News dal Forum Italotunisino

News dal Forum Italotunisino (326)

Oggi la Tunisia celebra il “giorno dei martiri”

Oggi  la Tunisia celebra il “giorno dei martiri”  il giorno  che rievoca le proteste anti-coloniali del 9 aprile 1938 Centinaia di migliaia di tunisini scesero in piazza alla richiesta di  "un parlamento tunisino " . Una  sommossa popolare alla quale partecipavano per la prima volta  donne tunisine  mentre dozzine erano gli sparati dall'occupazione francese.   Il 9 aprile 1938 era l’inizio della lotta di liberazione della Tunisia . Oggi  la lotta CONTINUA. 4.2.51Mi piace · · Condividihttp://www.facebook.com/notes/nada-latiri/la-festa-dei-martiri/525806664129853
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DEBITO Un paese commissariato di Tonino Perna

DEBITOUn paese commissariatoTONINO PERNA08.04.2013• LEGGI I COMMENTI • SCRIVI UN COMMENTOVivo da tempo in una città capoluogo il cui consiglio comunale è stato sciolto per infiltrazioni mafiose ed è arrivata una terna di commissari. Vivo in una regione, la Calabria, che ha avuto negli ultimi cinque anni quasi cento comuni commissariati, per dieci anni ha avuto un commissario per la gestione dei rifiuti, senza contare i commissari di Asl e altri enti regionali. Viviamo in un paese, l'Italia, che ha avuto nel 2012 ben 225 comuni commissariati, con un record in Campania (39), essenzialmente per infiltrazioni mafiose e/o dissesto finanziario. La gran parte di questi commissariamenti non ha risolto nulla, non ha prodotto i cambiamenti che le popolazioni locali aspettano da troppo tempo, non ha evitato che 'ndrangheta, malaffare, tangenti, ecc. continuassero a operare. Soprattutto, i commissari non hanno dato risposte ai bisogni più urgenti della gente, hanno agito sostanzialmente come notai che devono redigere gli atti di un fallimento. D'altra parte, il compito dei commissari è esattamente quello della «ordinaria amministrazione»». Ma, ci domandiamo, che senso ha parlare di «ordinaria amministrazione» di fronte a situazioni eccezionali? Il degrado ambientale insostenibile, la montagna di rifiuti che sta seppellendo questa terra, la disoccupazione di massa che ha raggiunto livelli mai visti, la disintegrazione delle strutture sanitarie, può essere affrontato solo con una corretta gestione dei conti pubblici ?Come sappiamo, da un anno e mezzo viviamo in un paese che è stato commissariato dalla troika - Bce, Commissione europea, Fmi - con l'avallo del presidente della Repubblica e il consenso di Pdl, Pd e Udc. Vivere in un paese commissariato è come vivere in libertà vigilata, agli arresti domiciliari, dove i tuoi movimenti sono estremamente limitati e la vita ti appare ogni giorno di più triste e senza futuro. Soprattutto, diventa penosa quando chiedi di uscire da questa condizione al tribunale della libertà e ti viene respinta, quando ogni passo che fai «fuori domicilio» deve essere autorizzato e controllato. Una vita così è insostenibile nel medio periodo. È questa la condizione in cui si trovano gli italiani da quando il prof. Monti è passato da commissario europeo a commissario straordinario per la gestione del dissesto finanziario dell'Italia, nominato - come fanno i prefetti per gli enti locali in default - per riportare i conti in ordine. Sappiamo come è andata: malgrado i tagli pesanti al welfare, la tragedia degli esodati, l'azzeramento di fondamentali diritti dei lavoratori, il blocco dei pagamenti della pubblica amministrazione alle imprese (oltre 100 miliardi), il debito pubblico ha continuato a crescere, sia in assoluto, di quasi cento miliardi, sia rispetto al Pil: passando dal 119, del novembre 2011, al 129 per cento dell'inizio di questo mese.Al di là di ogni immaginazione, il governo Monti che ha perso nettamente le elezioni e la fiducia della stragrande maggioranza degli italiani, continua a restare al suo posto, anche grazie al Grillo parlante e ai dieci saggi silenti. Ma, attenzione: per uscire dal commissariamento non basta avere un nuovo governo. Bisogna avere un governo che sia capace di portare il nostro paese fuori dalla stretta della troika. Un governo che sappia fare politica ad alto livello, tessendo alleanze con gli altri paesi della Ue strozzati dal fiscal compact, negoziando a Bruxelles una ristrutturazione chiara e netta del debito pubblico. Questo debito è impagabile per l'Italia, la Grecia, la Spagna, Cipro, il Portogallo, la Francia e altri paesi dell'Eurozona. Il mito della ripresa, della crescita che sta arrivando, è diventato una barzelletta: ogni sei mesi mister Draghi ci spiega che è rimandata ai prossimi sei mesi o anno. È così che andiamo avanti da cinque anni. Questa situazione non è più sostenibile. Né basta pensare, come sostengono gli economisti neokeynesiani, che bisogna far ripartire la spesa pubblica per far risalire il Pil e ridurre, per questa via, il rapporto col debito. Ci vorrebbero decenni e una diversa divisione internazionale del lavoro. Sul piano economico e finanziario, il nostro ruolo, come italiani ed europei, si è drasticamente ed irreversibilmente ridotto su scala mondiale. Le ricette del passato non funzionano più. C'è una sola cosa che dobbiamo prendere dalla storia e dal pensiero economico: la ciclicità del debito pubblico e privato. Come diceva Adam Smith: «Una volta che i debiti sono stati accumulati fino a un certo livello, credo che non ci sia un solo esempio in cui essi siano stati regolarmente e completamente pagati»». P. s. In fondo, anche la storia di questo quotidiano ha qualcosa da insegnarci sulla questione del debito. Solo azzerandolo è stato possibile ripartire.http://www.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/9255/
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Questione Palestinese:Intorno un deserto - Alfredo Tradardi

Se non leggi correttamente questo messaggio, clicca quiIntorno un deserto Sono passati 66 anni dalla risoluzione di partizione della Palestina! Sono passati 65 anni dall'inizio della pulizia etnica della Palestina! Sono passati 65 anni dalla costituzione dello Stato di Israele! Sono passati 49 anni dalla costituzione dell'OLP (l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina) Sono passati 46 anni dalla occupazione della Cisgiordania e della Striscia di Gaza! Sono passati 40 anni dalla guerra del Kippur! Sono passati 31 anni dal massacro di Sabra e Chatila! Intorno un deserto Sono passati 22 anni dagli incontri di Madrid! Sono passati 20 anni dalla firma degli accordi di Oslo! Sono passati 15 anni dalla firma del patto di Wye Plantation! Sono passati 11 anni dalla Operazione Defensive Shield! Sono passati 11 anni dall'inizio della costruzione del Muro! Intorno un deserto Sono passati 26 anni dall'inizio della prima Intifada! Sono passati 13 anni dall'inizio della seconda Intifada! Intorno un deserto Sono anni che si parla di una soluzione due popoli – due stati! Sono anni che il cinismo dell'Occidente avvelena la questione palestinese! Sono anni che l'ipocrisia dell'Occidente sostiene un regime coloniale di insediamento! Sono anni che le menzogne dell'Occidente sostengono ogni barbarie di uno Stato razzista! Sono anni che si continua nella farsa del processo di pace! Sono anni di una sistematica complicità amorale con il sionismo, un movimento coloniale di insediamento che continua a perseguire l'obiettivo della pulizia etnica della Palestina! Intorno un deserto: Un deserto morale, culturale e politico! Ciniche, ipocrite e assordanti le voci del deserto! Etiche ed eretiche le esili voci dal deserto, le voci della non-menzogna e della non collaborazione, le voci che cercano di dare voce alla resistenza palestinese! Intorno un deserto Alfredo Tradardi ISM-Italia, Torino, 4 aprile 2013 p.s. Il 18 marzo 2013 si è insediato in Israele quello che è stato definito il governo dei coloni. Ha ricevuto l'immediata benedizione del Presidente degli Stati Uniti che ha detto di ammirare i “valori fondanti” di Israele. Ne ha parlato su Haaretz del 17 marzo 2013 Gideon Levy. “When Obama speaks (and says nothing)” “Quando Obama dice di ammirare i “valori fondanti” di Israele, di quali valori sta parlando? La disumanizzazione dei palestinesi? L'atteggiamento verso i migranti africani? L'arroganza, il razzismo e il nazionalismo? È tutto questo che ammira? Gli autobus separati per i palestinesi non gli ricordano nulla? L'esistenza di due comunità che vivono su una stessa terra, una con pieni diritti e l'altra priva di ogni diritto, ("ring a bell"), non suona un campanello, come dicono in America? Ammirare i “valori fondanti" sapendo che stiamo parlando di uno dei paesi più razzisti al mondo, con un muro di separazione e politiche di apartheid, significa tradire i valori fondanti del movimento statunitense per i diritti civili che hanno reso possibile il miracolo Obama. È un male che non abbia la fantasia di indossare dei baffi finti e di andare in giro per conversare con gli israeliani; potrebbe ascoltare come parlano dei neri come lui. È un male che non possa sedere in un caffè e "oziare un pò", come gli piace. Potrebbe ascoltare quali “valori fondanti” muovono realmente gli israeliani.” Mentre su di noi, sulla sinistra (?) italiana ed europea, ha scritto Yitzhak Laor*, La Fiera del libro di Torino e la buona vecchia Europa, Il Manifesto, 11 maggio 2008 Cara amica, il nostro problema qui, in quanto israeliani contro l'occupazione, è un problema concreto con i nostri vicini concreti, quelli che tornano a casa dopo avere prestato servizio ai blocchi stradali e avere trattato esseri umani come animali: diventano fascisti attraverso la pratica - ossia attraverso il servizio militare - e solo poi fascisti ideologicamente. Questo non preoccupa la sinistra filo-israeliana in Italia. Tu sostieni che la sinistra italiana non avrebbe trattato un boicottaggio del Sudafrica nel modo in cui sta trattando qualunque proposta di boicottaggio di Israele. Ma la cosa è più semplice: pensa alla sinistra italiana durante la prima guerra del Libano e paragonala alla sua posizione attuale. Non è l'occupazione a aver cambiato natura. È l'Europa occidentale che è cambiata, che è tornata al suo vecchio modo di guardare i non-europei con odio e disprezzo. Nell'immaginario della sinistra italiana, i palestinesi hanno perso lo «status» simbolico di cui godevano un tempo (la kefia al collo di decine di migliaia di giovani italiani, ad esempio) e sono passati nell'hinterland dell'Europa: dove gli americani possono fare quello che vogliono, e l'avida Europa, come sempre, si schiera dalla parte dei più forti. I palestinesi sono ancora una volta solo degli arabi che sanguinano, e il sangue arabo - proprio come in passato il sangue ebraico - vale poco. Si potrebbe riassumere il cinismo dell'attuale scena italiana citando Giorgio Napolitano, quando ha fatto riferimento a una vecchia discussione che ebbe nel 1982 a Torino con l'allora comunista Giuliano Ferrara. Riflettendo sulla posizione del Pci sul massacro di Sabra e Shatila, Napolitano, che sarebbe poi diventato Presidente, ha detto: «Per quanto riguarda una determinata persona (Giuliano Ferrara), ricordo solo che egli si faceva promotore di una causa (la causa palestinese nel 1982) che nel Partito godeva di una qualche popolarità ma che non ci avvicinava per nulla alla presa del potere». Machiavelli avrebbe dovuto incontrare sia Ferrara che il Presidente italiano per un drink sui fiumi di sangue palestinese. Ma il cambiamento di posizione della sinistra italiana ha molto poco a che vedere con la propaganda israeliana, anche se la Fiera del libro di Torino rientra anch'essa nella propaganda israeliana. Concentriamoci per un momento su questa fiera, a titolo di esempio. Abbiamo a che fare con la Cultura, che è sempre la «coesistenza» di affari (delle case editrici, ad esempio) con il razzismo implicito degli «amanti della Cultura», cultura che è sempre puramente occidentale (cristiana o «secolare»). Gli israeliani in questo contesto sono gli «eredi della buona vecchia Europa», mentre gli arabi, naturalmente, non sono ammessi in questa cultura. In breve, la xenofobia italiana ha anche un volto umano: la Fiera del libro di Torino. Il nostro stato, che da 41 anni sta privando un'intera nazione di qualunque diritto se non quello di emigrare, viene celebrato dalla Cultura. Bene, questa è l'Europa - dopo tutto, la stessa Europa che noi e i nostri genitori abbiamo conosciuto: la Cultura è sempre stata la cultura dei Padroni. Il dibattito sulla Fiera del libro può dimostrare come la sinistra, un tempo la più sensibile d'Europa verso la causa palestinese, sia diventata la più cinica sinistra filo-israeliana. Ha perso il suo orizzonte politico, e in questo vuoto ideologico ciò che si è realmente verificato è il ritorno del Coloniale. È questo il contesto storico in cui va letta l'estinzione della nazione palestinese, celebrata attraverso il 60° anniversario di Israele. L'Europa si sta espandendo fino a includere Israele, come «isola di democrazia», di «diritti umani». Non dobbiamo dimenticare che la sinistra italiana non ha mai attraversato un processo post-coloniale. Ha fatto tutta la strada dalla retorica anticolonialista degli anni '70 all'attuale «ansia» coloniale per «i nostri fratelli ebrei là nella giungla, tra i selvaggi». Mamma li turchi! Cara amica, non possiamo dipendere dagli europei, nonostante pochi coraggiosi. Guarda, i nostri soldati sono tornati a casa e dai loro scarponi il sangue cola in salotto. Imparano presto nella vita a ignorare le lacrime delle madri. Prima di compiere vent'anni sono già crudeli come cacciatori di teschi. Lo ammetto: dovevo scrivere questo pezzo per il Manifesto, ma mi sono rivolto a te, perché non riesco più a rivolgermi agli europei direttamente, chiedendo loro di pensare ai palestinesi rinchiusi come animali nei loro ghetti, al vento e alla pioggia.E gli anni passano. * scrittore e poeta israeliano, (traduzione Marina Impallomeni)http://www.ism-italia.org/ 
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TUNISIA Dietro la vetrina del Forum Annamaria Rivera

TUNISIADietro la vetrina del ForumEDITORIALE - Annamaria Rivera EDITORIALE - Annamaria RiveraCerto, il Forum sociale mondiale di Tunisi è stato un successo, come attestano le cifre: 60.000 partecipanti di 127 nazionalità, 4.500 associazioni da ogni parte del mondo, almeno 1.612 atelier, 1800 giornalisti stranieri accreditati. Sicché il bilancio è in fondo positivo, nonostante le défaillance organizzative e alcune contraddizioni stridenti. Nel Forum si sono riflessi, infatti, molti dei conflitti in corso: dalle bagarre fra sostenitori e oppositori di Bachar el-Assad, nonché fra militanti saharawi e attivisti marocchini, alla presenza dei ritratti di Khomeini, Saddam Hussein, Gheddafi all'interno del campus universitario. Fino al grande corteo finale per la Palestina ove le lugubri bandiere nere salafite sventolavano a pochi metri dagli striscioni arcobaleno della pace. In questa messa in scena della complessità ed eterogeneità del mondo non potevano mancare gli islamisti locali di tutte le tendenze, compresa la jihadista, rappresentati non solo dallo stand dell'Ugte, il sindacato degli studenti legato a Ennahda, ma anche dalla partecipazione della nebulosa salafita: ben rappresentata da giovani barbuti e ragazze in niqab nero, venute al Forum per rivendicare il diritto di frequentare l'università nascoste sotto il costume wahabita. Anche questa presenza aveva qualcosa di surreale: barbe e niqab si aggiravano in uno spazio punteggiato dall'immagine dell'amatissimo Chokri Belaid, il cui omicidio politico è attribuito dalla magistratura a tre killer salafiti. Ma i cui mandanti - sostiene il Fronte popolare - sono (o erano) nelle stanze del ministero dell'Interno guidato da Ali Laraayedh, il dirigente di Ennahda che oggi è capo dell'attuale governo transitorio.Ugualmente prevedibile era che esponenti di governo dell'ormai screditato partito islamista e l'altrettanto screditato Marzouki, presidente della Repubblica, un "laico" al servizio di Ennahda, tentassero di usare il Fsm come tribuna. E, una volta finita la festa, come fiore all'occhiello da esibire per dissimulare l'ostinata occupazione di poltrone solo formalmente transitorie, l'inettitudine a rispettare agenda e scadenze della transizione nonché l'ondata di violenza politica a opera di bande salafite e delle Leghe per la protezione della rivoluzione, famigerate milizie al servizio del potere. Mentre gli esponenti dei poteri transitori tentavano la loro passerella, al centro di Tunisi una piccola folla, in maggioranza femminile, manifestava, rabbiosa e ostinata, dinanzi alla sede del ministero della Donna e della Famiglia per reclamare le dimissioni di Sihem Badi. L'indegna ministra islamista ha minimizzato lo stupro feroce di una piccina di tre anni, compiuto dal custode di un asilo non autorizzato, insinuando che il colpevole andasse cercato fra i membri della famiglia della bambina. E a tal proposito. Mentre i guardiani dei buoni costumi cercavano di accreditarsi al Forum, un'ondata di stupri traversava la Tunisia: un fenomeno senza precedenti o almeno mai emerso prima con tale evidenza. In quegli stessi giorni, il 25 e il 27 marzo, a El Hancha, nel governatorato di Sfax, e a Teboulba, in quello di Monastir, altri due giovani disoccupati si facevano torce umane, incrementando la teoria di autoimmolazioni pubbliche e di protesta che precede di molti anni, inaugura e segue l'insurrezione popolare. Mentre sedevamo, come tanti altri partecipanti al Forum, sulla terrazza del Gran Caffè del Teatro, ci siamo chiesti quanti di loro fossero consapevoli che giusto accanto, davanti al Teatro municipale, due settimane prima un corpo in fiamme aveva gridato l'estrema protesta: esattamente come Bouazizi, Adel Khazri era un giovane disoccupato, costretto, per mantenere la famiglia, a farsi ambulante abusivo e perciò vessato quotidianamente dalla polizia municipale.Se si considera tutto questo e la gravissima situazione economica e sociale che affligge la Tunisia post-rivoluzione, si comprende perché "Mag14", testata online di giovani giornalisti di sinistra, abbia voluto dare a uno dei pezzi sul Forum, firmato da Soufia Ben Achour, un titolo così forte: «FSM 2013: vetrina sfolgorante e cadaveri nell'armadio». Oltre a quelli cui abbiamo accennato, nei giorni della grande kermesse altermondialista altri cadaveri si celavano nell'armadio tunisino. Il 27 marzo il collegio degli avvocati che difendono i cinque rapper condannati in contumacia a due anni di prigione per un videoclip duramente critico verso la polizia presentavano opposizione alla sentenza di primo grado: la condanna, infatti, è stata inflitta non soltanto all'autore del pezzo, il rapper Weld El 15, ma anche ad altri quattro, colpevoli solo d'essere stati ringraziati nei titoli di coda. Nel contempo era in corso il processo contro due graffitisti, rei di aver scritto frasi inneggianti alla rivoluzione. E scompariva misteriosamente Amina Tyler, la più celebre delle Femen tunisine, vittima di una fatwa (lapidazione per blasfemia) per essersi mostrata a seni nudi e rivendicanti la proprietà del suo corpo. Oggi fonti confidenziali sostengono che la studentessa diciannovenne sarebbe stata internata in un manicomio di Tunisi.Tuttavia, al di là dei cadaveri nell'armadio, è innegabile che la kermesse altermondialista ha avuto, fra i tanti meriti, quello di trasfigurare per alcuni giorni il volto di Tunisi. Agli occhi di chi sia solito frequentarla, la capitale sembrava infatti ritornata ai bei tempi dell'effervescenza post-rivoluzionaria. L'avenue Bourguiba era un teatro incessante d'incontri, discussioni, performance musicali improvvisate, veri e propri concerti sul palco. Fra i tanti, quello dedicato a Belaid, organizzato dai suoi compagni del Watad (o Partito dei patrioti democratici unificato) insieme con le altre componenti del Fronte popolare. Il consenso di cui oggi godono il Watad e l'intero Fronte è ben testimoniato, fra l'altro, dalla presenza di una notevole schiera di giovani militanti. Durante il concerto cantavano in coro, in perfetto spagnolo, Hasta Siempre, la canzone di Carlos Puebla in onore del Che: un'ulteriore, piccola testimonianza dello spirito internazionalista e altermondialista che si fa strada fra i giovani rivoluzionari e in genere nella sinistra tunisina.Fra i giovani che all'insurrezione popolare hanno partecipato in prima persona, abbiamo ritrovato un amico di vecchia data, attivista ben noto dell'Unione dei laureati disoccupati di Regueb, nel governatorato di Sidi Bouzid: una delle località, fra le più svantaggiate, da cui è sbocciata l'insurrezione che ha rovesciato il regime. Il nostro amico ci ha raccontato quel che significa per loro e per la comunità locale la presenza delle bande salafite (foraggiate, si dice, con somme provenienti dal Katar e dall'Arabia Saudita): minacce e violenze quotidiane, l'incendio della loro sede, il ferimento grave di uno di loro nel corso di un assalto armato, insomma la fine dell'agibilità politica. Quello di Regueb non è un caso isolato: nelle località e nei quartieri popolari più diseredati spadroneggiano gruppi della nebulosa detta salafita, che riescono a reclutare, spesso in cambio di qualche elargizione di denaro, giovani sottoproletari e piccoli delinquenti senza futuro. Alcuni di loro, oltre a praticare, al pari di Ennahda e di Ansar al-Sharia, attività di beneficenza e assistenza sociale, esercitano azioni di "vigilanza sui costumi" e aggressioni contro gli avversari politici. Si tratta di comportamenti che permettono non solo di sfuggire alla fame, ma anche di sfogare l'aggressività e compensare la frustrazione sociale, sottraendosi così alla tenaglia ben definita da un adagio in voga tra i giovani reietti tunisini: «L'Italia o Ben Arous», ovvero l'emigrazione "clandestina" o l'autoimmolazione. A riferirci questo detto, insieme con altre preziose informazioni, è stato il prof. Messadi, che dirige il Centro di traumatologia per grandi ustionati di Ben Arous, quello in cui sono morti Bouazizi, Khazri e tanti altri.Come abbiamo ribadito molte volte, il problema dei problemi in Tunisia è la situazione economica e sociale: dalla disoccupazione galoppante ad altri effetti della crisi economica mondiale, dal crollo del turismo alla fuga d'investitori e imprenditori stranieri, fino all'impennata del tasso d'inflazione. Inoltre, il Fondo monetario internazionale, con la compiacenza del partito islamista-neoliberista, sta per imporre il suo Piano di aggiustamento strutturale, finanziato con 1,78 miliardi di dollari, che esige l'aumento di tasse e imposte, la revisione dei salari e della protezione sociale, il congelamento per tre anni della Cassa di compensazione (che ha il compito di stabilizzare i prezzi dei prodotti di base).E' vero: occorre contrastare la vulgata che legge ogni questione riguardante i paesi a maggioranza musulmana come scontro fra laici e religiosi e rappresenta la transizione tunisina come un duello mortale fra la prospettiva di un governo democratico e quella di un potere teocratico e dispotico. Nondimeno, se il partito di maggioranza, oltre a essere islamista, è neoliberista, perciò incoraggiato e protetto da grandi agenzie e potenze neocoloniali; se l'estremismo religioso violento attecchisce nelle aree di disperazione sociale e recluta fra i più diseredati, non vi sarà qualche nesso tra la questione economico-sociale e l'islam politico? Le due facce del Forum mondiale di Tunisi: i numeri straordinari della partecipazione e i conflitti drammatici, a sfondo religioso, che accompagnano una gravissima crisi economica, sociale. Con una forte repressione contro le donnehttp://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/in-edicola/manip2n1/20130404/manip2pg/01/manip2pz/338344
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Commercio sotto accusa al Forum sociale di Tunisi 05/04/2013 - di Monica Di Sisto

commercio internazionale, finanziamenti esteri, Forum sociale mondiale Tunisi di Monica Di SistoCommercio sotto accusa al Forum sociale di Tunisi 05/04/2013commenti (1)Dopo le rivoluzioni arabe, il Forum sociale mondiale ha discusso a Tunisi anche di economia. E degli accordi di libero scambio che mettono in crisi le economie della sponda sud del Mediterraneo“Con la Primavera araba nei nostri Paesi abbiamo cambiato tutto, tranne l’economia. Comincio a pensare che sia l’impresa più difficile. Abbiamo abbattuto la dittatura, ma non siamo ancora riusciti nemmeno a scalfire il modello di sviluppo della dittatura”. Il Forum sociale mondiale ha scelto Tunisi per celebrare l’edizione 2013, conclusasi sabato 30 marzo. Una scelta che si è rivelata strategica non soltanto per sostenere le forze progressiste animatrici del cambiamento in Maghreb/Machreck. Un sindacalista e docente, già segretario nazionale del settore scuola superiore e università, ci spiega in che modo un’alternativa per la sponda sud del Mediterraneo è resa impossibile dal modello di sviluppo occidentale e dalle organizzazioni internazionali che lo sostengono. “Un esempio? La Tunisia ha cominciato a metà degli anni Novanta a firmare i primi accordi di liberalizzazione commerciale con l’Europa perché erano sostenuti da un Rapporto della Banca mondiale in cui si diceva che la Tunisia avrebbe guadagnato un 3% di Pil, oltre ad attirare investimenti esteri. Al tempo il coordinamento degli imprenditori protestò per non essere stato consultato, e previde che un terzo del tessuto economico della Tunisia, parliamo di 120.000 imprese, sarebbe stato danneggiato”. Le finanze pubbliche di Tunisi dipendono per il 30 per cento dalle tariffe sulle importazioni, e il loro abbattimento ha aggravato deficit e debito estero: “oggi – continua il nostro testimone – il 30 per cento del bilancio dello stato è finanziato attraverso il debito estero. Abbiamo subito un drastico taglio dei trasferimenti sociali, mai ripristinati dopo la caduta del regime: è stata la fine per il sostegno ai prezzi al consumo, la spesa per l’educazione, la sanità pubblica, i bilanci delle autorità locali”. Il prezzo di tutto questo la gente lo paga con la disoccupazione: nonostante il dato sia segretato, si stima che ci sia oggi un 18-20 per cento di disoccupazione in Tunisia, che per le donne arriva al 25 per cento, e al 35 per i diplomati e/o laureati. Più colpite sono le regioni contadine dell’interno, perché le prime liberalizzazioni hanno toccato i prodotti agricoli; le eccedenze del mercato italiano, spagnolo e greco hanno potuto essere scaricate qui con il risultato che nelle aree rurali la disoccupazione oscilla tra il 30 e il 51 per cento, che si registra ad esempio a Tatouine.Diritti e profittiAl Forum sociale mondiale si è tornati a parlare di commercio internazionale. Facilitare la circolazione delle merci intorno al pianeta aumenta la concorrenza tra Paesi e lavoratori per la fornitura di prodotti e servizi. La concorrenza può essere un vettore di progresso se spinge l’economia a dotarsi di migliori tecnologie, infrastrutture o di migliori qualifiche dei lavoratori. Ma se questo processo di liberalizzazione non è accompagnato da politiche industriali, sociali, fiscali e ambientali – di per sé bisognose di consistenti interventi pubblici che orientino il cambiamento verso il bene comune anziché verso i profitti privati – la concorrenza tra Paesi si giocherà su salari, condizioni di lavoro, livello di tassazione. Un fenomeno che possiamo rilevare anche all'interno della Ue, visto che abbiamo creato un mercato comune senza procedere a un'armonizzazione legislativa, fiscale, ma soprattutto dei redditi e sociale. Fin dai primi vagiti della liberalizzazione commerciale risultò chiaro che sarebbe stata impraticabile se non accompagnata dalla diffusione di standard minimi internazionali sul lavoro e le condizioni sociali, per evitare una corsa al ribasso. Nel vertice dell’Oil (l’organizzazione internazionale del lavoro) tenuto a Philadelphia del 1944 gli alleati affermarono che "il lavoro non è una merce. [E quindi non dovrebbe essere soggetto alle leggi del mercato] (...) Non ci sarà pace duratura senza giustizia sociale". Decisero inoltre che l'Oil avrebbe dovuto sostenere l’obiettivo della piena occupazione, del reddito minimo vitale, ecc. Si ponevano esplicitamente questi obiettivi davanti ad altre politiche economiche e finanziarie.Come uscire dal supermercato globale?Oggi è chiaro che le regole del commercio globale prevaricano gli standard internazionali del lavoro: l’Omc (l’Organizzazione mondiale per il commercio) e gli accordi di libero scambio sono per la maggior parte dotati di meccanismi di regolazione che prevedono sanzioni commerciali in caso di violazione, qualunque ne sia la motivazione, anche quando sia giustificata dalla difesa di diritti umani fondamentali. L'applicazione delle norme internazionali del lavoro contenute nelle convenzioni dell'Oil è lasciata alla buona volontà degli Stati firmatari, e questo è ancora più vero nel settore delle norme ambientali e fiscali. L’Unione europea, in teoria, è obbligata a svolgere Valutazioni di impatto sulla sostenibilità (Sia) degli accordi commerciali che propone ai Paesi partner, ma raramente ne tiene conto in sede negoziale. Nel caso della valutazione d'impatto sulla sostenibilità della zona euromediterranea di libero scambio (Emfta Sia), svolta di recente, i risultati – raccolti in un recente rapporto della rete Seattle to Brussels sulla giustizia commerciale – sono particolarmente negativi. È prevista una perdita di occupazione di circa il 3 per cento in Giordania e dell'8 per cento in Egitto, Marocco e Tunisia, che si accompagna a una pressione al ribasso sui salari, con conseguente aggravamento della povertà nell’area. L'industria manifatturiera nei Paesi interessati si dovrebbe ridimensionare drasticamente a seguito della soppressione delle tariffe sulle importazioni che proteggervano il mercato interno, can cali del 29% in Giordania, del 69% in Egitto, del 64% in Marocco e del 65% in Tunisia. La Valutazione d’impatto prevede un calo significativo della produzione delle macchine elettriche, legno, mobili, carta e stampa. In settori importanti come il cibo e bevande, tessili, abbigliamento, cuoio e calzature, la Valutazione prevede un calo di oltre il 90%. Lo studio rileva potenziali effetti negativi nella distribuzione del reddito a seguito delle liberalizzazioni in termini di benessere, valutando che prevalentemente ne beneficeranno i consumatori benestanti, piuttosto che i segmenti più poveri della società e piccoli produttori. In assenza di adeguate misure di prevenzione e di attenuazione, i potenziali impatti di maggiore interesse, secondo la Valutazione d’impatto, saranno:- un significativo aumento a breve termine della disoccupazione, che potrebbe continuare a lungo termine, particolarmente per la liberalizzazione degli scambi di prodotti industriali e agricoli;- una riduzione dei salari connessa con un aumento della disoccupazione;- una significativa perdita delle entrate pubbliche in alcuni paesi, con un potenziale impatto sociale negativo seguito della riduzione della spesa per la salute, l'istruzione e i programmi di sostegno sociale;- una maggiore vulnerabilità delle famiglie povere alle fluttuazioni dei prezzi del mercato mondiale per i prodotti alimentari di base;- effetti negativi sulle condizioni di vita e di salute delle donne rurali, associati alla conversione accelerata dal modello agricolo tradizionale all'agricoltura commerciale. Per la Giordania e la Siria il declino della produzione dovrebbe essere abbastanza costante per un periodo di 14 anni successivi all’entrata in vigore delle liberalizzazioni. In Egitto, il Marocco e in Tunisia un calo significativo si dovrebbe verificare nel primo anno, e il declino continuerebbe per i successivi 8 anni. In questo modo “si vuole esportare un modello di sviluppo che ci ha portato alla crisi”, sostiene Leopoldo Tartaglia, della Cgil, che a Tunisi, in collaborazione con le reti sindacali locali tra cui l’Uggt tunisina, ha lanciato il nuovo Osservatorio sul Commercio internazionale “Trade game/il commercio non è un gioco”, creato insieme ad Arcs/Arci, Legambiente e Fairwatch: “Per noi – ha detto Tartaglia – il commercio internazionale deve vedere tutti i soggetti, istituzionali e sociali, sullo stesso piano, e muoversi nell’ottica del pieno rispetto di tutti i diritti, delle prospettive di benessere condiviso e di difesa della buona occupazione in tutti i Paesi, salvaguardando i beni comuni e i diritti umani e sociali da ogni logica mercantilistica”. Una scelta importante, alla vigilia del lancio della campagna globale in vista dell'Assemblea ministeriale dell’Omc che si terrà a Bali, in Indonesia, dal 3 al 6 dicembre 2013, e che i movimenti vorrebbero trasformare in una nuova Seattle: un'insurrezione pacifica contro la mercificazione dei beni comuni.http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/alter/Commercio-sotto-accusa-al-Forum-sociale-di-Tunisi-17715
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Info SEM -FSM Tunisi 2013

le nostre iniziative a Tunisi sono andate più che bene. Sia dal versante partecipazione,sia da quello della convergenza sui contenuti.Il seminario “ Verso la democrazia attraverso i diritti” ha registrato una delle partecipazioni più elevate. Il seminario MED- UE che si è tenuto alle nove del mattino<ora antelucana per un forum>ha fatto registrare anch’esso una partecipazione larga ed un interessante ed interattivo dibattito tra diverse espressioni dei Paesi delle due sponde del Mare.Abbiamo avuto qualche problema con le traduzioni,che hanno causato alcune iniziali difficoltà nel seminario su diritti e la democrazia, ma il mio giudizio complessivo è più che positivo.Il Forum è stato un evento prevalentemente Mediterraneo.E ciò , se da una parte è stato un limite,dall’altra ha dato l’opportunità di un approfondimento delle questioni generali (pace, ambiente, beni comuni,lavoro, flussi migratori, sovranità alimentare, energetica e monetaria, debito, grandi opere,conoscenza,democrazia,diritti assetti istituzionali,lotta alle mafie  rapporti tra le culture ed i Paesi delle diverse sponde del Mare, interdipendenza) nello scenario e nella prospettiva della Mesoregione Mediterranea.Il comitato internazionale che ha promosso questa e le edizioni precedenti e la formula stessa del Forum  hanno mostrato palesi crepe già dalla fase di impostazione e avvio di questa edizione, della quale il peso organizzativo e politico è ricaduto in larghissima parte sui comitati tunisini e magrebini  ai quali va dato atto che, con poche risorse, hanno realizzato  un vero miracolo organizzativo e politico.Un grazie sentito a loro in primo luogo  e a tutti coloro che hanno sostenuto con impegno questo evento di grande rilievo.Le difficoltà, le contraddizioni e le tensioni dell’area si sono fatte sentire quando sono stati toccati i temi più caldi della Regione(Conflitti, Siria, Palestina,Iran) e si sono palesate anche nelle manifestazioni.In ogni caso è stato, a mio parere,  un evento di grande rilevanza suscettibile di significativi sviluppi per l’area del Mediterraneo e l’insieme dell’Europa.I nostri(SEM)  contatti e  rapporti si sono  consolidati ed ampliati ed è già partita la fase di programmazione del lavoro comune sulle direttici condivise nell’ assemblea di convergenza dello spazio “ Alternativa Mediterranea”, che  ha assunto le nostre proposte , contenute nel breve documento ,allegato con il quale ci siamo già dati i prossimi appuntamenti.Sui tempi brevi, abbiamo stabilito di partecipare attivamente agli incontri dell'Alter Summit in Atene il 7 e l'8 giugno p.v. e del Forum permanente della società civile a Laeken il 27 e 28  giugno p.v.Abbiamo inoltre proposto di organizzare dei seminari tematici sui diritti individuali e collettivi, sull'eguaglianza di tutte e tutti nella legge e in giudizio, sui beni comuni e la democrazia ; un'altra economia che assicuri una nuova prosperità ; lo sviluppo ecologico dei prodotti della terra e del mare ; il commercio equo fra paesi della regione ; la mobilità dei giovani e la libertà di circolazione nel quadro della cittadinanza euro mediterranea.A breve terremo , a Roma un incontro di tutte le associazioni che hanno proposto i seminari per una valutazione collegiale dell’evento, della nostra partecipazione, una riflessione sulla formula organizzativa  e per impostare e programmare le iniziative sopra ricordate.Mimmo Rizzuti Per una comunità MED-EU- Pour une Communauté MED-EUProponiamo un processo di alleanze in seno alla società civile per giungere ad una Comunità che raccolga gli aspetti degli interessi strategici condivisi (energia, ambiente, acqua, immigrazione, mobilità di donne e uomini, dimensione dei diritti e rafforzamento della democrazia partecipativa) fondati sui valori della pace e della dignità umanaNous proposons un processus d’alliances au sein de la société civile conduisant à une Communauté qui rassemble les aspects des intérêts stratégiques partagés (énergie, environnement, eau, immigration, mobilité des femmes et des hommes, intégration économique et sociale, dimension des droits et renforcement de la démocratie participative) et fondés sur les valeurs de la paix et de la dignité humaine.Questo processo sarà basato sulla logica dell'interdipendenza per superare la cultura neocoloniale che ha caratterizzato in varie forme i rapporti fra Europa e il Mediterraneo.Ce processus sera fondé sur la logique de l’interdépendance allant au-delà de la culture du néo-colonialisme qui a caractérisé, dans des formes variées, les rapports entre l’Europe et la Méditerranée. Con questo spirito, è urgente ed importante sviluppare la visione comune di una diversa prosperità nella regione euro mediterranea, per uscire in modo definitivo dalla paralisi e dalle ambiguità delle attuali politiche di vicinato dell'Unione Europea. Dans cet esprit, il est important et urgent de développer une vision commune d’une prospérité différente de la région euro-méditerranéenne, pour sortir définitivement de la paralysie et des ambiguïtés des politiques actuelles de voisinage de l’Union européenne. Dal dibattito nei seminari organizzati da SEM, CIME e altre reti è emerso il consenso su necessità ed urgenza di precisare le tappe per arrivare alla creazione di questa Comunità. Lors des débats dans les deux séminaires organisés par le SEM, le CIME et d’autres réseaux, un consensus s’est dégagé sur la nécessité et l’urgence de préciser les étapes conduisant à la création de la dite Communauté. Sui tempi brevi, abbiamo stabilito di partecipare attivamente agli incontri dell'Alter Summit in Atene il 7 e l'8 giugno p.v. e del Forum permanente della società civile a Laeken il 27 e 28  giugno p.v. A bref délais, les participants ont décidé de prendre une part active aux rencontres de Athènes les 7 et 8 juin promu par Alter Summit et de Laeken les 27 et 28 juin promu par le Forum permanent de la société civile. La partecipazione a questi incontri sarà preliminare ad una grande Convenzione della società civile MED-EU che dovrebbe tenersi a Tunisi o Palermo nella primavera del 2014. Ces rencontres sont préparatoires d’une grande Convention de la société civile MED-EU qui devra se tenir au printemps 2014 à Tunis ou Palerme. Abbiamo inoltre proposto di tenere dei seminari tematici sui diritti individuali e collettivi, sull'eguaglianza di tutte e tutti nella legge e in giudizio, sui beni comuni e la democrazia ; un'altra economia che assicuri una nuova prosperità ; lo sviluppo ecologico dei prodotti della terra e del mare ; il commercio equo fra paesi della regione ; la mobilità dei giovani e la libertà di circolazione nel quadro della cittadinanza euro mediterranea. Les participants ont proposé de tenir des séminaires thématiques sur les droits individuels et collectifs assurant l’égalité de toutes et tous dans et devant la loi, les biens communs et la démocratie ; une autre économie assurant une nouvelle prospérité ; le eco-développement des produits de la terre et de la mer ; le commerce équitable parmi les pays de la région ; la mobilité des jeunes et la liberté de circulation dans le cadre d’une citoyenneté euro-méditerranéenne. La Convenzione dovrebbe riunire gli animatori della rivoluzione dei Social Networks, il mondo della cultura, delle università, della ricerca, della comunicazione e dei media, i rappresentanti delle organizzazioni sociali e dei lavoratori, i protagonisti di progetti per un'altra economia, i movimenti di giovani ed immigrati, le organizzazioni di volontariato... La Convention devrait rassembler les animateurs de la révolution des Social Networks, le monde de la culture, des universités et de la recherche, de la communication et des Médias, les représentants des organisations sociales et des travailleurs, les protagonistes des projets pour une autre économie, les mouvements des jeunes et des immigrés, les organisations du volontariat… Il processo di alleanze nella società civile dovrebbe aprire la strada a una Conferenza Diplomatica durante il semestre di presidenza italiana dell'UE. La Conferenza dovrà riunire i rappresentanti di Unione Europea, paesi del Mediterraneo meridionale, Unione Africana, Russia, Balcani. Le processus d’alliances au sein de la société civile devrait ouvrir la voie à une Conférence diplomatique pendant le semestre de présidence italienne de l’UE, une conférence associant – avec l’Union européenne et les pays de la Méditerranée méridionale – les représentants de l’Union africaine et de la Ligue Arabe, de la Russie et des Balkans. Siamo alla soglia di un grande cambiamento del pianeta edell'umanità.  Un cambiamento che ci sarà imposto dallo choc indotto dai problemi energetici, delle materie prime, dell'acqua e dell'ambiente. Nous sommes à la veille d’un grand changement de la planète et de l’humanité qui nous sera imposé par les chocs liés aux problèmes de l’énergie, des matières premières, de l’eau et de l’environnement. Insieme riusciremo a contribuire alla governance di questo grande cambiamento, creando una comunità nuova di valori e di diritti, nutrita della ricchezza e del mutuo riconoscimento delle diversità culturali, per garantire – con la pace e la democrazia – una prosperità condivisa e rispettosa dell'ambiente. Ensemble, nous serons capables de contribuer au gouvernement de ce grand changement, avec la création d’une nouvelle communauté de valeurs et de droits dans la richesse et dans la reconnaissance mutuelle des diversités culturelle, afin de garantir – avec la paix et la démocratie – une prospérité partagée respectueuse de l’environnement. Le cittadine e i cittadini euro mediterranei partecipanti ai due seminari « Verso la democrazia attraverso i diritti » e « Per una comunità MED-EU » Les citoyennes et les citoyens euro-méditerranéens participants aux deux séminaires : vers la démocratie par la voie des droits ; pour une communauté MED-EU www.sinistraeuromediterranea.it Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.://www.movimentoeuropeo.it/ Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.  www.sinistraeuromediterranea.it
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Pour une Communauté MED-EU

Si è chiuso con un successo il Forum Sociale Mondiale di Tunisi. Nei prossimi giorni forniremo una riflessione più compiuta. Di seguito il documento finale presentato all'assemblea di convergenza dello spazio " Alternativa Mediterranea" DA  Sinistra Euro-Mediterranea/SEM –, Movimento Europeo/CIME – Altramente – Arci – Associazione Mediterranea- Fiom nazionale - Forum italo-tunisino per la cittadinanza mediterranea - Forum Permanent de la Société Civile -  Senza Confini-  – TransformMRPour une Communauté MED-EUNous proposons un processus d’alliances au sein de la société civile conduisant à une Communauté qui rassemble les aspects des intérêts stratégiques partagés (énergie, environnement, eau, immigration, mobilité des femmes et des hommes, intégration économique et sociale, dimension des droits et renforcement de la démocratie participative) et fondés sur les valeurs de la paix et de la dignité humaine.Ce processus sera fondé sur la logique de l’interdépendance allant au-delà de la culture du néo-colonialisme qui a caractérisé, dans des formes variées, les rapports entre l’Europe et la Méditerranée. Dans cet esprit, il est important et urgent de développer une vision commune d’une prospérité différente de la région euro-méditerranéenne, pour sortir définitivement de la paralysie et des ambiguïtés des politiques actuelles de voisinage de l’Union européenne. Lors des débats dans les deux séminaires organisés par le SEM, le CIME et d’autres réseaux, un consensus s’est dégagé sur la nécessité et l’urgence de préciser les étapes conduisant à la création de la dite Communauté. A bref délais, les participants ont décidé de prendre une part active aux rencontres de Athènes les 7 et 8 juin promu par Alter Summit et de Laeken les 27 et 28 juin promu par le Forum permanent de la société civile. Ces rencontres sont préparatoires d’une grande Convention de la société civile MED-EU qui devra se tenir au printemps 2014 à Tunis ou Palerme. Les participants ont proposé de tenir des séminaires thématiques sur les droits individuels et collectifs assurant l’égalité de toutes et tous dans et devant la loi, les biens communs et la démocratie ; une autre économie assurant une nouvelle prospérité ; le eco-développement des produits de la terre et de la mer ; le commerce équitable parmi les pays de la région ; la mobilité des jeunes et la liberté de circulation dans le cadre d’une citoyenneté euro-méditerranéenne. La Convention devrait rassembler les animateurs de la révolution des Social Networks, le monde de la culture, des universités et de la recherche, de la communication et des Médias, les représentants des organisations sociales et des travailleurs, les protagonistes des projets pour une autre économie, les mouvements des jeunes et des immigrés, les organisations du volontariat… Le processus d’alliances au sein de la société civile devrait ouvrir la voie à une Conférence diplomatique pendant le semestre de présidence italienne de l’UE, une conférence associant – avec l’Union européenne et les pays de la Méditerranée méridionale – les représentants de l’Union africaine et de la Ligue Arabe, de la Russie et des Balkans. Nous sommes à la veille d’un grand changement de la planète et de l’humanité qui nous sera imposé par les chocs liés aux problèmes de l’énergie, des matières premières, de l’eau et de l’environnement. Ensemble, nous serons capables de contribuer au gouvernement de ce grand changement, avec la création d’une nouvelle communauté de valeurs et de droits dans la richesse et dans la reconnaissance mutuelle des diversités culturelle, afin de garantir – avec la paix et la démocratie – une prospérité partagée respectueuse de l’environnement. Les citoyennes et les citoyens euro-méditerranéens participants aux deux séminaires : vers la démocratie par la voie des droits ; pour une communauté MED-EUwww.sinistraeuromediterranea.it Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
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Vers la démocratie par la voie des droits

SPAZIO « ALTERNATIVA MEDITERRANEA >>:28 Marzo 3° slot, Ore 16,00-18,30 Vers la démocratie par la voie des droits:pour une nouvelle idée de citoyenneté et un nouveau patrimoine de droits qui accompagnent toute personne umaine dans tous les lieux de la planète .Espace « ALTERNATIVE MEDITERRANEENNE >>:28 Mars 3° slot, H 16,00-18,30 Vers la démocratie par la voie des droits:pour une nouvelle idée de citoyenneté et un nouveau patrimoine de droits qui accompagnent toute personne humaine dans tous les lieux de la planète.Presentation de l’initiative :Domenico Rizzuti( porte parle SEM, Gauche Euromediterranéenne)Message de  Stefano Rodotà (juriste Univ. La Sapienza, Roma)Introduction :Gaetano Azzariti (juriste Univ. La Sapienza, Roma)Ghazi Gherairi  (juriste Univ. Tunis)Interventions:Silvia Finzi (Université La Manouba, Tunis)Ahmed Brahim (député à l’Assemblée Constituante, Tunisie)Patrizia Sentinelli (ex vice-ministra des Affaires étrangères, Italie, responsabile des rapports avec l’Afrique)Habib Kazdagghli (doyen de la faculté de Lettres, Univ. La Manouba, Tunis)Lilia Ghanem (chef redactrice de Bad’el, Beyrouth)Tonino Perna (Pres. SEM, socio economiste, Univ. de Messina, Italie)Raymond Van Ermen ( UE, Belgique)Stefano Maruca ( syndicat CGIL, Fiom, Italie)Lilia Zaouali (antropologue, Tunisie)Roberto Morea TransformAnna Maria Rivera (antropologue, Univ. Bari, Italie).Tarek Chabouni (Nidaa Tounes)A été invité : Saida Garrach,avvocata  Associazione donne TunisiaÇçççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççVers la démocratie par la voie des droits:pour une nouvelle idée de citoyenneté et un nouveau patrimoine de droits qui accompagnent toute personne humaine dans tous les lieux de la planèteDes pouvoirs forts et arrogants échappent aux contrôles historiques des Etats et dessinent à nouveau le monde et les vies.Mais il y a de plus en plus des femmes et des hommes qui se battent contre ces pouvoirs, en dénonçant les inégalités, s’organisent via Internet, défient les régimes politiques autoritaires.Leur action est une déclaration quotidienne et planétaire de droits, qui s’oppose à la prétention de régler tout par le marché, qui place au centre la dignité des personnes, fait émerger les biens communs et vise un avenir où la techno-science est en train de construire une image différente de l’Homme.Une nouvelle idée de citoyenneté est née, d’un patrimoine de droits qui accompagne toute personne humaine dans tous les lieux de la planète.ÇçççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççVerso la democrazia attraverso i diritti:Per una nuova idea di cittadinanza e un nuovo patrimonio di diritti che accompagnino la persona in ogni luogo  del Mondo.“Poteri privati forti e prepotenti sfuggono agli storici controlli degli Stati e ridisegnano il mondo e le vite.Ma sempre più donne e uomini li combattono, denunciano le diseguaglianze, si organizzano su Internet, sfidano regimi politici autoritari.La loro azione è una planetaria, quotidiana dichiarazione di diritti, che si oppone alla pretesa di far regolare tutto solo dal mercato, mette al centro la dignità delle persone, fa emergere i beni comuni e guarda a un futuro dove la tecnoscienza sta costruendo una diversa immagine dell’uomo.È nata una nuova idea di cittadinanza, di un patrimonio di diritti che accompagna la persona in ogni luogo del mondo”PromuovonoAltramente – Arci –Associazione Mediterranea- Fiom nazionale - Forum italo-tunisino per la cittadinanza mediterranea - Forum Permanent de la Société Civile-  CGIL, Movimento Europeo/CIME –Senza Confini- Sinistra Euro-Mediterranea/SEM – Transform, Rete italiana FSMÇççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççFSM 2013 Tunis: vers la démocratie à travers les droits.Présentation de Mimmo Rizzuti (porte parole SEM “Gauche Euro Méditerranéenne” Dans toutes les dimensions institutionnelles qui concourent à composer la galaxie de la globalisation le thème des droits est continuellement en mouvement.Les chartes s'écrivent et se réécrivent dans toute la planète.On réinterprète les droits déjà connus et on ajoute des droits nouveaux.Des droits consolidés et nouveaux émergent une nouvelle fois dans la force de milliers de places, même si on essaie constamment de les nier avec une violence brutale au nom d'un fondamentalisme renaissant.C'est, comme on le sait déjà, ce qui est en train de se passer également dans les Pays protagonistes des révolutions de la dignité et dans cette même Tunisie qui nous accueille.Ensuite, dans chaque partie du monde, les droits (anciens et nouveaux) sont tous contrastés et niés devant les exigences de la finance, car dans la compétition globale ils sont considérés comme un luxe, même là où ils sont nés et semblaient consolidés et indiscutables.Un luxe que cette globalisation ne peut pas accepter mais en même temps elle ne peut pas l'éviter. Je dirai même plus,car paradoxalement, d'un coté elle génère une « dilatation et une multiplication » et de l'autre un appauvrissement et une disparition de ces mêmes droits. Il faut chercher le moteur de tout cela dans les besoins concrets et urgents de millions de personnes. Dans ce scénario global animé par des conflits très aigus émergent et se manifestent dans le monde entier des besoins communs impossibles à supprimer qui poussent au devant de la scène des millions de personnes décidées à les faire valoir, à les codifier comme leurs propres droits. Des droits qui représentent “une nouvelle citoyenneté qui n'est plus liée à un territoire mais elle est l'expression d'attributions (dignité, connaissance, santé, travail, accès aux biens communs) dont personne ne peut être privée”.Une citoyenneté, réclamée par ce nouveau besoin de droits, qui se manifeste partout, innerve cette même politique à travers «  l'action quotidienne de sujets différents qui mettent en scène, <du bas>, une déclaration ininterrompue des droits » revendiquant le respect pour leur dignité et pour leur humanité elle-même.Nous sommes devant une connexion inédite entre l'abstraction des droits et la réalité des besoins qui met à l'ouvrage des sujets réels » (S. Rodotà : le droit d'avoir droit », Editeur Laterza)Il est difficile, toutefois, dans ce monde sans confins, parcouru par des conflits et des contradictions très aigus, où se dissout l'espace traditionnel des états nationaux, de codifier ces principes et ces droits, de les enraciner au niveau constitutionnel et de les rendre exigibles au niveau universel, devant la domination incontrôlée des marchés, du potentiel de guerre qui les soutient  et de la nature intrinsèque d'exclusion de la globalisation. En effet, le gouvernement du peuple « la démocratie » manque souvent : le souverain et le juge qui devraient les faire respecter et les garantir.La question qui surgit souvent de manière spontanée est: peut-on avoir, dans cette phase de l'histoire du monde, des droits exigibles sur terre pour tous ou doit-on se résigner encore, au troisième millénaire, seulement à la justice divine qui devient souvent sur cette terre un instrument de régression, de négation des droits et de la dignité?La dignité a été le mot clé de la révolution tunisienne qui a éclaté à Sidi Bouzid le 17 décembre 2010 avec la mort de Mohammed Bouaziz et s'est enflammée le 14 janvier 2011 à Tunis et dans toute la Tunisie.Et c'est le mot clé qui déplace les droits de la conception doctrinaire abstraite à la vie de millions de personnes qui semblent avoir emprunté l'exhortation d'Ulysse de la “Divine Comédie” aux compagnons avec lesquels il s'embarque:… Non vogliate negar l'esperienza di retro al sol, del mondo sanza gente. Considerate la vostra semenza fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza"(Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno canto XXVI, 116-120) Des millions de personnes qui ne s’arrêtent pas devant la répression, la violence, les tortures.La force est toujours la dignité. Un concept lié à la vie concrète de chacun et  ne peut être échangé avec aucun principe doctrinaire abstrait. Noble mais abstrait. Et avec elle la connaissance.La dignité est le premier des droits qui marquent, dans chaque domaine, la vie des personnes.De cette dignité, il découle une série d'autres droits, civils et sociaux (liberté, travail, santé, connaissance etc), qui rendent la vie des hommes et des femmes digne d’être vécue et demandent une organisation de la société dans ces formes civiles, politiques et sociales que nous avons appris à appeler depuis plus de 2500 ans démocratie.La dignité est le premier droit fondamental, inséparable de la vie humaine en tant que tel et, en revendiquant ce droit, des millions d'hommes et de femmes essaient, partout dans le monde, dans des formes et des modes différents, de sortir de cette condition humiliante de la survie, de ces formes anciennes et nouvelles de servilité et d'esclavagisme, imposées par les oligarchies occultes et manifestes de la finance, des marchés et des pouvoirs militaires en général.Droits et démocratie non plus octroyés du haut mais revendiqués par des millions de personnes sur les places du monde entier. De Tunis au Caire, à New Delhi, à Madrid, Athènes, Rome, New York, dans les usines chinoises des colosses internationaux.Et même si tous les jours on peut voir comment dans le monde entier on assiste à la violation systématique de chaque droit, y compris les droits à peine acquis, au nom des fondamentalismes de toutes sortes, les mouvements qui les soutiennent et les poussent à continuer ne s’arrêtent pas.La revendication de ces droits, attaquée  et réprimée de toute part, ne s’arrête pas mais contamine de plus en plus des millions de personnes à chaque coin du monde.L'amplitude qu'elle a prise nous dit de quelle façon les critiques qui attribuaient aux droits la fonction de masque idéologique derrière lequel l'occident capitaliste continuait à exporter sa propre hégémonie, ces propres valeurs et affirmait sa propre domination, sont désormais dépassées.Cette nouvelle phase et cette nouvelle époque des droits nous entraine vers un nouveau constitutionnalisme  du  bas, sans frontière et met au premier plan la matérialité des situations et des besoins des personnes en chair et en os dans le monde entier. Un constitutionnalisme où la « citoyenneté change de nature ».Un constitutionnalisme qui est en train de se transférer dans les chartes fondamentales des droits ( voir parmi les dernières, la Charte des droits fondamentaux de l'UE (12 déc. 2007).Un constitutionnalisme qui “ fait sortir de ses gonds la citoyenneté, que nous avons connu, entendue comme projection et gardienne d'une identité féroce d'opposition  et se présente comme l'ensemble des droits qui constituent le patrimoine de chaque personne, n'importe où dans le monde, qui rapproche et ne divise pas, offrant aussi à l'égalité une dimension nouvelle et plus riche” (Rodotà pag.)4) Établir ces principes dans des chartes des droits fondamentaux, bien loin d’être un exercice académique, c'est le premier pas pour révolutionner le droit sur le même plan que la doctrine, allant au-delà de la barrière, jusque-là insurmontable du droit de propriété comme on est en train de le faire en Italie avec la détermination de ces biens communs indispensables pour garantir les droits fondamentaux pour la vie de tous (eau, connaissance, santé, travail, libre circulation, etc.) qu'il faut soustraire aux règles et aux logiques du marché.C'est difficile mais pas impossible ! Cela vaut la peine d'essayer, comme cela vaut la peine d'essayer (c'est le thème du séminaire de demain à 9 heures) de construire la dimension institutionnelle de référence avec la communauté MED-EU, premier pas vers une plus vaste Mésorégion Méditerranéenne.Mimmo Rizzuti ( porte parole SEM-Sinistra EuroMediterranea)e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 
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POUR UNE COMMUNAUTE’ MED-EU

SPAZIO  “ ALTERNATIVA MEDITERRANEA”Venerdì 29 Marzo 1° SLOT,  ORE 9,00/ 11,30POUR UNE COMMUNAUTE’ MED-EUfondée sur les valeurs et les droitsdans la richesse et dans la reconnaissance mutuelle des diversités culturelles afin d’assurer, avec la paix et la démocratie, une prospérité partagée respectueuse de l’environnement.ESPACE  “ ALTERNATIVE MEDITERRANEENNE”Vendredi 29 Mars 1° SLOT,  h  9,00/ 11,30POUR UNE COMMUNAUTE’ MED-EUfondée sur les valeurs et les droitsdans la richesse et dans la reconnaissance mutuelle des diversités culturelles afin d’assurer, avec la paix et la démocratie, une prospérité partagée respectueuse de l’environnement.PresentationDomenico Rizzuti, porte parole SEM (Gauche euroméditerranéenne)Le sens de la Communauté et de l’Alternative Méditerranéenne;Introduction:Virgilio Dastoli, (President Conseil Italien Mouvement Européen)InteventionsSilvia Finzi (Univ. La Manouba, Tunis)Ahmed Brahim (député, Assemblée Constituante, Tunisie)Tonino Perna (president SEM, socioeconomiste Univ. Messina, Italie)Ghazi Gherairi  (juriste  Univ. de Tunis)Patrizia Sentinelli (ex vice-ministre des Affaires étrangères, Italia, responsabile des rapports avec l’Afrique)Raymond Van Ermen ( UE, Belgique)Roberta Turi (Syndicat CGIL, Fiom, Italia)Tarek Chabouni (Nidaa Tounes)Roberto Musacchio (ex europarlamentaire)Lilia Ghanem ( chef redacteur de la revue « The Arab Ecologist,Bad ‘El Beyrouth)Habib Kazdagghli (doyen de la faculté de Letteres, Univ. La Manouba, Tunis)Roberto, Morea Tranform .a été invite: Saida Garrach,avocat, Association des femmes tunisiennes démocrates Tunisie°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°Pour une Communauté MED-EUfondée sur les valeurs et les droits dans la richesse et dans la reconnaissance mutuelle des diversités culturelles afin d’assurer, avec la paix et la démocratie, une prospérité partagée respectueuse de l’environnement*****Nous proposons un processus conduisant vers une Communauté qui rassemble les aspects des intérêts stratégiques partagés (énergie, environnement, eau, immigration, mobilité des femmes et des hommes, intégration économique et sociale, dimension des droits et renforcement de la démocratie) et un cadre institutionnel commun avec une Haute Autorité chargée de gouverner les intérêts stratégiques partagée, un Tribunal des droits, un Comité permanent des ministres et un « Sénat » élu au suffrage universel et direct.Ce processus sera fondé sur la logique de l’interdépendance allant au-delà de la culture du néo-colonialisme qui a caractérisé, dans des formes variées, les rapports entre l’Europe et la Méditerranée.Dans cet esprit, il est important et urgent de développer une vision d’une prospérité différente de la région euro-méditerranéenne, en imaginant une nouvelle architecture politique  et institutionnelle permettant de sortir définitivement de la paralysie et des ambiguïtés des politiques actuelles de voisinage.Ce processus devrait ouvrir la voie à une Conférence diplomatique sur la création de cette nouvelle Communauté, une conférence associant – avec l’Union européenne et les pays de la Méditerranée méridionale – les représentants de l’Union africaine et de la Ligue Arabe, de la Russie et des Balkans.La Conférence diplomatique serait précédée par une Convention de la démocratie participative, de proximité et paritaire euro-méditerranéenne à l’instar du Congrès de l’Europe à La Haye et de la Helsinki Citizens Assembly au début des années ’90.Cette Convention devrait rassembler les animateurs de la révolution des Social Networks, le monde de la culture, des universités et de la recherche, de la communication et des Médias, les représentants des organisations sociales et des travailleurs, les protagonistes des projets pour une autre économie, les mouvements des jeunes et des immigrés, les organisations du volontariat…Nous proposons de réunir cette Convention à Tunis au printemps 2014Nous sommes à la veille d’un grand changement de la planète et de l’humanité qui nous sera imposé par les chocs liés aux problèmes de l’énergie, des matières premières, de l’eau et de l’environnement.Ensemble, nous serons capables de contribuer au gouvernement de ce grand changement, avec la création d’une nouvelle communauté de valeurs et de droits dans la richesse et dans la reconnaissance mutuelle des diversités culturelle, afin de garantir – avec la paix et la démocratie – une prospérité partagée respectueuse de l’environnement.°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°نحن نقترح تجمّعا يضمن المصالح الاستراتيجية المشتركة (الطاقة، المحيط، الماء، الهجرة، الاندماج الاقتصادي والاجتماعي، الحقوق، الديموقراطية) في إطار رسمي مشترك يعتمد على هيئة عليا مهمتها إدارة المصالح المشترك وعلى محكمة حقوق ولجنة وزراء قارة.لذلك فمن المهم والعاجل تفعيل مسار جديد تكون نقطة انطلاقه مؤتمر ديبلوماسي حول تأسيس هذا التجمع المتوسطي يشارك فيه ممثلون عن الاتحاد الأوروبي والضفة الجنوبية للمتوسط والاتحاد الإفريقي والجامعة العربية وروسيا والبلقان. ويجب أن يكون هذا المؤتمر مسبوقا باتفاقية الديمقراطية التشاركية الأورومتوسطية.كما يجب أن يشارك في هذه الاتفاقية شباب الثورة والجامعيون وممثلون عن عالم الصحافة وعن النقابات والمهاجرين الناشطين في العمل التطوعي والاجتماعي. وإننا نقترح أن يتم عقد هذا المؤتمر في سنة 2014 في تونس أو في بالارمو.إن أمامنا تحديات كبيرة وخاصة منها الطاقة والمواد الأولية والماء والمحيط لذلك يجب أن نوحد جهودنا ونعمل جميعا من أجل إنجاح هذا المسار الذي سيجمع بين كل شعوب المتوسط.°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°Noi proponiamo una Comunità che unisca gli aspetti degli interessi strategici condivisi (energia, mbiente, acqua,’immigrazione, mobilità degli uomini e delle donne, integrazione economica e sociale,  dimensione dei diritti e rafforzamento della democrazia) a quelli di un quadro istituzionale comune e un’Alta Autorità incaricata di gestire gli interessi strategici condivisi, un Tribunale dei diritti, un Comitato di ministri permanente, un “Senato” designato a suffragiouniversale.Questo processo deve fondarsi sulla logica dell’interdipendenza superando la cultura del neo-colonialismo che ha connotato, In varie forme, le relazioni fra Europa e Mediterraneo.In quest’ottica è importante e urgente proiettare una visione di diversa prosperità nella regione euro-mediterranea, immaginando anche una nuova architettura politica e istituzionale per uscire definitivamente dalla paralisi e dalle ambiguità delle politiche di vicinato in atto.Questo processo dovrebbe sfociare in una Conferenza diplomatica sulla costituzione della nuova Comunità, una conferenza che associ - oltre all'Unione europea e i paesi della sponda sud del Mediterraneo - anche i rappresentanti dell'Unione africana e della Lega Araba, la Russia e i Balcani.La Conferenza diplomatica deve essere preceduta da una Convenzione della democrazia partecipativa, di prossimità e paritaria euro-mediterranea – come avvenne nel 1948 al Congresso d’Europa dell’Aja o agli inizi degli anni '90 con la Helsinki Citizens Assembly.La Convenzione dovrebbe riunire gli animatori della rivoluzione dei Social Networks, il mondo della cultura, delle università e della ricerca, della comunicazione e dei Media, i rappresentanti delle organizzazioni sindacali e sociali, i portatori di progetti per un'altra economia, le organizzazioni dei giovani e dei migranti, le organizzazioni del volontariato...Noi proponiamo di riunire questa Convenzione a Tunisi o Palermo nella primavera del 2014.Siamo alla vigilia di un grande mutamento del pianeta e dell'umanità che ci sarà imposto dagli choc legati ai problemi dell'energia, delle materie prime, dell'acqua e dell'ambiente.Solo insieme, possiamo contribuire al governo di questo grande mutamento costruendo una nuova comunità di valori e di diritti nelle ricchezza e nel riconoscimento reciproco delle diversità culturali, per assicurare con la pace e la democrazia una prosperità condivisa rispettosa dell’ambiente.Promuovono:Altramente – Arci – Associazione Mediterranea-  Fiom nazionale - Forum italo-tunisino per la cittadinanza mediterranea - Forum Permanent de la Société Civile - Movimento Europeo/CIME –Senza Confini- Sinistra Euro-Mediterranea/SEM – TransformçççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççPrésentation  séminaire MED-UEL'espace et l'assemblée de convergence “Alternative Méditerranée” dans le FSM de Tunis est un fait d'une très grande importance politique.Pour nous cela signifie que la Méditerranée, comme l'écrivent Cassano et Zolo (L’alternative Méditerranéenne – Feltrinelli 2007) “ se place comme un “Pluriverso”, de civilisation, de cultures, de langues, d'univers symboliques et expressifs et, en tant que tel, elle s'oppose aux dérives océaniques de la globalisation”.Une zone où le pluralisme et le dialogue entre les civilisations méditerranéennes s'oppose aux universalismes et aux fondamentalismes de chaque conception monothéiste, non seulement de l'occident.Une zone où, au refus des idéologies “atlantistes” qui ont malheureusement conduit dans un passé récent aux guerres humanitaires ou préventives dans les Balkans, au Moyen Orient et en Asie, au nom d'un néocolonialisme qui est en train de réapparaitre, on doit ajouter le refus des fondamentalismes despotiques renaissant, qu'ils soient religieux ou d'état, qui visent à redessiner le monde et les vies et à anéantir la dignité des personnes.Une zone où, de tous les rivages de la mer on travaille à la construction d'une nouvelle idée de citoyenneté, d'un patrimoine de droits qui accompagne la personne dans chaque lieu du monde sous le signe de l'interdépendance.Au centre de l'”Alternative Méditerranéenne” émergent des problèmes comme la question palestinienne, la militarisation de la rive septentrionale, les flux migratoires, les programmes de coopération euroméditerranéenne, la garantie du fragile écosystème marin dépouillé et violé, le rapport entre Islam et modernité, le féminisme islamique, les racines méditerranéennes de l'Europe et le thème crucial de son autonomie.Une autonomie possible seulement si on travaille en partant du bas à la construction d'une communauté capable de maintenir ensemble, l'Afrique, à partir de l'Afrique méditerranéenne, et l'Europe et capable de regarder avec une grande attention vers l'Asie.Notre objectif d'aujourd'hui, avec ce séminaire, est de se placer comme une nouvelle tentative de passer des inspirations culturelles à la proposition politique de la Communauté MED-EU, premier pas vers une mésorégion méditerranéenne, de nouveaux modèles et de nouveaux rapports de puissance géopolitique générale, car comme l'écrit Cassano “ quand on lit la méditerranée en profondeur on découvre qu'elle ne parle pas seulement d'un petit segment de la planète, mais des problèmes que le monde doit affronter s'il veut se soustraire au seul verbe de la compétition et de la destruction de la planète ».Les Révolutions arabes d'il y a deux ans, malgré les contrecoups auxquels elles ont été soumises, ouvrent de grandes voies nouvelles et des possibilités concrètes, pour changer profondément la logique et la nature des rapports entre Europe et rives sud et est de la Méditerranée.Mais pour espérer en un succès une grande impulsion partant du bas est indispensable. Des associations, des mouvements, des sociétés civiles des communautés impliquées, de leurs administrateurs locaux, des jeunes. Aujourd'hui tout cela, comme nous l'a enseigné les révolutions  du printemps arabe et la puissance des réseaux, est possible. L'objectif est de travailler dès maintenant pour revendiquer et obtenir, au deuxième semestre 2014, la convocation d'une conférence diplomatique sur la constitution d'une nouvelle communauté, une conférence qui associe – en dehors de l'union européenne et des pays de la rive sud de la Méditerranée – également les représentants de l'Union africaine et de la Ligue arabe, la Russie et les Balkans.Les politiques européennes vers la Méditerranée, longtemps absentes et auxiliaires des politiques de l'axe atlantique (USA – GB), doivent miser sur une « Europe européenne » a écrit Zolo (ivi) et abandonner toute intention d'intégration et d'assimilation mais s'ouvrir à un processus de fécondation réciproque entre communautés et états et à la coordination de ses propres politiques qui permet de faire face aux besoins provoqués par les guerres et la pauvreté des politiques insensées de la globalisation.L’Europe doit arrêter de se croire le flanc sud-est de l'alliance atlantique et ne doit pas entraver au nom de la concurrence mais faciliter, au nom de l'interdépendance, la naissance d'une coopération entre les peuples européens, méditerranéens et africains, avec les sociétés asiatiques vers lesquelles se déplace le barycentre de l'économie – monde dans le nouveau siècle et à favoriser les revendications des droits et leur constitutionnalisation dans tous les pays de la zone.Mimmo Rizzuti ( porte parole Sem –Sinistra Euromediterranea)
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Tunisi - In attesa del FSM, l'incontro del Forum Mondiale dei Media Alternativi

Tunisi - In attesa del FSM, l'incontro del Forum Mondiale dei Media AlternativiE' arrivata in Tunisia la Carovana Libertè e Democracie promossa in coalizione dalle Associazioni Ya Basta Nordest, Marche, Perugia, Emilia Romagna.25 / 3 / 2013 Al campus El Manara si stanno allestendo gazebi e spazi per la prima edizione nel mondo arabo del Forum Sociale Mondiale. Lo svolgimento in Tunisia dell'evento lo trasforma in una occasione per favorire la riflessione e l'incontro con le realtà protagoniste del grande cambiamento innescato dalla “Primavera araba”. C'è attesa per l'incontro. Anche se non sono mancate alcune critiche da parte di realtà di base verso l'organizzazione in generale, a loro avviso poco attenta alle associazioni post14 (nate dopo la rivoluzione) e  monopolizzata dalle grande organizzazioni. In ogni caso c'è una consapevolezza molto forte che nel momento attuale  il Forum può rappresentare un contributo a sostenere la strada lunga e complessa del cambiamento e della costruzione dell'alternativa in Tunisia e non solo. Venerdì con una Conferenza stampa ufficiale sono stati presentate le attività che inizieranno martedì con l'Assemblea delle donne ed una manifestazione nel centro città.Le aspettative del Forum ci vengono raccontate da alcuni attivisti presenti al Seminario svoltosi nei giorni scorsi all'interno del Progetto"Shaping The Mena Coalition on freedon of expression" in cui l'Associazione Ya Basta è patner di Un Ponte Per .. Intervista con SaberVerso il Forum sociale di Tunisi - Intervista con Trifi Bassem  La Tunisia sta vivendo una situazione di forte tensione, resa drammaticamente evidente dall'omicidio di Chokri Belaid: da un lato un potere, quello di Ennadha e dei partiti al governo con i loro legami più o meno espliciti con l'integralismo radicale, come quello dei salafiti, dall'altro la complessa realtà dei movimenti, delle realtà associative, delle donne e uomini che non intendono fermarsi nel cammino per costruire un futuro diverso. Sullo sfondo la pesante crisi economica e la realtà di miseria e mancanza di diritti soprattutto nel sud del paese.  Prima dell'inizio del FSM, domenica e lunedì al campus universitario si svolge il Forum Mondiale dei Media Alternativi. Un incontro dedicato all'informazione libera ed indipendente, alla realtà delle radio comunitarie ed associative ma anche ai nuovi scenari della comunicazione in rete. al centro del primo seminario la comunicazione come bene comune contro i tentativi di privatizzare lo “spettro” delle espressioni informative ma anche il diritto all'accesso come diritto fondamentale e come tale non contrattabile.,In uno scenario globale composto dai paesi del nord, i paesi emergenti ( i Brics), in molti casi in prima fila nel riprodurre meccanismi di sfruttamento e i paesi del sud del mondo, quali possono essere le tracce comuni per lavorare al rafforzamento della comunicazione libera?Come garantire contro censure e forme di repressione la libertà d'espressione ed il ruolo fondamentale che i nuovi strumenti, come i social network hanno nelle mobilitazioni sociali?Come costruire forza e potenza comune a partire dalle espressioni locali ma al tempo stesso senza disperdersi in mille piccoli progetti?Sono le domande con cui si è aperto l'incontro. Domande e temi che ci riguardano da vicino nell'azione di costruzione dello spazio politico dell'Euromediterraneo e di cui abbiamo parlato con Francesco Diasio - Aminsnet e della rete Amarc.  Le interviste che abbiamo realizzato durante il primo giorno del Forum dei Media Alternativi come quella a Nafisa Lahrash di Femmes en Comunication - Algeria, Salah Fourti promotore del Sindacato Tunisino Radio Libere – Radio6, Mohamed Leghtas FMAS - Marocco, Jamal Eddine Naji esperto in comunicazione - Marocco, Steve Buckley –Comunity Media Solution, il blogger tunisino Bessem Krifa, Diana Senghor – Panos,  A.Rebah - Redattore Radio FSM e presidente diK.Fm, ci danno l'immagine di alcune delle realtà presenti all'incontro.Voci ed esperienze, dai social media alle radio, che lottano nel multiforme spazio della comunicazione per la libertà e l'indipendenza.Servizio ed interviste realizzate da Globalproject in collaborazione con DinamoPressPer contatti in Tunisia:Globalproject 0021692201225 begin_of_the_skype_highlighting 0021692201225 GRATIS end_of_the_skype_highlightingCarovana Libertè e democracie 0021699998375begin_of_the_skype_highlighting 0021699998375 GRATISend_of_the_skype_highlighting Articoli correlatiGli appuntamenti nelle città italiane verso la carovana "Liberté et Démocratie"Dall'Italia alla Tunisia - Carovana Liberté et Démocratiecarovanatunisia2013 primavera araba africa tunisia euromediterraneoapprofondimentihttp://www.globalproject.info/it/mondi/tunisi-in-attesa-del-fsm-lincontro-del-forum-alternativa-dei-media-alternativi/13871
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