News dal Forum Italotunisino

News dal Forum Italotunisino (332)

Giusto Lui : Rodotà Il Manifesto 18 / 04 /2013

http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/in-edicola/manip2n1/20130418/manip2pg/01/manip2pz/IMMAGINE/Sarebbe il Presidente dei DirittiPer una nuova idea di cittadinanza e un nuovo patrimonio di diritti che accompagnino la persona in ogni luogo  del Mondo.  “Poteri privati forti e prepotenti sfuggono agli storici controlli degli Stati e ridisegnano il mondo e le vite.Ma sempre più donne e uomini li combattono, denunciano le diseguaglianze, si organizzano su Internet, sfidano regimi politici autoritari.La loro azione è una planetaria, quotidiana dichiarazione di diritti, che si oppone alla pretesa di far regolare tutto solo dal mercato, mette al centro la dignità delle persone, fa emergere i beni comuni e guarda a un futuro dove la tecnoscienza sta costruendo una diversa immagine dell’uomo.Vers la démocratie par la voie des droits: pour une nouvelle idée de citoyenneté et un nouveau patrimoine de droits qui accompagnent toute personne humaine dans tous les lieux de la planète Des pouvoirs forts et arrogants échappent aux contrôles historiques des Etats et dessinent à nouveau le monde et les vies.Mais il y a de plus en plus des femmes et des hommes qui se battent contre ces pouvoirs, en dénonçant les inégalités, s’organisent via Internet, défient les régimes politiques autoritaires.Leur action est une déclaration quotidienne et planétaire de droits, qui s’oppose à la prétention de régler tout par le marché, qui place au centre la dignité des personnes, fait émerger les biens communs et vise un avenir où la techno-science est en train de construire une image différente de l’Homme.Une nouvelle idée de citoyenneté est née, d’un patrimoine de droits qui accompagne toute personne humaine dans tous les lieux de la planète.(Stefano Rodotà, “Il diritto di avere diritti”, Laterza Editore     
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Tunisie : dernière audience du Manoubistan-round, Inch’Allah !

Tunisie : dernière audience du Manoubistan-round, Inch’Allah ! 15 avril 2013 Par salah horchani Le Doyen KAZDAGHLI, avec l’un de ses avocats, devant le Tribunal de Première Instance de la Manouba (Source : Reuters)   1. Appel à Rassemblement  L’Association Tunisienne de Défense des Valeurs Universitaires (ATDVU) appelle les Associations de la Société civile, les universitaires et les  citoyens épris de liberté à un nouveau Rassemblement devant le Tribunal de Première Instance de la Manouba (Banlieue de Tunis), et ce, le jeudi 18 avril 2013 à partir de 9 heures du matin pour exprimer leur solidarité avec le doyen KAZDAGHLI, leur rejet de la violence et  leur refus des tentatives d’instrumentalisation de la justice. L’objectif non-dit n’est-il pas de pousser  les soutiens du Doyen KAZDAGHLI à la démobilisation en multipliant les audiences ?   Ne faisons pas leur jeu et soyons encore plus nombreux pour ce bouquet (espéré) final !   2. Texte du Communiqué de l'ATDVU Le Doyen Habib KAZDAGHLI doit comparaître devant le Tribunal de première instance de la Manouba, pour la 7ème fois٭, le jeudi 18 avril 2013 à 9h. Ce procès, dont les multiples rebondissements visent à décourager les meilleures volontés, ne doit pas avoir raison de notre résistance. La situation est grave, l'islamisme s'inscrit dans notre paysage quotidien, il occupe de plus en plus d'espace, il s'implante, par la dissuasion ou par la force, dans nos universités, nos lycées et nos collèges, et même dans nos jardins d'enfants. La politique de mise au pas des institutions de l'Etat a ciblé en premier lieu la Faculté de la Manouba et cela n'est pas un hasard : cette Faculté des Lettres, des Arts et des Humanités ne pouvant qu'être la cible des attaques des extrémistes religieux qui vouent à la pensée, au savoir et à l'art une aversion déclarée. En soutenant Habib KAZDAGHLI, nous soutenons notre collègue, les libertés fondamentales, les valeurs universitaires mais aussi nos institutions.Soyons solidaires et unis pour faire face à la machine infernale qui avance rapidement mais aveuglément, soyons au rendez-vous du jeudi 18 avril.Pour l'ATDVU  Rabâa Ben Achour-Abdelkéfi  ………………………………. ٭ Le lecteur qui souhaite avoir un historique exhaustif des événements ayant conduit à ce Procès de la Honte, événements présentés par ordre chronologique, est invité à consulter mon article (et ses 191 Commentaires, à ce jour) intitulé : " La nouvelle tendance du Ministère tunisien de l’Enseignement Supérieur ! ", se trouvant sur le Lien suivant : http://www.agoravox.fr/actualites/international/article/la-nouvelle-tendance-du-ministere-107454
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Forum Sociale Mondiale -2013, 26 - 30 marzo - Tunisi Assemblea di convergenza sulla Palestina

Forum Sociale Mondiale -2013,  26 - 30 marzo - Tunisi Assemblea di convergenza sulla Palestina  29 marzo 2013  Questa Assemblea di convergenza sulla Palestina si tiene a Tunisi, nel Forum sociale mondiale, in una tempo di forte lotta popolare in Palestina contro l'apartheid, la colonizzazione e l'occupazione di Israele e per una piena applicazione dei diritti inalienabili del popolo palestinese. Abbiamo osservato con soddisfazione la centralità attribuita alla Palestina in questo Forum sociale mondiale a Tunisi.   La assemblea di convergenza sulla Palestina intende riaffermare il sostegno alla resistenza popolare palestinese e il nostro pieno impegno sui seguenti obiettivi comuni:  -­- Il diritto all'autodeterminazione per il popolo palestinese contro l'occupazione coloniale e gli insediamenti;– la riaffermazione dell'importanza del voto della Assemblea generale delle Nazioni Uniteper il riconoscimento dello Stato di Palestina;-­- Fine dell'apatheid e abbattimento del muro -­- Libertà per i prigionieri politici  -­- Fine del blocco di Gaza e Palestina  libera -­- Il diritto al ritorno secondo la Risoluzione 194 delle Nazioni Unite-­- Fine della colonizzazione di Gerusalemme e delle chiusure  Denunciamo ogni complicità con lo Stato di Israele (degli Stati, Istituzioni, imprese) che consentono l'impunità di Israele.  A questo proposito denunciamo la politica degli Stati Uniti e il loro uso scorretto del veto nel Consiglio di Sicuezza dell'ONU.  Per realizzare questi obiettivi sosteniamo le seguenti azioni e campagne per:   -­- rafforzare ed espandere a livello mondiale il movimento BDS (Una particolare mobilitazione deve prendere avvio contro la G4S, la più grande azienda per la sicurezza, a livello internazionale, coinvolta nell'occupazione israeliana, nelle prigioni e nei check points.)  -­- Sospensione dell'accordo di associazione UE-Israele (in base all'art. 2). (Esiste un precedente nel caso dello Sri Lanka). -­- Mettere fine al commercio d'armi con  Israele -­- Liberazione di tutti i prigionieri politici -­- La fine dell'assedio disumano di Gaza, con azioni quali la Freedom Flotilla e Gaza Arch– portare il caso Palestina contro i crimini israeliani, di fronte alla Corte Penale Internazionale-­- chiedere la ricostituzione del Comitato speciale delle Nazioni Unite contro l'apartheid, e lo scioglimento del Quartetto.  -­-sostegno ai rifugiati palestinesi in Siria e nei paesi vicini, che rischiano l'espulsione -­- campagne sindacali a sostegno dei diritti palestinesi, sociali e del lavoro-­- Missioni civili in Palestina -­- diffondere le conclusioni del Tribunale Russell sulla Palestina che denunciano i crimini di Israele, richiedendo l'applicazione del diritto internazionale.  Lavoreremo per la costruzione di un forte movimento internazionale di solidarietà con la Palestina. Continueremo ad utilizzare il processo del forum sociale per rafforzare il movimento di solidarietà con la Palestina.  www.fsm2013.org 
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Rivoluzione Mediterranea. un incontro promosso da Rifondazione Comunista

   _______________________________________________ Coordita mailing list Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. http://forumsociale.info/mailman/listinfo/coordita_forumsociale.info
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Libertà per i prigionieri politici palestinesi.

LIBERARE TUTTI E SUBITO!!! Libertà per i prigionieri politici palestinesi.Libertà per tutti  i rivoluzionari anticapitalisti e antimperialistiIl 17 aprile è la giornata internazionale del prigioniero politico palestinese, sono 4812 i detenuti nelle carceri israeliane tra loro ci sono oltre 219 minorenni, dal 1967 in oltre 750.000 sono passati per le prigioni israeliane, una cifra equivalente al 20% del popolo  della Palestina occupata.  Crediamo sia giusto ed importante rispondere all’appello lanciato dalle organizzazioni palestinesi  organizzando manifestazioni e presidi in tutta Italia , dando forza e sostegno alla lotta che da oltre due anni portano avanti i prigionieri palestinesi contro  un impianto di detenzione brutale, per  il rispetto dei diritti umani e la fine del sistema di detenzione amministrativa e della tortura. Il 23 febbraio scorso, un giovane palestinese Arafat Jaradat  è morto nel carcere di Megiddo in seguito alle sevizie inflittegli dall’esercito israeliano. Il diritto di resistenza, questo è ciò che il sionismo e l'imperialismo vogliono seppellire nelle carceri, israeliane  di Megiddo, Nafha, Ofer, colpendo uomini e donne del popolo, militanti insieme a figure storiche e dirigenti politici come Ahmed Saa’dat Segretario Generale del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina o Marwan Barghouti  Segretario Generale di Al Fatah in Cisgiordania.  A questi prigionieri si aggiungono  i detenuti di diverse nazionalità  arabe fatti prigionieri, nel corso dei conflitti scatenati da Israele poi  scomparsi  nelle prigioni militari di massima sicurezza.   La lotta del popolo palestinese non è diversa e non può essere separata dalla lotta di quanti  in tutto il mondo si battono per il progresso, l’indipendenza e l’autodeterminazione del proprio popolo; è lo stesso sistema di interessi economici e politici imperialisti che, in forme diverse da paese a paese, impone il suo  brutale dominio a danno dei popoli.All’interno dell’Europa e dell’ intera area mediterranea la repressione colpisce duramente i movimenti sociali e politici, che si oppongono alle poltiche antipopolari e reazionarie della Troika, mentre  ancora più duramente vengono attaccate le organizzazioni della sinistra di classe che guidano i processi di autodeterminazione e di indipendenza. L’UE non accetta di essere messa in discussione e per questa ragione offre il pieno sostegno al governo spagnolo nella repressione della sinistra patriottica basca, e sostiene la Turchia nella repressione del movimento di liberazione curdo che vede il suo leader da oltre 15 anni sepolto vivo nel carcere di Imrali, grazie alla complicità del governo D’Alema.La lotta antimperialista in America Latina sta vivendo il suo  momento più alto, ma l’imperialismo non accetta di veder crescere il processo rivoluzionario e socialista messo in campo dai paesi dell’ALBA, a cui si affianca l’azione dei governi progressisti e antimperialisti. E’ un continente che sta costruendo la sua indipendenza su basi avanzate  di democrazia reale partecipativa economica e politica ma contro il quale le oligarchie reazionarie attuano ogni forma di guerra economica, sociale e  militare , uccidendo e imprigionando i dirigenti politici e sindacali (è ad esempio il caso, del Perù, del Cile o della martoriata Colombia).L’imperialismo non accetta chi si ribella al suo dominio, chi resiste e costruisce processi socialisti consolidati, e per questa ragione si accanisce contro il percorso di indipendenza della rivoluzione socialista cubana. Non solo l’infame blocco economico-finanziario da oltre 50 anni,  ma l’attività anticomunista a guida imperialista ha colpito Cuba con continui attacchi terroristici,che hanno provocato migliaia di morti ; è in tale violento contesto controrivoluzionario a guida USA-CIA  che va collocata e  interpretata politicamente l’ingiusta e assurda detenzione da 14 anni di 5 agenti antiterroristi cubani  che sono ostaggi di Washington,con l’unica  accusa di aver scoperto e denunciato e ostacolato la violenta attività eversiva   di formazioni terroristiche anticubane  molto attive , promosse e sostenute dai diversi governi statunitensi, repubblicani e democratici.Invitiamo a partecipare e a costruire iniziative unitarie per il 17 Aprile rafforzando la giornata del  prigioniero politico palestinese e rivendicando la libertà per tutti i combattenti anticapitalisti e antimperialisti detenuti .L ’accusa contro questi uomini e donne, contro questi compagni rivoluzionari,   è di resistere combattendo contro la violenza dell’occupazione imperialista e  contro l’ingiustizia sociale. LIBERARE TUTTI E SUBITO!!!Mercoledì 17 Aprile ore 17 Sit in davanti al ColosseoorganizzanoForum Palestina, Rete dei comunisti, Collettivo Militant ,Capitolo italiano della Rete delle Reti in Difesa dell’Umanità www.forumpalestina.org       www.retedeicomunisti.org   www.militantblog.org  www.nuestra-america.it  per adesioni inviare una email a : Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
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Progetto NOSTOI – HISTOIRES DE RETOURS ET D’EXODES

Bando per la candidatura ai Cantieri di residenza artisticaProgetto NOSTOI – HISTOIRES DE RETOURS ET D’EXODESPREMESSAIl progetto « NOSTOI – Histoires de retours et d’exodes » è realizzato da Cooperativa Archeologia(Italia), dai suoi partner della riva nord e della riva sud del Mediterraneo : Théâtre National deTunis (Tunisia), Centre National de la Recherche Scientifique de Marseille (Francia), FondazioneFabbrica Europa di Firenze (Italia), e dagli associati : Soprintendenza per il PatrimonioArcheologico della Toscana, Firenze ; Dipartimento di Scienze dell’Antichità « Giorgio Pasquali »Università di Firenze ; Laboratorio Nove – Centro di formazione e produzione teatrale, Firenze ;Theseum Ensemble, Atene ; Hellenic Centre of the International Théâtre Institute, Atene.« NOSTOI » è un progetto finanziato dall’IEVP nel quadro del Programma di cooperazionetransfrontaliera « Bassin Maritime Méditerranée » dell’Unione Europea.L’idea alla base del progetto NOSTOI è la realizzazione di un percorso di scambio, ricerca eformazione che coinvolge giovani artisti europei o tunisini o di uno dei paesi aderenti al programmaIEVP CTMED. Questo percorso è volto a favorire la conoscenza reciproca attraverso un’attività dilaboratori che rimanda ai temi del patrimonio culturale dei miti e delle storie del Mediterraneo e lirielabora da un punto di vista contemporaneo in un confronto con l’attualità dei viaggi e degli esodi.Questi processi di laboratorio hanno come primo obiettivo quello di focalizzare l’attenzione, nonsoltanto sui linguaggi creativi ma anche sulla possibilità di far rivivere i documenti e i luoghi delpatrimonio storico archeologico attraverso delle azioni performative. Il lavoro artistico sulleimmagini, le parole, i suoni e i gesti avrà come centro il rapporto tra l’azione scenica e gli spazi deisiti archeologici con le visioni che essi stessi suscitano.Il progetto NOSTOI prevede la realizzazione nel 2013 di due cantieri di residenza in Italia (Firenze)e in Tunisia (Tunisi) con lo scopo di promuovere il dialogo culturale, lo scambio e la mobilità digiovani artisti emergenti del Bacino del Mediterraneo. Ogni cantiere vedrà la partecipazione di 30giovani artisti. Al termine di ciascuno di essi 15 partecipanti saranno selezionati per passare allaseconda fase del progetto che prevede per il 2014 due cantieri di creazione nei siti archeologici diPopulonia e Cosa Ansedonia in Italia e di Oudhna in Tunisia.REQUISITI PER LA PARTECIPAZIONE AL BANDO DI SELEZIONEPer il Cantiere in Italia :a) Essere un/a giovane artista di età compresa tra 18 e 35 anni, con esperienze in almenouna delle seguenti discipline: teatro, danza, musica, performance, arti visive/audiovisiveb) Essere cittadino europeo o di nazionalità tunisina o di uno dei paesi aderenti alprogramma IEVP CTMEDc) Essere domiciliato/a in ItaliaPer il Cantiere in Tunisia :a) Essere un/a giovane artista di età compresa tra 18 e 35 anni, con esperienze in almenouna delle seguenti discipline: teatro, danza, musica, performance, arti visive/audiovisiveb) Essere di nazionalità tunisina o cittadino europeo o di uno dei paesi aderenti alprogramma IEVP CTMEDc) Avere il proprio domicilio in TunisiaMODALITÀ DI PRESENTAZIONE DELLE CANDIDATUREI candidati che intendono partecipare a questa selezione devono inviare un dossier contenente laseguente documentazione :a) Domanda de partecipazione sul formulario specifico da scaricare direttamente dal sitowww.nostoi.eu e da riempireb) Lettera motivazionale e Curriculum con una foto più una copia di un documento diidentitàTERMINI DI PRESENTAZIONE DELLE CANDIDATUREI dossier dovranno essere inviati per posta elettronica all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. tassativamenteentro le ore 24 del 19 aprile 2013. L’oggetto dell’email dovrà contenere la seguente dicitura :Bando per la candidatura progetto NOSTOI – Histoires de retours et d’exodes conl’indicazione « Cantiere in Italia » o « Cantiere in Tunisia »MODALITÀ DI SELEZIONEUn’apposita commissione si occuperà di valutare le candidature presentate e di procedere allaselezione, in due fasi:a) una prima fase di preselezione sulla base della documentazione ricevutab) una seconda fase attraverso un colloquio della durata di 15 minuticirca con lacommissione.I candidati preselezionati saranno informati alla fine del mese di aprile 2013 del luogo, della data edell’ora del colloquio.L’elenco finale dei candidati ammessi a participare al progetto sarà pubblicata entro la fine delmese di maggio 2013 nel sito del progetto www.nostoi.eu.Informazioni ulteriori o precisazioni potranno essere richieste all’indirizzo email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. I candidati ammessi al colloquio dovranno presentarsi muniti di un valido documento d’identità.CRITERI DI VALUTAZIONELa Commissione procederà alla valutazione dei candidati attribuendo un punteggio massimocomplessivo pari a 100 punti per ogni candidato, secondo la seguente ripartizione:1. Curriculum descrittivo delle esperienze artistiche compiute(ev. accompagnato da cd, vidéos..) max 30 punti2. Lettera motivazionale max 20 punti3. Colloquio con la Commissione max 50 puntiA parità di merito sarà preferito il candidato che consente il maggior rispetto della proporzioneuomini/donne.OGGETTO DEI DUE CANTIERI DI RESIDENZAI due cantieri di residenza sono previsti per il mese di giugno 2012, uno a Firenze e uno a Tunisi.Il periodo previsto per ogni cantieri è di tre settimane consecutive, per 6 giorni a settimana, per 6ore giornaliere.I cantieri saranno coordinati da un direttore artistico con la collaborazione di altri artisti ed espertiriconosciuto a livello internazionale con una vocazione interdisciplinare contemporaneasperimentata.Alla fine di ogni cantiere i risultati del lavoro svolto saranno presentati sotto forma di azionisceniche aperte al pubblico.I contenuti artistici dei cantieri saranno :• Riflessioni sul lavoro artistico interdisciplinare e interculturale; conoscenza eapprofondimento del concept del progetto; orientamento e riscontro delle attitudiniindividuali; esercitazioni sui differenti approcci artistici nei linguaggi performativicontemporanei; lavoro su espressività e creatività attraverso un training specifico eindirizzato alla dimensione della scena, dell’azione, della gestualità e del movimentocorporeo; linee e modalità di costruzione drammaturgica: racconto e narrazione, gesto ememoria.• I temi culturali da trattare saranno individuati all’inizio del cantiere sulla scia di alcuneindicazioni mirate a focalizzare il lavoro sul legame interculturale tra le sponde delMediterraneo: gli esodi e i ritorni, i viaggi, il Mare Nostrum con i molteplici archetipi culturaliche lo attraversano, primo fra tutti “il mito” di Odisseo.I temi verranno sviluppati e integrati durante tutta l’attività del Cantiere di residenza.Tali contenuti saranno affrontati tramite esercizi pratici, discussione e dialogo sul percorsodrammaturgico, letture, interazione e mediazione tra le diverse discipline, improvvisazioni.Il risultato atteso in ogni cantiere è essenzialmente la creazione, attraverso le azioni scenichepresentate, di modelli narrativi che siano un tramite comunicativo tra i siti archeologici del passatoe i loro fruitori del presente.DISPOSIZIONI PER LA PARTECIPAZIONELa frequenza è obbligatoria. E’ previsto il rilascio di attestato di frequenza finale.La partecipazione è gratuita. Per il Cantiere di residenza non sono previsti rimborsi spese.I giovani artisti che, alla fine del cantiere di residenza, saranno selezionati per l’ammissione allafase successiva del 2014 (cantieri di creazione in Italia e Tunisia) beneficeranno della coperturadelle spese di viaggio e vitto e alloggio.Per informazioni e contatti :in Italia : Fabbrica Europa 0039 055 2638365in Tunisia : Théâtre National de Tunis 00216 71 576 100email : Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.://www.facebook.com/notes/nada-latiri/la-festa-dei-martiri/525806664129853#!/nada.latiri?fref=ts
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Oggi la Tunisia celebra il “giorno dei martiri”

Oggi  la Tunisia celebra il “giorno dei martiri”  il giorno  che rievoca le proteste anti-coloniali del 9 aprile 1938 Centinaia di migliaia di tunisini scesero in piazza alla richiesta di  "un parlamento tunisino " . Una  sommossa popolare alla quale partecipavano per la prima volta  donne tunisine  mentre dozzine erano gli sparati dall'occupazione francese.   Il 9 aprile 1938 era l’inizio della lotta di liberazione della Tunisia . Oggi  la lotta CONTINUA. 4.2.51Mi piace · · Condividihttp://www.facebook.com/notes/nada-latiri/la-festa-dei-martiri/525806664129853
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DEBITO Un paese commissariato di Tonino Perna

DEBITOUn paese commissariatoTONINO PERNA08.04.2013• LEGGI I COMMENTI • SCRIVI UN COMMENTOVivo da tempo in una città capoluogo il cui consiglio comunale è stato sciolto per infiltrazioni mafiose ed è arrivata una terna di commissari. Vivo in una regione, la Calabria, che ha avuto negli ultimi cinque anni quasi cento comuni commissariati, per dieci anni ha avuto un commissario per la gestione dei rifiuti, senza contare i commissari di Asl e altri enti regionali. Viviamo in un paese, l'Italia, che ha avuto nel 2012 ben 225 comuni commissariati, con un record in Campania (39), essenzialmente per infiltrazioni mafiose e/o dissesto finanziario. La gran parte di questi commissariamenti non ha risolto nulla, non ha prodotto i cambiamenti che le popolazioni locali aspettano da troppo tempo, non ha evitato che 'ndrangheta, malaffare, tangenti, ecc. continuassero a operare. Soprattutto, i commissari non hanno dato risposte ai bisogni più urgenti della gente, hanno agito sostanzialmente come notai che devono redigere gli atti di un fallimento. D'altra parte, il compito dei commissari è esattamente quello della «ordinaria amministrazione»». Ma, ci domandiamo, che senso ha parlare di «ordinaria amministrazione» di fronte a situazioni eccezionali? Il degrado ambientale insostenibile, la montagna di rifiuti che sta seppellendo questa terra, la disoccupazione di massa che ha raggiunto livelli mai visti, la disintegrazione delle strutture sanitarie, può essere affrontato solo con una corretta gestione dei conti pubblici ?Come sappiamo, da un anno e mezzo viviamo in un paese che è stato commissariato dalla troika - Bce, Commissione europea, Fmi - con l'avallo del presidente della Repubblica e il consenso di Pdl, Pd e Udc. Vivere in un paese commissariato è come vivere in libertà vigilata, agli arresti domiciliari, dove i tuoi movimenti sono estremamente limitati e la vita ti appare ogni giorno di più triste e senza futuro. Soprattutto, diventa penosa quando chiedi di uscire da questa condizione al tribunale della libertà e ti viene respinta, quando ogni passo che fai «fuori domicilio» deve essere autorizzato e controllato. Una vita così è insostenibile nel medio periodo. È questa la condizione in cui si trovano gli italiani da quando il prof. Monti è passato da commissario europeo a commissario straordinario per la gestione del dissesto finanziario dell'Italia, nominato - come fanno i prefetti per gli enti locali in default - per riportare i conti in ordine. Sappiamo come è andata: malgrado i tagli pesanti al welfare, la tragedia degli esodati, l'azzeramento di fondamentali diritti dei lavoratori, il blocco dei pagamenti della pubblica amministrazione alle imprese (oltre 100 miliardi), il debito pubblico ha continuato a crescere, sia in assoluto, di quasi cento miliardi, sia rispetto al Pil: passando dal 119, del novembre 2011, al 129 per cento dell'inizio di questo mese.Al di là di ogni immaginazione, il governo Monti che ha perso nettamente le elezioni e la fiducia della stragrande maggioranza degli italiani, continua a restare al suo posto, anche grazie al Grillo parlante e ai dieci saggi silenti. Ma, attenzione: per uscire dal commissariamento non basta avere un nuovo governo. Bisogna avere un governo che sia capace di portare il nostro paese fuori dalla stretta della troika. Un governo che sappia fare politica ad alto livello, tessendo alleanze con gli altri paesi della Ue strozzati dal fiscal compact, negoziando a Bruxelles una ristrutturazione chiara e netta del debito pubblico. Questo debito è impagabile per l'Italia, la Grecia, la Spagna, Cipro, il Portogallo, la Francia e altri paesi dell'Eurozona. Il mito della ripresa, della crescita che sta arrivando, è diventato una barzelletta: ogni sei mesi mister Draghi ci spiega che è rimandata ai prossimi sei mesi o anno. È così che andiamo avanti da cinque anni. Questa situazione non è più sostenibile. Né basta pensare, come sostengono gli economisti neokeynesiani, che bisogna far ripartire la spesa pubblica per far risalire il Pil e ridurre, per questa via, il rapporto col debito. Ci vorrebbero decenni e una diversa divisione internazionale del lavoro. Sul piano economico e finanziario, il nostro ruolo, come italiani ed europei, si è drasticamente ed irreversibilmente ridotto su scala mondiale. Le ricette del passato non funzionano più. C'è una sola cosa che dobbiamo prendere dalla storia e dal pensiero economico: la ciclicità del debito pubblico e privato. Come diceva Adam Smith: «Una volta che i debiti sono stati accumulati fino a un certo livello, credo che non ci sia un solo esempio in cui essi siano stati regolarmente e completamente pagati»». P. s. In fondo, anche la storia di questo quotidiano ha qualcosa da insegnarci sulla questione del debito. Solo azzerandolo è stato possibile ripartire.http://www.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/9255/
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Questione Palestinese:Intorno un deserto - Alfredo Tradardi

Se non leggi correttamente questo messaggio, clicca quiIntorno un deserto Sono passati 66 anni dalla risoluzione di partizione della Palestina! Sono passati 65 anni dall'inizio della pulizia etnica della Palestina! Sono passati 65 anni dalla costituzione dello Stato di Israele! Sono passati 49 anni dalla costituzione dell'OLP (l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina) Sono passati 46 anni dalla occupazione della Cisgiordania e della Striscia di Gaza! Sono passati 40 anni dalla guerra del Kippur! Sono passati 31 anni dal massacro di Sabra e Chatila! Intorno un deserto Sono passati 22 anni dagli incontri di Madrid! Sono passati 20 anni dalla firma degli accordi di Oslo! Sono passati 15 anni dalla firma del patto di Wye Plantation! Sono passati 11 anni dalla Operazione Defensive Shield! Sono passati 11 anni dall'inizio della costruzione del Muro! Intorno un deserto Sono passati 26 anni dall'inizio della prima Intifada! Sono passati 13 anni dall'inizio della seconda Intifada! Intorno un deserto Sono anni che si parla di una soluzione due popoli – due stati! Sono anni che il cinismo dell'Occidente avvelena la questione palestinese! Sono anni che l'ipocrisia dell'Occidente sostiene un regime coloniale di insediamento! Sono anni che le menzogne dell'Occidente sostengono ogni barbarie di uno Stato razzista! Sono anni che si continua nella farsa del processo di pace! Sono anni di una sistematica complicità amorale con il sionismo, un movimento coloniale di insediamento che continua a perseguire l'obiettivo della pulizia etnica della Palestina! Intorno un deserto: Un deserto morale, culturale e politico! Ciniche, ipocrite e assordanti le voci del deserto! Etiche ed eretiche le esili voci dal deserto, le voci della non-menzogna e della non collaborazione, le voci che cercano di dare voce alla resistenza palestinese! Intorno un deserto Alfredo Tradardi ISM-Italia, Torino, 4 aprile 2013 p.s. Il 18 marzo 2013 si è insediato in Israele quello che è stato definito il governo dei coloni. Ha ricevuto l'immediata benedizione del Presidente degli Stati Uniti che ha detto di ammirare i “valori fondanti” di Israele. Ne ha parlato su Haaretz del 17 marzo 2013 Gideon Levy. “When Obama speaks (and says nothing)” “Quando Obama dice di ammirare i “valori fondanti” di Israele, di quali valori sta parlando? La disumanizzazione dei palestinesi? L'atteggiamento verso i migranti africani? L'arroganza, il razzismo e il nazionalismo? È tutto questo che ammira? Gli autobus separati per i palestinesi non gli ricordano nulla? L'esistenza di due comunità che vivono su una stessa terra, una con pieni diritti e l'altra priva di ogni diritto, ("ring a bell"), non suona un campanello, come dicono in America? Ammirare i “valori fondanti" sapendo che stiamo parlando di uno dei paesi più razzisti al mondo, con un muro di separazione e politiche di apartheid, significa tradire i valori fondanti del movimento statunitense per i diritti civili che hanno reso possibile il miracolo Obama. È un male che non abbia la fantasia di indossare dei baffi finti e di andare in giro per conversare con gli israeliani; potrebbe ascoltare come parlano dei neri come lui. È un male che non possa sedere in un caffè e "oziare un pò", come gli piace. Potrebbe ascoltare quali “valori fondanti” muovono realmente gli israeliani.” Mentre su di noi, sulla sinistra (?) italiana ed europea, ha scritto Yitzhak Laor*, La Fiera del libro di Torino e la buona vecchia Europa, Il Manifesto, 11 maggio 2008 Cara amica, il nostro problema qui, in quanto israeliani contro l'occupazione, è un problema concreto con i nostri vicini concreti, quelli che tornano a casa dopo avere prestato servizio ai blocchi stradali e avere trattato esseri umani come animali: diventano fascisti attraverso la pratica - ossia attraverso il servizio militare - e solo poi fascisti ideologicamente. Questo non preoccupa la sinistra filo-israeliana in Italia. Tu sostieni che la sinistra italiana non avrebbe trattato un boicottaggio del Sudafrica nel modo in cui sta trattando qualunque proposta di boicottaggio di Israele. Ma la cosa è più semplice: pensa alla sinistra italiana durante la prima guerra del Libano e paragonala alla sua posizione attuale. Non è l'occupazione a aver cambiato natura. È l'Europa occidentale che è cambiata, che è tornata al suo vecchio modo di guardare i non-europei con odio e disprezzo. Nell'immaginario della sinistra italiana, i palestinesi hanno perso lo «status» simbolico di cui godevano un tempo (la kefia al collo di decine di migliaia di giovani italiani, ad esempio) e sono passati nell'hinterland dell'Europa: dove gli americani possono fare quello che vogliono, e l'avida Europa, come sempre, si schiera dalla parte dei più forti. I palestinesi sono ancora una volta solo degli arabi che sanguinano, e il sangue arabo - proprio come in passato il sangue ebraico - vale poco. Si potrebbe riassumere il cinismo dell'attuale scena italiana citando Giorgio Napolitano, quando ha fatto riferimento a una vecchia discussione che ebbe nel 1982 a Torino con l'allora comunista Giuliano Ferrara. Riflettendo sulla posizione del Pci sul massacro di Sabra e Shatila, Napolitano, che sarebbe poi diventato Presidente, ha detto: «Per quanto riguarda una determinata persona (Giuliano Ferrara), ricordo solo che egli si faceva promotore di una causa (la causa palestinese nel 1982) che nel Partito godeva di una qualche popolarità ma che non ci avvicinava per nulla alla presa del potere». Machiavelli avrebbe dovuto incontrare sia Ferrara che il Presidente italiano per un drink sui fiumi di sangue palestinese. Ma il cambiamento di posizione della sinistra italiana ha molto poco a che vedere con la propaganda israeliana, anche se la Fiera del libro di Torino rientra anch'essa nella propaganda israeliana. Concentriamoci per un momento su questa fiera, a titolo di esempio. Abbiamo a che fare con la Cultura, che è sempre la «coesistenza» di affari (delle case editrici, ad esempio) con il razzismo implicito degli «amanti della Cultura», cultura che è sempre puramente occidentale (cristiana o «secolare»). Gli israeliani in questo contesto sono gli «eredi della buona vecchia Europa», mentre gli arabi, naturalmente, non sono ammessi in questa cultura. In breve, la xenofobia italiana ha anche un volto umano: la Fiera del libro di Torino. Il nostro stato, che da 41 anni sta privando un'intera nazione di qualunque diritto se non quello di emigrare, viene celebrato dalla Cultura. Bene, questa è l'Europa - dopo tutto, la stessa Europa che noi e i nostri genitori abbiamo conosciuto: la Cultura è sempre stata la cultura dei Padroni. Il dibattito sulla Fiera del libro può dimostrare come la sinistra, un tempo la più sensibile d'Europa verso la causa palestinese, sia diventata la più cinica sinistra filo-israeliana. Ha perso il suo orizzonte politico, e in questo vuoto ideologico ciò che si è realmente verificato è il ritorno del Coloniale. È questo il contesto storico in cui va letta l'estinzione della nazione palestinese, celebrata attraverso il 60° anniversario di Israele. L'Europa si sta espandendo fino a includere Israele, come «isola di democrazia», di «diritti umani». Non dobbiamo dimenticare che la sinistra italiana non ha mai attraversato un processo post-coloniale. Ha fatto tutta la strada dalla retorica anticolonialista degli anni '70 all'attuale «ansia» coloniale per «i nostri fratelli ebrei là nella giungla, tra i selvaggi». Mamma li turchi! Cara amica, non possiamo dipendere dagli europei, nonostante pochi coraggiosi. Guarda, i nostri soldati sono tornati a casa e dai loro scarponi il sangue cola in salotto. Imparano presto nella vita a ignorare le lacrime delle madri. Prima di compiere vent'anni sono già crudeli come cacciatori di teschi. Lo ammetto: dovevo scrivere questo pezzo per il Manifesto, ma mi sono rivolto a te, perché non riesco più a rivolgermi agli europei direttamente, chiedendo loro di pensare ai palestinesi rinchiusi come animali nei loro ghetti, al vento e alla pioggia.E gli anni passano. * scrittore e poeta israeliano, (traduzione Marina Impallomeni)http://www.ism-italia.org/ 
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TUNISIA Dietro la vetrina del Forum Annamaria Rivera

TUNISIADietro la vetrina del ForumEDITORIALE - Annamaria Rivera EDITORIALE - Annamaria RiveraCerto, il Forum sociale mondiale di Tunisi è stato un successo, come attestano le cifre: 60.000 partecipanti di 127 nazionalità, 4.500 associazioni da ogni parte del mondo, almeno 1.612 atelier, 1800 giornalisti stranieri accreditati. Sicché il bilancio è in fondo positivo, nonostante le défaillance organizzative e alcune contraddizioni stridenti. Nel Forum si sono riflessi, infatti, molti dei conflitti in corso: dalle bagarre fra sostenitori e oppositori di Bachar el-Assad, nonché fra militanti saharawi e attivisti marocchini, alla presenza dei ritratti di Khomeini, Saddam Hussein, Gheddafi all'interno del campus universitario. Fino al grande corteo finale per la Palestina ove le lugubri bandiere nere salafite sventolavano a pochi metri dagli striscioni arcobaleno della pace. In questa messa in scena della complessità ed eterogeneità del mondo non potevano mancare gli islamisti locali di tutte le tendenze, compresa la jihadista, rappresentati non solo dallo stand dell'Ugte, il sindacato degli studenti legato a Ennahda, ma anche dalla partecipazione della nebulosa salafita: ben rappresentata da giovani barbuti e ragazze in niqab nero, venute al Forum per rivendicare il diritto di frequentare l'università nascoste sotto il costume wahabita. Anche questa presenza aveva qualcosa di surreale: barbe e niqab si aggiravano in uno spazio punteggiato dall'immagine dell'amatissimo Chokri Belaid, il cui omicidio politico è attribuito dalla magistratura a tre killer salafiti. Ma i cui mandanti - sostiene il Fronte popolare - sono (o erano) nelle stanze del ministero dell'Interno guidato da Ali Laraayedh, il dirigente di Ennahda che oggi è capo dell'attuale governo transitorio.Ugualmente prevedibile era che esponenti di governo dell'ormai screditato partito islamista e l'altrettanto screditato Marzouki, presidente della Repubblica, un "laico" al servizio di Ennahda, tentassero di usare il Fsm come tribuna. E, una volta finita la festa, come fiore all'occhiello da esibire per dissimulare l'ostinata occupazione di poltrone solo formalmente transitorie, l'inettitudine a rispettare agenda e scadenze della transizione nonché l'ondata di violenza politica a opera di bande salafite e delle Leghe per la protezione della rivoluzione, famigerate milizie al servizio del potere. Mentre gli esponenti dei poteri transitori tentavano la loro passerella, al centro di Tunisi una piccola folla, in maggioranza femminile, manifestava, rabbiosa e ostinata, dinanzi alla sede del ministero della Donna e della Famiglia per reclamare le dimissioni di Sihem Badi. L'indegna ministra islamista ha minimizzato lo stupro feroce di una piccina di tre anni, compiuto dal custode di un asilo non autorizzato, insinuando che il colpevole andasse cercato fra i membri della famiglia della bambina. E a tal proposito. Mentre i guardiani dei buoni costumi cercavano di accreditarsi al Forum, un'ondata di stupri traversava la Tunisia: un fenomeno senza precedenti o almeno mai emerso prima con tale evidenza. In quegli stessi giorni, il 25 e il 27 marzo, a El Hancha, nel governatorato di Sfax, e a Teboulba, in quello di Monastir, altri due giovani disoccupati si facevano torce umane, incrementando la teoria di autoimmolazioni pubbliche e di protesta che precede di molti anni, inaugura e segue l'insurrezione popolare. Mentre sedevamo, come tanti altri partecipanti al Forum, sulla terrazza del Gran Caffè del Teatro, ci siamo chiesti quanti di loro fossero consapevoli che giusto accanto, davanti al Teatro municipale, due settimane prima un corpo in fiamme aveva gridato l'estrema protesta: esattamente come Bouazizi, Adel Khazri era un giovane disoccupato, costretto, per mantenere la famiglia, a farsi ambulante abusivo e perciò vessato quotidianamente dalla polizia municipale.Se si considera tutto questo e la gravissima situazione economica e sociale che affligge la Tunisia post-rivoluzione, si comprende perché "Mag14", testata online di giovani giornalisti di sinistra, abbia voluto dare a uno dei pezzi sul Forum, firmato da Soufia Ben Achour, un titolo così forte: «FSM 2013: vetrina sfolgorante e cadaveri nell'armadio». Oltre a quelli cui abbiamo accennato, nei giorni della grande kermesse altermondialista altri cadaveri si celavano nell'armadio tunisino. Il 27 marzo il collegio degli avvocati che difendono i cinque rapper condannati in contumacia a due anni di prigione per un videoclip duramente critico verso la polizia presentavano opposizione alla sentenza di primo grado: la condanna, infatti, è stata inflitta non soltanto all'autore del pezzo, il rapper Weld El 15, ma anche ad altri quattro, colpevoli solo d'essere stati ringraziati nei titoli di coda. Nel contempo era in corso il processo contro due graffitisti, rei di aver scritto frasi inneggianti alla rivoluzione. E scompariva misteriosamente Amina Tyler, la più celebre delle Femen tunisine, vittima di una fatwa (lapidazione per blasfemia) per essersi mostrata a seni nudi e rivendicanti la proprietà del suo corpo. Oggi fonti confidenziali sostengono che la studentessa diciannovenne sarebbe stata internata in un manicomio di Tunisi.Tuttavia, al di là dei cadaveri nell'armadio, è innegabile che la kermesse altermondialista ha avuto, fra i tanti meriti, quello di trasfigurare per alcuni giorni il volto di Tunisi. Agli occhi di chi sia solito frequentarla, la capitale sembrava infatti ritornata ai bei tempi dell'effervescenza post-rivoluzionaria. L'avenue Bourguiba era un teatro incessante d'incontri, discussioni, performance musicali improvvisate, veri e propri concerti sul palco. Fra i tanti, quello dedicato a Belaid, organizzato dai suoi compagni del Watad (o Partito dei patrioti democratici unificato) insieme con le altre componenti del Fronte popolare. Il consenso di cui oggi godono il Watad e l'intero Fronte è ben testimoniato, fra l'altro, dalla presenza di una notevole schiera di giovani militanti. Durante il concerto cantavano in coro, in perfetto spagnolo, Hasta Siempre, la canzone di Carlos Puebla in onore del Che: un'ulteriore, piccola testimonianza dello spirito internazionalista e altermondialista che si fa strada fra i giovani rivoluzionari e in genere nella sinistra tunisina.Fra i giovani che all'insurrezione popolare hanno partecipato in prima persona, abbiamo ritrovato un amico di vecchia data, attivista ben noto dell'Unione dei laureati disoccupati di Regueb, nel governatorato di Sidi Bouzid: una delle località, fra le più svantaggiate, da cui è sbocciata l'insurrezione che ha rovesciato il regime. Il nostro amico ci ha raccontato quel che significa per loro e per la comunità locale la presenza delle bande salafite (foraggiate, si dice, con somme provenienti dal Katar e dall'Arabia Saudita): minacce e violenze quotidiane, l'incendio della loro sede, il ferimento grave di uno di loro nel corso di un assalto armato, insomma la fine dell'agibilità politica. Quello di Regueb non è un caso isolato: nelle località e nei quartieri popolari più diseredati spadroneggiano gruppi della nebulosa detta salafita, che riescono a reclutare, spesso in cambio di qualche elargizione di denaro, giovani sottoproletari e piccoli delinquenti senza futuro. Alcuni di loro, oltre a praticare, al pari di Ennahda e di Ansar al-Sharia, attività di beneficenza e assistenza sociale, esercitano azioni di "vigilanza sui costumi" e aggressioni contro gli avversari politici. Si tratta di comportamenti che permettono non solo di sfuggire alla fame, ma anche di sfogare l'aggressività e compensare la frustrazione sociale, sottraendosi così alla tenaglia ben definita da un adagio in voga tra i giovani reietti tunisini: «L'Italia o Ben Arous», ovvero l'emigrazione "clandestina" o l'autoimmolazione. A riferirci questo detto, insieme con altre preziose informazioni, è stato il prof. Messadi, che dirige il Centro di traumatologia per grandi ustionati di Ben Arous, quello in cui sono morti Bouazizi, Khazri e tanti altri.Come abbiamo ribadito molte volte, il problema dei problemi in Tunisia è la situazione economica e sociale: dalla disoccupazione galoppante ad altri effetti della crisi economica mondiale, dal crollo del turismo alla fuga d'investitori e imprenditori stranieri, fino all'impennata del tasso d'inflazione. Inoltre, il Fondo monetario internazionale, con la compiacenza del partito islamista-neoliberista, sta per imporre il suo Piano di aggiustamento strutturale, finanziato con 1,78 miliardi di dollari, che esige l'aumento di tasse e imposte, la revisione dei salari e della protezione sociale, il congelamento per tre anni della Cassa di compensazione (che ha il compito di stabilizzare i prezzi dei prodotti di base).E' vero: occorre contrastare la vulgata che legge ogni questione riguardante i paesi a maggioranza musulmana come scontro fra laici e religiosi e rappresenta la transizione tunisina come un duello mortale fra la prospettiva di un governo democratico e quella di un potere teocratico e dispotico. Nondimeno, se il partito di maggioranza, oltre a essere islamista, è neoliberista, perciò incoraggiato e protetto da grandi agenzie e potenze neocoloniali; se l'estremismo religioso violento attecchisce nelle aree di disperazione sociale e recluta fra i più diseredati, non vi sarà qualche nesso tra la questione economico-sociale e l'islam politico? Le due facce del Forum mondiale di Tunisi: i numeri straordinari della partecipazione e i conflitti drammatici, a sfondo religioso, che accompagnano una gravissima crisi economica, sociale. Con una forte repressione contro le donnehttp://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/in-edicola/manip2n1/20130404/manip2pg/01/manip2pz/338344
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