Siamo un gruppo di amici italiani e tunisini uniti dalla “concittadinanza” mediterranea: una “concittadinanza” fondata sul rifiuto dell’attuale situazione politica ed economica del Mediterraneo...
Creare uno spazio di incontro per i cittadini tunisini residenti in Italia che si sono liberati finalmente dalla repressione e dal controllo del vecchio regime al fine di esercitare la loro cittadinanza...
Tunisia: fondo da 17 mln euro per progetti zone depresse
TUNISI, 1 FEB - Via libera, da parte del Consiglio del mercato finanziario, per la creazione, da parte di Maxula Gestion e Amen Bank, di un fondo comune, dell'ammontare di 35 milioni di dinari (circa 17 milioni di euro), destinato a finanziare progetti nelle zone depresse dell'interno della Tunisia.
Il fondo, le cui relative sottoscrizioni saranno aperte a breve, e' proposto agli investitori tunisini e stranieri, sia soggetti istituzionali che privati. (ANSAmed).
Fonte: Ansa.
Dove va Hamas?
Adesso è ufficiale. La Giordania sta cercando un modo per consentire agli esponenti di Hamas di poter risiedere nel regno hashemita. Lo ha detto, in una intervista a Time Magazine, il primo ministro giordano, confermando i rumours delle ultime settimane. Risiedere come singoli, senza spostare formalmente gli uffici del movimento islamista radicale palestinese ad Amman: questa sarebbe la formula scelta dalla Giordania, per non interrompere la politica seguita nei confronti di Hamas soprattutto a partire dal 1997, dal fallito attentato contro Khaled Meshaal. Allora, ma già sin dalla firma dell’accordo di pace tra Israele e Giordania, re Hussein aveva sempre più limitato la libertà di operare di Hamas. Poi, a Hamas fu imposto di andarsene (chi vuole approfondire, può leggersi, in inglese, il testo di Azzam Tamimi su Hamas, che entra nei dettagli) e il movimento aprì l’ufficio a Damasco.
Tamburi di guerra
Fonte: http://invisiblearabs.com/?p=4130
“Non prendete in giro voi stessi: la guerra con l’#Iran è già cominciata. La sola domanda è quanto sarà brutta, da ora”. Lo abbiamo pensato tutti, quello che Cal Perry, corrispondente di Al Jazeera International da Gerusalemme, ha scritto ieri, facendolo girare su twitter. Un pensierino conchiuso in uno spazio di massimo 120 battute, quante ne concede un messaggino via twitter. Il più importante cambiamento della comunicazione politica e del suo linguaggio di questi ultimi anni.
Lo abbiamo pensato tutti, quando i tamburi di guerra hanno rullato ieri, dopo la notizia dell’assassinio di un altro scienziato nucleare a Teheran, Mostafa Ahmadi Roshan. Una notizia che è arrivata alla fine di giorni particolari, costruiti su un canovaccio già visto tante volte non solo in Medio Oriente, quando nel teatro globale si rappresenta una possibile guerra. Azioni, risposte, reazioni, provocazioni, paure vere e presunte, in un cocktail che – il più delle volte – esplode senza che si attui un tentativo reale per disinnescare il disinnescabile. Da tutte le parti in causa.
PRESIDIO DAVANTI ALLA PREFETTURA DI MILANO (Corso Monforte)
SABATO 14 GENNAIO ORE 10
“Immagini, tu?” chiede il testo di un appello delle famiglie dei migranti tunisini partiti subito dopo la rivoluzione verso l’Europa e che non hanno dato notizia del loro arrivo, “tuo fratello o tuo figlio parte e non dà più notizie di sé dopo la sua partenza. Non è arrivato? Non lo sai (…) potrebbe essere in una cella di isolamento, potrebbe essere stato arrestato come passeur, potrebbe essersi rivoltato nel centro di detenzione, potrebbe…. Potrebbe essere in Italia, ma forse a Malta, forse in Libia”.
Noi siamo un gruppo di donne italiane e tunisine che sabato 14 gennaio, anniversario della rivoluzione tunisina, ha deciso di organizzare un presidio davanti alla Prefettura di Milano (corso Monforte, ore 10) per sostenere l’appello dei familiari tunisini e ribadire che la parola libertà senza libertà di movimento è una parola vuota. In quell’occasione consegneremo al Prefetto di Milano e al Console tunisino una lettera indirizzata ai Ministri degli esteri e degli interni italiani e tunisini in cui si chiede di rispondere alla domanda che i familiari di quei giovani dispersi rivolgono da troppo tempo alle istituzioni del loro paese e alle istituzioni italiane: uno scambio delle impronte digitali conservate nei database dei due paesi. Un incrocio dei dati, su richiesta dei genitori, per ritrasformare le impronte di quei giovani in vite, o, eventualmente, in morti, di cui fare il lutto e da aggiungere all’infinito elenco delle morti di migranti nel Mediterraneo che, volute dalle politiche di controllo delle migrazioni, hanno trasformato quel mare in un cimitero marino. Basterebbe questo semplice gesto, infatti, per rispettare il dolore dei familiari tunisini, dovendo riconoscere, almeno indirettamente e in parte, le vite di quei giovani e il loro desiderio di libertà. A tutte/i, e a tutte/i coloro che hanno sostenuto la campagna “Da una sponda all’altra: vite che contano” in appoggio all’appello dei familiari, chiediamo di partecipare all’iniziativa.
Le 2511, Associazione Pontes
Per informazioni:
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Invito Tunisia - un anno dopo
Cari amici,
abbiamo il piacere di invitarvi domenica 15 gennaio 2012, a partire dalle ore 16.00, presso il Teatro Rosetum di Via Pisanello 1 (Milano MM1 Gambara) a una iniziativa che vuole essere occasione di incontro, conoscenza e riflessione sui dodici mesi trascorsi dalla caduta del regime di Ben Ali che ha avuto importanti ripercussioni anche in altri paesi del mondo arabo.
Grazie al sostegno della Fondazione ARBOR di Lugano, siamo riusciti a mettere insieme un programma ricco e diversificato con la partecipazione di artisti, giornalisti e intellettuali per capire un po' di più cosa è accaduto e sta accadendo in Tunisia.
L'ingresso è libero fino a esaurimento posti. Per motivi organizzativi, vi preghiamo di comunicarci via e-mail la vostra intenzione di partecipare a
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Grazie e a presto.
Mohamed Challouf