ) Anna Maria Rivera (journaliste écrivain université Bari )  Tarek Chabouni (entrepreneur tunis) Yassine Belkassem (RACMI –Maroc –Italie) Les interventions des représentants des associations et des institutions,  d’Algérie, de France, d’Espagne, de Grèce, d’Egypte, d’Allemagne, de Tunisie sont prévues. Temps de la discussion  dans chaque activité: 10-15 Minutes pour les présentations ; 10 minutes interventions programmées et thématisées ;5 minutes pour les autres interventions.     La deuxième  date 27 Mars  h 8,30 – 11,00   SALLE SP 16     Titre :  Lutte contre la pauvreté  Pour une citoyenneté méditerranéenne.               Lutter contre les causes structurelles de l’appauvrissement. Coordinateur  Roberto Musacchio ( Altramente  Italia)  Objectif : Tout semble pousser vers un espace méditerranéen inégal, conflictuel, dégradé. Il faut penser dès maintenant à reconstruire, du local (les villages, les villes) au mondial (citoyenneté universelle plurielle) en passant par des espaces multiples de vie (Europe, Méditerranée…). L’atelier sera structuré en deux moments  comment combattre les processus créateurs d’inégalités et d’exclusion ; comment vivre localement le processus vers la citoyenneté méditerranéenne). Programme   La problématique de l’atelier, par Riccardo Petrella, Promoteur  de l’Initiative Internationale  DIP (Déclarons illégale la pauvreté) Une société mondiale en miettes. L’humanité en lutte contre  elle-même.     Intervention :  Quelle(s) citoyenneté(s) face aux inégalités et aux exclusions croissantes ? par Gazi Garairiri  juriste tunisienne?,  Quelle    °Méditerranée ?, par Piero Bevilacqua ( université Rome La Sapienza)   Débats et réponse des intervenants Propositions pour la citoyenneté méditerranéenne  par Anton Auer, (Ecolnet), Filippo Miraglia ( ARCI) Une Tunisienne, un/ una Marocain/e, un/ une algérien/ne, Enzo Scandurra ( Université Rome La Sapienza “ Habiter la Méditerranée” débat Francesco Piobbichi, Mediterranean    Hope, Lampedusa Graziella Mascia ( Altramente Italia) Erik Van Ermen Belgio Yassine Belkassem (RACMI Marocco-Italia)   Les interventions des représentants des associations et des institutions européennes, tunisiennes, algériennes, marocaines, espagnoles, grecques, françaises, italiennes, égyptiennes, libanaises sont prévues.   Conclusions et propositions pour la suite (notamment dans le                             cadre de la DIP et du forum euro-méditerranéen)   le Troisième jour 27 Mars    h11,30-14 SALLE  SP 17     demande de déplacement  h 15,00 – 17,30 ?  si le déplacement est accordé vous en serez immédiatement informés  Titre. Construire une communauté méditerranéenne. Partir de l'eau et de l'agriculture. Le projet OASI. ( agglutinat avec valorisation du savoir-faire oasien pour la survie des oasis) Coordinateur Mimmo Rizzuti ( Forum Italo Tunisino- SEM)   Objectif. Jeter les bases de connaissance et stratégiques pour re-penser la Méditerranée en tant qu'espace économique, environnemental et socio-culturel propice à la conception et mise en œuvre d'un forum permanent  interrégional centré sur le développement prioritaire d'une agriculture alternative (biologique, paysanne et familiale) et d'une politique de l''eau comme base d'un gouvernement  durable et participatif du territoire et de la mer à l'échelle de la Méditerranée.   Programme   Présentation de la problématique et du projet, par Riccardo Petrella  (IERPE/DIP)   Les instruments: le forum permanent interrégional "l'Uliveto". La politique, l'économie et l'écologie main dans la main, par Anton Auer (Ecolnet)   Interventions d'un ???et d'un agronome  tunisiens spécialisé dans le domaine de l'eau :  Nourreddine Tarauni( Association Taisir  Citoyenneté & développement) économiste agraire  tunisien Mahijoub Raouf Mohamed agronome tunisien…… Tonino Perna( président SEM – prof. Université Messina) Coopération, libre circulation, autre économie)  Rosario Lembo (UBC) Piero Bevilacqua  prof UN. Rome Sapienza (Agriculture, vie, changement) Leila Ghanem (rédactrice en chef  de  Bad EL  Libano –SEM) EricVan Ermen ( Belgique) Gianfranco Laccone (Ministère  politiques Agricoles et Alimentaires–Italie) Yassine Belkassem (RACMI –Maroc –Italie) Les interventions des représentants des associations et des institutions d’Algérie, de France, d’Espagne, de Grèce, d’Egypte et d’Allemagne sont prévues. Conclusions. Vers la réalisation du projet. Les prochaines étapes., par Riccardo Petrella  WWW.forum italo tunisino per la cittadinanza mediterranea.com           
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FSM TUNIS 2015-FORUM ITALO TUNISINO PER LA CITTADINANZA MEDITERRANEA LE ATTTIVITA' AL fsm

  FSM TUNIS 2015  Espace: Alternative Méditerranéenne   FORUM ITALO TUNISINO PER LA CITTADINANZA MEDITERRANEA ; AL TRAMENTE, ARCI, CIME (Conseil Italien Mouvement Européen) FIOM, RACMI (Réseaux Associations Communauté Marocaine en  Italie) SEM (gauche euro-méditerranéenne) TRANSFORM ITALIA, Union des Associations marocaines en Ligurie : Les activités dans le FSM de Tunis –Mars 2015-   UNE COMMUNAUTE' MEDITERRANNENNE ENTRE EUROPE, ASIE, AFRIQUE:   Objectif stratégique prioritaire pour les peuples et pour les gouvernements démocratiques de tous les Pays qui donnent sur la Méditerranée.   Un cercle de sociétés et de Pays où sont en vigueur le respect de la dignité des personnes, un système démocratique de gouvernement fondé sur les droits est le seul rempart capable d’arrêter les guerres, les peurs, la terreur et l’instabilité.     Guerre et terrorisme, crise économique, croissance de la pauvreté, menacent sur tout le bassin de la Méditerranée avec les différences qui s’imposent et les exceptions partielles. C’est justement pour cela, pour l’Europe et les pays des autres bords de la Méditerranée dans les conditions politico institutionnels qui le permettent, l’objectif prioritaire devient :Relancer une initiative de paix, de dialogue, de coopération, capable d’ouvrir des parcours d’inversion des tendances en cours; construire  un forum stable, vers  une communauté institutionnelle  dans toute la zone.  C’est dans cette direction que nos trois initiatives avancent au prochain FSM de Tunis.   La première:         DATE 26 MARS H 15.00  – 17,30  SALLE SE 2A Titre  Vers  une communauté méditerranéenne entre l'Europe-Asie-Afrique> dans le cataclysme qui se déroule dans le bassin méditerranéen à partir des territoires de l'ex-Empire ottoman au Moyen-Orient Objectif : un processus conduisant vers une Communauté qui rassemble les aspects des intérêts stratégiques partagés (énergie, environnement, eau, immigration, mobilité des femmes et des hommes, intégration économique et sociale, dimension des droits et renforcement de la démocratie) et un cadre institutionnel commun avec une Haute Autorité chargée de gouverner les intérêts stratégiques partagée, un Tribunal des droits, un Comité permanent des ministres et un « Sénat » élu au suffrage universel et direct. Ce processus sera fondé sur la logique de l’interdépendance allant au-delà de la culture du néo-colonialisme qui a caractérisé, dans des formes variées, les rapports entre l’Europe et la Méditerranée.   Dans cet esprit, il est important et urgent de développer une vision d’une prospérité différente de la région euro-méditerranéenne, en imaginant une nouvelle architecture politique  et institutionnelle permettant de sortir définitivement de la paralysie et des ambiguïtés des politiques actuelles de voisinage.     Coordinateur  Roberto Morea ( Transform Italia) Présentation de la problématique et du projet, par Pier Virgilio Dastoli (président Conseil  Italien  Mouvement Européen –CIME-Que reste t- il du Printemps arabe : dignité, égalité, le droit d’avoir droit. Les points cardinaux d’où il faut repartir  (ManoubiaBen Ghedahem Université Cartagine – Tunis que se passe t’il et pourquoi, dans les pays allant de la Méditerranée au sud-ouest, vers le Sahel pour la péninsule Arabique et le Moyen-Orient; (rédactrice en chef  de  Bad EL  Libano –SEM) Signification et première étape institutionnelle d'une communauté méditerranéenne : la culture, la démocratie, les droits, la citoyenneté. Erik Van Ermen (Belgique)  Labor Rights, démocratie( Stefano Maruca FIOM – Raffaella Bolini  ARCI) . Initiative Averroès un programme d'échanges culturels méditerranéens et la formation, principal antidote à la radicalisation et les affrontements de la civilisation et la religion Nedra Belkir (Forum Italo Tunisien) . Le rôle stratégique de la Tunisie post révolution et de l'Italie dans cette voie et processus (Parlementaires  européens , italiennes  et  tunisiennes)Débat Premières  interventions Riccardo Petrella (Professeur émérite de l’Université Catholique de Louvain (B), Président du IERPE (Institut Européen de Recherche sur la Politique de l’Eau ) Anna Maria Rivera (journaliste écrivain université Bari )  Tarek Chabouni (entrepreneur tunis) Yassine Belkassem (RACMI –Maroc –Italie) Les interventions des représentants des associations et des institutions,  d’Algérie, de France, d’Espagne, de Grèce, d’Egypte, d’Allemagne, de Tunisie sont prévues. Temps de la discussion  dans chaque activité: 10-15 Minutes pour les présentations ; 10 minutes interventions programmées et thématisées ;5 minutes pour les autres interventions.     La deuxième  date 27 Mars  h 8,30 – 11,00   SALLE SP 16     Titre :  Lutte contre la pauvreté  Pour une citoyenneté méditerranéenne.               Lutter contre les causes structurelles de l’appauvrissement. Coordinateur  Roberto Musacchio ( Altramente  Italia)  Objectif : Tout semble pousser vers un espace méditerranéen inégal, conflictuel, dégradé. Il faut penser dès maintenant à reconstruire, du local (les villages, les villes) au mondial (citoyenneté universelle plurielle) en passant par des espaces multiples de vie (Europe, Méditerranée…). L’atelier sera structuré en deux moments  comment combattre les processus créateurs d’inégalités et d’exclusion ; comment vivre localement le processus vers la citoyenneté méditerranéenne). Programme   La problématique de l’atelier, par Riccardo Petrella, Promoteur  de l’Initiative Internationale  DIP (Déclarons illégale la pauvreté) Une société mondiale en miettes. L’humanité en lutte contre  elle-même.     Intervention :  Quelle(s) citoyenneté(s) face aux inégalités et aux exclusions croissantes ? par Gazi Garairiri  juriste tunisienne?,  Quelle    °Méditerranée ?, par Piero Bevilacqua ( université Rome La Sapienza)   Débats et réponse des intervenants Propositions pour la citoyenneté méditerranéenne  par Anton Auer, (Ecolnet), Filippo Miraglia ( ARCI) Une Tunisienne, un/ una Marocain/e, un/ une algérien/ne, Enzo Scandurra ( Université Rome La Sapienza “ Habiter la Méditerranée” débat Francesco Piobbichi, Mediterranean    Hope, Lampedusa Graziella Mascia ( Altramente Italia) Erik Van Ermen Belgio Yassine Belkassem (RACMI Marocco-Italia)   Les interventions des représentants des associations et des institutions européennes, tunisiennes, algériennes, marocaines, espagnoles, grecques, françaises, italiennes, égyptiennes, libanaises sont prévues.   Conclusions et propositions pour la suite (notamment dans le                             cadre de la DIP et du forum euro-méditerranéen)   le Troisième jour 27 Mars    h11,30-14 SALLE  SP 17     demande de déplacement  h 15,00 – 17,30 ?  si le déplacement est accordé vous en serez immédiatement informés  Titre. Construire une communauté méditerranéenne. Partir de l'eau et de l'agriculture. Le projet OASI. ( agglutinat avec valorisation du savoir-faire oasien pour la survie des oasis) Coordinateur Mimmo Rizzuti ( Forum Italo Tunisino- SEM)   Objectif. Jeter les bases de connaissance et stratégiques pour re-penser la Méditerranée en tant qu'espace économique, environnemental et socio-culturel propice à la conception et mise en œuvre d'un forum permanent  interrégional centré sur le développement prioritaire d'une agriculture alternative (biologique, paysanne et familiale) et d'une politique de l''eau comme base d'un gouvernement  durable et participatif du territoire et de la mer à l'échelle de la Méditerranée.   Programme   Présentation de la problématique et du projet, par Riccardo Petrella  (IERPE/DIP)   Les instruments: le forum permanent interrégional "l'Uliveto". La politique, l'économie et l'écologie main dans la main, par Anton Auer (Ecolnet)   Interventions d'un ???et d'un agronome  tunisiens spécialisé dans le domaine de l'eau :  Nourreddine Tarauni( Association Taisir  Citoyenneté & développement) économiste agraire  tunisien Mahijoub Raouf Mohamed agronome tunisien…… Tonino Perna( président SEM – prof. Université Messina) Coopération, libre circulation, autre économie)  Rosario Lembo (UBC) Piero Bevilacqua  prof UN. Rome Sapienza (Agriculture, vie, changement) Leila Ghanem (rédactrice en chef  de  Bad EL  Libano –SEM) EricVan Ermen ( Belgique) Gianfranco Laccone (Ministère  politiques Agricoles et Alimentaires–Italie) Yassine Belkassem (RACMI –Maroc –Italie) Les interventions des représentants des associations et des institutions d’Algérie, de France, d’Espagne, de Grèce, d’Egypte et d’Allemagne sont prévues. Conclusions. Vers la réalisation du projet. Les prochaines étapes., par Riccardo Petrella  WWW.forum italo tunisino per la cittadinanza mediterranea.com           
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Noi saremo a tunisi dal 24 al 29 Marzo al FSM

Noi saremo  a Tunisi dal 24 al 29 Marzo. Come delegazione Italiana abbiamo riorganizzato lo spazio dell’Alternativa Mediterranea  nel quale sono già iscritte oltre 60 associazioni di diversi Paesi. I lavori di questo spazio avranno come tema conduttore : UNA COMUNITA' MEDITERRANEA TRA EUROPA, AFRICA, ASIA e  saranno aperti da una relazione che presenterà  lo scenario geopolitico in cui oggi sono immersi i Paesi che vanno dalle sponde meridionali del Mediterraneo, al Sahel, al Corno d’Africa e dalla Penisola Arabica all’Hindu Kush. Saranno chiusi da un’assemblea di convergenza che produrrà un documento sulla base dei risultati dei diversi seminari, attività e confronti che sarà portato all’assemblea conclusiva del Forum. Il nostro Gruppo( SEM, Altramente, CIME, Tranform Italia, Forum Italo Tunisino per la Cittadinanza Mediterranea, Cercare Ancora,) + Arci e Fiom  ha iscritto le seguenti attività:     1)UNA COMUNITA' MEDITERRANEA TRA EUROPA, ASIA, AFRICA: A)DEMOCRAZIA  CULTURA DIRITTI B) ECONOMIA, LAVORO, AMBIENTE C) INIZIATIVA "AVERROE'" - UN PROGRAMMA MEDITERRANEO DI SCAMBI CULTURALI E FORMATIVI D) CITTADINANZA MEDITERRANEA E CITTADINANZA PLURALE   2) OASI : PER UN PATTO SU AGRICOLTURA, ACQUA, ABITARE, SALUTE  Cooperazione   F) La lotta contro le cause strutturali dell'impoverimento nel Mediterraneo. No alla mercificazione e privatizzazione delle sementi .   In queste nostre attività vogliamo verificare la fattibilità di tre proposte immediate per le quali stiamo già  lavorando:   La PRIMA l’autorganizzazione dal basso, seguendo  un’interessante traccia avanzata da Riccardo Petrella, di un Forum permanente dei Popoli del Mediterraneo . La proposta , denominata dallo stesso Petrella OASI – “Acqua, Agricoltura e Vita. Per un Patto tra i Popoli del Mediterraneo”, si incardina su questi tre punti  chiave: “1)L’obiettivo :  lavorare per un “Patto tra i Popoli del Mediterraneo”, a partire da due “fonti e spazi di vita”, l’acqua e  l’agricoltura per “vivere bene insieme”(senza esclusioni e impoverimento). Un processo che dovrebbe portare anche  a proporre forme nuove di “cittadinanza mediterranea” e a mutare le politiche nei confronti delle migrazioni, cominciando con la chiusura dei CIE e la messa in atto di vere politiche di accoglienza. 2)Strumento principale  di l della CECA che avviò i negoziati che portarono ai trattati di Roma  del 25 Marzo 1957 per la creazione della comuntà economica europea (CEE) e della Comunità Europea per l’Energia Atomica (CEEA, EURATOM)       3)Mezzi di lavoro:  valorizzare il capitale di progettualità esistente nel campo dell’acqua e dell’agricoltura ( e delle migrazioni) , diritti e cittadinanza e ricorso, secondo i tempi  di maturazione necessari, arrivare   ad un organismo mediterraneo finanziario pubblico per la copertura del finanziamento delle azioni  di partenariato e d’innovazione cooperativa. LA SECONDA È l’impegno a lavorare sul piano istituzionale per costituire , nell’ambito dei progetti di cooperazione rafforzata , come primo passo di una più vasta e diversa comunità, una COMUNITA’ MED-EU.( la proposta di Tunisi 2013 aggiornata) LA TERZA la necessità  e la rivendicazione nell’immediato, per le giovani generazioni , di una iniziativa ( un progetto pilota )che abbiamo definito “  “Averroè per un programma Erasmus Mediterraneo” , rimodulando  ad hoc l’ erasmus mundus. Primo passo  verso una cittadinanza mediterranea e plurale , che consenta libertà di circolazione e scambio  per le giovani generazioni in formazione. Una iniziativa del genere  potrebbe costituire un primo vero antidoto alla radicalizzazione delle posizioni e alle guerre di civiltà e di religione che già sono drammaticamente in atto nelle sponde sud-est del bacino e  si addensano minacciose su tutta l’ Europa. Questo il percorso ed i temi intorno ai quali stiamo lavorando.avoro:  “L’oliveto- Agorà del Mediterraneo” Cioè  un forum permanente ma itinerante di analisi, dibattiti e progettualità, iniziative  che può partire in forma auto organizzata  e passare successivamente  sotto la responsabilità dei parlamenti con presidenza a rotazione semestrale . Il primo appuntamento dopo il Forum sarà Messina  l’1 ed il 2 giugno prossimi in occasione del 60 anniversario della Conferenza dei 6 ministri  
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con il popolo tunisino e le sue istituzioni contro il terrorismo

Il popolo della rivoluzione della dignità e le sue istituzioni ,colpiti oggi dalla barbarie terrorista che ha colpito lo splendido museo del Bardo di Tunisi e centinaia di turisti e amici della Tunisia, non si faranno intimidire dall'oscurantismo del terrore .Continueranno,con la più grande,affettuosa e militante solidarietà di tutti noi nel loro cammino sulla via della democrazia attraverso i diritti, tracciata dalla loro rivoluzione vittoriosa del 2010-2011.Il FSM dei prossimi giorni sarà la prima occasione per una grande e corale risposta al terrore e alle guerre che insanguinano medio oriente e mediterraneo e per mostrare la concreta solidarietà del mondo dei movimenti ,dell'associazionismo,delle forze e delle istituzioni, dei singoli/e cittadini/e presenti, alle vittime e all'intero popolo tunisino.Noi ci saremo!Forum Italo Tunisino per la Cittadinanza MediterraneaSEM www.forumitalo tunisino.com
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